Diritto e Fisco | Editoriale

Galli e la strage di meridionali: come Facebook uccide

10 novembre 2012 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 novembre 2012



Dalla satira al reato: il potere di Facebook e… la lavatrice della politica.

Forza Etna, forza Vesuvio, Forza Marsilii: non è passato molto da quando la frase con l’incitazione alle attività laviche dei tre vulcani meridionali è stata postata, sulla propria pagina Facebook, dalla leghista Donatella Galli. E di contro, l’immediata denuncia del Presidente dell’ottava municipalità di Napoli, Angelo Pisani.

Gli utenti del social network – abilissimi come nessun altro a non lasciarsi sfuggire nulla (e a non perdonarlo) – hanno reagito per come c’era da attendersi: un coro di accese polemiche si è levato da ogni angolo della piattaforma. Tra costoro era prevedibile trovare l’esperto in Photoshop che rappresentasse l’infelice uscita in una vignetta dai toni ancora più sarcastici e offensivi.

Una foto della leghista, unita al simbolo del partito e all’immagine di un forno crematorio, è così apparsa sul wall di Facebook della consigliera provinciale, accompagnata dalla scritta:

Io sono una BASTARDA leghista e me ne vanto. Voglio che il Vesuvio e l’Etna facciano una strage di meridionali. I meridionali sono per me come gli Ebrei erano per Hitler e vanno messi nei forni crematori”.

Non ci voleva la secca smentita della Lega per comprendere che il messaggio non poteva essere opera della Galli. La condotta avrebbe integrato infatti un reato che, sebbene alleggerito negli ultimi anni, ha comunque un suo rilievo: l’istigazione all’odio raziale [1]. E i politici, per quanto a volte grossolani siano nelle dichiarazioni pubbliche, non amano fare di questi errori.

Ma la gaffe inziale, quella della frase contenente l’invocazione ai tre vulcani, resta. E qui sta l’errore di valutazione. Facebook può uccidere in un secondo. Il suo effetto moltiplicatore ne fa un vero e proprio mass media e non un semplice social network. Sbaglia chi considera la piattaforma “blu” di Zuckemberg come un passatempo. Sarà pure un’immagine ormai trita, ma internet è una “vetrina” al pari di un palco in mezzo alla piazza.

Mi chiedo, allora, se la Galli avrebbe avuto il coraggio di proferire le stesse parole nel mezzo di un comizio elettorale. E se anche l’avesse fatto, avrebbe potuto poi lamentarsi se, in qualche satira politica, fosse stata derisa? Eppure oggi sta succedendo questo: la Lega ha fatto sapere che denuncerà tutti coloro che hanno condiviso o condivideranno via Internet il manifesto “taroccato” della loro compagna di partito. Come dire di punire chiunque si colleghi col canale televisivo dove viene trasmesso “il Bagaglino”. Del resto non c’è dubbio che sia meglio l’umorismo alla politica: mi pare più giusto ridicolizzare cose serie che spacciare per serie cose ridicole.

Matteo Salvini, segretario della Lega in Lombardia, ha diffuso un comunicato stampa in cui annuncia la richiesta per centinaia di migliaia di euro nei confronti di chi ha infamato l’immagine della Galli. Soldi che poi – specifica Salvini – verranno devoluti in beneficienza. Quest’ultima precisazione, peraltro, sostiene il tono paradossale di tutta la vicenda: una sorta di “lavatrice” del denaro sporco, ottenuto col ricatto nei confronti degli utenti di Facebook.

Allora, se diffamazione c’è stata, è sicuramente quella che la leghista ha fatto ai danni di sé stessa con le originarie affermazioni. E poi, diciamoci la verità: è facile fare satira politica quando c’è un Parlamento che “lavora” ogni giorno per te!

Che allora si ritorni agli antichi palchetti dei comizi elettorali in mezzo alle vie: almeno la Galli saprà che, oltre ai file in Photoshop, al meridione esistono anche i pomodori marci.

 

 

note

[1] Oggi l’istigazione contro l’odio raziale è punito fino a un anno di reclusione: art. 3 legge 654/75, come modificato dall’art. 13 L. 85/2006.

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