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Se non mi pagano posso chiedere i soldi e il risarcimento?

27 ottobre 2017


Se non mi pagano posso chiedere i soldi e il risarcimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 27 ottobre 2017



Ho venduto latte a una cooperativa ma non mi hanno mai pagato. Ora voglio fare causa per ottenere quanto dovutomi e il risarcimento. Per colpa loro, infatti, ho dovuto vendere il gregge. C’è giurisprudenza riguardo al mio caso?

Secondo la Corte di Cassazione [1], costituisce principio generale, applicabile anche alle società cooperative quello per cui il recesso del socio non vale né ad escludere la responsabilità del socio medesimo per gli obblighi sociali validamente assunti dall’ente associativo durante il corso del rapporto, né ad escluderne la soggezione – in relazione alle posizioni sviluppatesi durante il rapporto stesso – al complesso del regolamento societario ad esse posizioni inscindibilmente pertinente, a quell’epoca, in vigore. Qualora l’atto costitutivo di una società cooperativa attribuisca ai soci un diritto di recesso per motivi di forza maggiore, sotto condizione dell’accertamento da parte dell’assemblea, il comportamento omissivo del consiglio di amministrazione che non convochi l’assemblea per approvare la dichiarazione di recesso di uno dei soci è contrario all’obbligo di buona fede ed implica che la condizione debba considerarsi avverata [2]. Il recesso del socio di società cooperativa costituisce negozio unilaterale che lo statuto della società può sottoporre alla condizione di approvazione del consiglio di amministrazione, con la conseguenza che, in caso di rifiuto di provvedere o di diniego assoluto ed immotivato, detta condizione si considera avverata, perché il suo mancato avveramento è dipeso da causa imputabile alla parte che aveva interesse contrario [3]. Il recesso legale del socio non può essere limitato o soppresso, neppure da clausole statutarie, senza violare la norma di legge attributiva del diritto potestativo, mentre, qualora tale facoltà trovi la sua fonte nelle clausole statutarie e, dunque, sorga con l’atto costitutivo come manifestazione della volontà negoziale, è suscettibile di essere disciplinata e conformata attraverso clausole che specifichino le situazioni legittimanti il relativo esercizio, oppure lo limitino o condizionino, prevedendo (come nella specie) la necessità, per la sua efficacia, di una positiva constatazione del consiglio d’amministrazione circa l’effettiva ricorrenza della situazione legittimante il recesso stesso [4]. Nelle società cooperative non può ammettersi il recesso del socio per giusta causa, in quanto tale diritto va riconosciuto, oltre che nei casi (convenzionali) previsti nell’atto costitutivo, in quelli (legali) [5]. I soci di società cooperativa non possono recedere dalla società per giusta causa, come nelle società di persone, ma solo nei casi previsti dalla legge e dall’atto costitutivo [6]. A fronte della diversa tipologia che le cooperative possono assumere, la posizione del socio cooperatore resta distinta da quella del socio di una società di capitali: se quest’ultimo persegue un fine puramente speculativo, il primo vuole di regola un vantaggio diverso dal lucro, anche se anch’egli mira a realizzare un risultato economico ed un proprio vantaggio patrimoniale, attraverso lo svolgimento di attività di impresa; tale risultato non è, almeno prevalentemente, la più elevata remunerazione possibile del capitale investito, piuttosto la soddisfazione di un comune preesistente bisogno economico – di lavoro, di casa, di generi di consumo, di credito – attraverso un risparmio di spesa per i beni o i servizi acquistati o realizzati dalla società o una maggiore remunerazione per i propri beni o servizi alla stessa ceduti, come nelle cooperative di produzione. Se in ciò consiste l’essenza del vantaggio mutualistico, è proprio tale vantaggio che – a ben vedere – non deriva direttamente dal rapporto di società, ma è conseguito attraverso un distinto rapporto economico con la cooperativa, che è appunto un rapporto di scambio, connotato dalla corrispettività delle prestazioni. D’altra parte negare tale rimedio – come tutti quelli applicabili al rapporto di scambio – significherebbe negare tutela proprio al vantaggio mutualistico che il socio cooperatore si ripromette di trarre dalla sua partecipazione alla società, il chè non può essere, essendo quella la ragione del vincolo sociale. Viceversa affermare l’applicabilità di tale eccezione non significa vanificare l’obbligo statutario dei soci di conferire il latte prodotto, ma solo accordare loro la facoltà di sospendere tale conferimento a fronte dell’accertato, e grave, inadempimento della cooperativa di pagare loro il relativo prezzo, restando fermi, in ogni caso, gli altri obblighi derivanti dal rapporto sociale ed i rimedi endosocietari alla crisi finanziaria della cooperativa [7].

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] Cass. sent. n. 9899 dell’11.10.1997.

[2] Cass. sent. n. 5126 dello 06.04.2001.

[3] Cass. sent. n. 10135 dello 02.05.2006.

[4] Cass. sent. n. 2979 del 16.02.2016.

[5] Corte App. Bologna sent. dello 04.03.2002.

[6] Trib. Brindisi sent. del 21.12.2005.

[7] Trib. Mantova sent. del 19.01.2010.


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