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Assegni familiari non dovuti, che cosa rischio?

10 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2017



Se il lavoratore percepisce dall’Inps assegni al nucleo familiare non spettanti a quali conseguenze va incontro?

Ho percepito gli assegni al nucleo familiare per i miei due figli non sapendo che anche la mia compagna li percepiva all’estero: a che cosa vado incontro?

Per la stessa famiglia può essere concesso un solo assegno al nucleo familiare (Anf) che, per di più, è incompatibile con qualsiasi altro trattamento di famiglia, anche estero: non è dunque possibile cumulare l’assegno familiare con un assegno che, pur avendo un diverso nome ed essendo erogato da un ente diverso dall’Inps, assolve alla stessa funzione.

Due differenti trattamenti di famiglia possono essere percepiti solo dai familiari che non concorrono alla formazione del nucleo previsto per l’erogazione degli assegni: questa ipotesi, però, nel caso illustrato non si realizza, perché sia il lettore che la sua compagna hanno domandato gli assegni considerando entrambi i figli nel nucleo; in questa situazione non rileva, dunque, il fatto che i non sposati, ai fini Anf, non costituiscano un nucleo familiare unico.

Nucleo familiare con genitori non sposati

Quando nella famiglia sono presenti figli ed i genitori non sono coniugati, difatti, il nucleo è composto dal genitore:

  • titolare di posizione protetta (cioè della posizione lavorativa, o di pensionato, che dà diritto agli assegni) insieme ai figli riconosciuti;
  • non titolare di posizione protetta insieme ai figli riconosciuti, se è il solo genitore a convivere con loro.

Dato che nel caso specifico, però, entrambi i figli sono stati considerati sia nella richiesta di assegni familiari in Italia, che nella richiesta dell’analogo beneficio all’estero, la percezione contemporanea dei trattamenti i famiglia è illegittima.

Pertanto, se l’Inps dovesse venire a conoscenza della percezione indebita degli assegni al nucleo familiare, richiederà indietro l’intera somma corrisposta.

Restituzione assegni familiari non dovuti

Come chiarito da una nota sentenza della Cassazione [1], nel caso in cui siano stati riconosciuti indebitamente assegni al nucleo familiare, è il datore di lavoro a dover corrispondere all’Inps gli Anf non dovuti, trattenendoli dalle somme dovute al lavoratore a qualsiasi titolo, in dipendenza del rapporto di lavoro.

In pratica, il datore di lavoro dovrà trattenere dalla busta paga, riversandoli all’Inps, tutti gli importi degli assegni al nucleo familiare erogati ai quali il lavoratore non aveva diritto.

La normativa che regolamenta gli assegni al nucleo familiare [2], difatti, stabilisce che in caso di indebita percezione di assegni da parte dei lavoratori, le somme da restituire sono trattenute dall’importo di qualsiasi credito derivante dal rapporto di lavoro.

Prescrizione assegni familiari non dovuti

In ogni caso, il diritto dell’Inps al recupero delle somme indebitamente versate si prescrive in 10 anni dalla scadenza del periodo di paga cui si riferisce l’assegno (o in cui è stato corrisposto, in caso di pagamento per periodi arretrati): lo ha chiarito la stessa Inps, con una nota circolare [3].

Conseguenze penali per assegni familiari non dovuti

La restituzione degli importi non dovuti, ad ogni modo, non è l’unica conseguenza che si rischia di subire in caso di percezione indebita di Anf, perché la domanda di assegni al nucleo familiare contiene anche una dichiarazione di responsabilità, in base alla normativa vigente [4]: nella domanda (modulo SR16 Anf/Dip) si dichiara, in particolare, che né il richiedente, né altre persone (anche estranee al nucleo familiare) percepiscono trattamenti di famiglia italiani o esteri per uno o più componenti del nucleo familiare (“Dichiaro che non percepisco, né altre persone percepiscono, trattamenti di famiglia italiani o esteri per le persone indicate nella composizione del nucleo familiare”).

In pratica, presentando la domanda di assegni al nucleo familiare ci si assume la responsabilità del fatto che non vi siano altre persone che percepiscono un trattamento analogo per gli stessi componenti del nucleo. Questa responsabilità non è piena nel caso in cui il richiedente sia sposato, perché è obbligatoria un’analoga dichiarazione, nello stesso modulo, da parte del coniuge.

Se il lavoratore non è coniugato, la sua compagna non ha l’obbligo di dichiarare alcunché nel modello di domanda, ed è dunque lui l’unico responsabile di quanto dichiarato (a meno che non sia la compagna stessa a presentare la domanda Anf per richiedere il pagamento diretto degli assegni come componente del nucleo familiare non titolare di posizione tutelata, nel qual caso le sorti si invertono).

Tuttavia, tornando al caso illustrato, sarà sufficiente dimostrare la buona fede per evitare le conseguenze penali, in quanto non c’è stato dolo da parte dell’interessato.

note

[1] Cass. sent. n. 8873/2015.

[2] Art 24 Dpr. n. 797/1955.

[3] Inps Circ. n. 31/2006.

[4] Art..48, 73, 75, 76 Dpr 445/2000.

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