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Pignoramento: quando scade?

27 Aprile 2020 | Autore: Alberto Melotto
Pignoramento: quando scade?

Il pignoramento deve essere necessariamente seguito da altre due attività, da compiere entro determinati termini e se il creditore le compie in ritardo il pignoramento perde efficacia.

Non ce l’hai fatta a pagare i debiti e, questa volta, il creditore non ti ha più aspettato: così ti ha fatto un pignoramento, notificandoti prima l’atto di precetto e poi mandandoti a casa l’ufficiale giudiziario. Da allora, però, non ne hai saputo più nulla, né in tribunale esiste un procedimento esecutivo a tuo carico. Che sarà successo? È possibile che il creditore abbia rinunciato a far valere le proprie ragioni? Forse non lo sai ma anche il pignoramento ha una scadenza o – meglio detto – un termine di efficacia oltre il quale decade automaticamente. Questo significa che al creditore non basta solo richiedere il pignoramento; una volta che l’ufficiale giudiziario ha individuato i beni da «prelevare», egli deve dare impulso alla procedura, dichiarando di volere che detti beni siano venduti. Non è giuridicamente corretto affermare – come alcuni impropriamente dicono – che il pignoramento va in prescrizione; ma l’idea che vogliamo darvi è molto simile a questo concetto. Detto ciò vediamo dunque quando scade il pignoramento partendo dalle regole generali per poi analizzare quelle previste dal Codice per ciascuna procedura.

Regole generali sulla scadenza del pignoramento

Una volta avvenuto il pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario, il creditore deve eseguire due attività essenziali, entrambe sottoposte a rigidi termini di decadenza:

  • l’iscrizione a ruolo del pignoramento stesso;
  • il deposito dell’istanza di vendita dei beni pignorati o di assegnazione degli stessi.

Se il creditore non esegue questi due adempimenti nel termine indicato dalla legge, il pignoramento perde efficacia, ossia è come se non fosse mai stato eseguito e quindi i beni pignorati tornano nel pieno possesso del debitore. Tuttavia, per il debitore non è ancora il caso di esultare del tutto, perché sui beni pignorati (per esempio sugli immobili o su un veicolo registrato al PRA) potrebbe essere stato trascritto il pignoramento e quindi occorre procedere anche alla cancellazione di tali trascrizioni.

Cosa si intende per iscrizione a ruolo?

Una volta eseguito il pignoramento, l’ufficiale giudiziario consegna l’originale dell’atto di pignoramento all’avvocato del creditore, che dovrà poi «iscrivere» la procedura esecutiva nel registro tenuto presso ciascun tribunale, chiamato «ruolo»: ogni causa infatti ha un numero identificativo progressivo, chiamato «numero di ruolo». Tutto ciò si fa telematicamente e può farlo soltanto qualcuno che possieda una speciale abilitazione ad operare sul portale dei servizi telematici del ministero della Giustizia, solitamente un avvocato.

Entro quando deve avvenire l’iscrizione a ruolo del pignoramento?

L’iscrizione a ruolo deve avvenire entro un termine ben preciso, che decorre dal giorno in cui l’ufficiale giudiziario consegna l’atto di pignoramento all’avvocato del creditore. Il termine varia a seconda del tipo di pignoramento eseguito:

  • 30 giorni nel caso di pignoramento presso terzi e di autoveicoli;
  • 15 giorni nel caso di pignoramento di immobili e di beni mobili.

Se il creditore, tramite il suo avvocato, non iscrive a ruolo il pignoramento entro questi termini, esso perde efficacia. Il debitore dunque torna in possesso dei propri beni, sia da un punto di vista materiale (ossia ne riprende il possesso fisico nel caso in cui i beni, dopo il pignoramento, fossero stati dati in custodia ad un altro soggetto) sia giuridico (nel senso che può disporne come meglio crede, senza alcun timore di incorrere in responsabilità). Inoltre, il debitore potrà ottenere una dichiarazione da parte del creditore stesso, con cui quest’ultimo dichiara espressamente che il pignoramento è divenuto inefficace [1]. Questa dichiarazione è molto importante perché consente anche di ottenere la cancellazione della trascrizione del pignoramento eventualmente eseguita dal creditore.

L’istanza di vendita o di assegnazione

La seconda attività che viene richiesta dalla legge al creditore affinché il pignoramento non perda efficacia è il deposito dell’istanza di vendita o assegnazione dei beni pignorati: in poche parole, il creditore chiede al giudice che si proceda con la vendita all’asta dei beni oppure chiede che gli venga assegnata la proprietà degli stessi per il valore corrispondente all’importo del suo credito. E’ bene precisare che secondo alcune sentenze l’istanza di assegnazione non può essere depositata in ogni caso, ma soltanto in specifiche situazioni individuate dalla legge [2]:

  • nel caso in cui siano stati pignorati titoli di credito;
  • nel caso in cui il valore dei beni pignorati «risulta dal listino di Borsa o di mercato»;
  • nel caso in cui non sia andato a buon fine il primo tentativo di vendita (ossia se la prima asta è andata deserta).

In tutti gli altri casi (che sono dunque la stragrande maggioranza) si potrà depositare soltanto l’istanza di vendita, nel termine tassativo di 45 giorni dal giorno in cui è stato eseguito il pignoramento. Il pignoramento si intende «eseguito»:

  • nel caso di pignoramento mobiliare, cioè di beni mobili (es. sedie, pc, televisione, mobili ecc.) quando l’ufficiale giudiziario si reca materialmente presso l’abitazione o il domicilio del debitore (o presso la sede legale, se il debitore è una persona giuridica) per «prelevare» i beni;
  • in tutti gli altri casi, quando l’atto di pignoramento, costituito da un documento cartaceo sottoscritto dall’ufficiale giudiziario, viene «notificato», ossia portato a conoscenza (anche per posta) al debitore.

Da che momento si calcola il termine per il deposito dell’istanza?

Secondo la Cassazione, il termine per il deposito dell’istanza di vendita decorre dalla data di esecuzione o notificazione dell’atto di pignoramento, secondo quanto abbiamo specificato nel paragrafo precedente. Fa eccezione alla regola sopra indicata il pignoramento di autoveicoli: in questo caso il termine decorre non dal pignoramento, bensì da quando il creditore iscrive a ruolo la causa [3]. Il termine si sospende però dal 1° al 31 agosto. Il termine è altresì sospeso in questo momento storico, fino all’11 maggio 2020, salve proroghe, in forza dell’art. 83 del decreto legge n. 18/2020 (cosiddetto «Cura Italia»).

Cosa succede se non viene rispettato il termine previsto dalla legge?

Decorso inutilmente il termine per depositare l’istanza di vendita, il pignoramento perde efficacia ed il creditore è costretto a ricominciare tutto daccapo. Se questo accade, i beni risulteranno non essere più pignorati e quindi il debitore potrà farne quello che vuole, incluso venderli. Per prudenza, tuttavia, è opportuno che il debitore attenda comunque un provvedimento formale da parte del giudice: quest’ultimo, infatti, una volta verificato il mancato rispetto del termine per il deposito dell’istanza di vendita da parte del creditore, sentite le parti, emette un’ordinanza di estinzione del processo esecutivo e dispone la cancellazione della trascrizione del pignoramento, se eseguita.

Cosa deve fare il debitore se il pignoramento ha perso efficacia?

In alcuni casi, il debitore non può accontentarsi che il pignoramento sia diventato inefficace nei modi che abbiamo appena visto. Certe volte, infatti, il pignoramento è stato «trascritto»: la trascrizione è una procedura con la quale si annotano in pubblici registri (cioè consultabili da chiunque) tutte le vicende riguardanti un determinato bene (ossia, se viene pignorato, ipotecato, venduto ecc.). Non tutti i beni sono registrati, ma soltanto gli immobili ed alcune categorie di beni mobili costituite dagli autoveicoli, aeromobili e le navi. Se il pignoramento riguardante i beni soggetti a registrazione viene trascritto, chiunque potrà vedere, eseguendo una semplice ricerca, che quei beni di proprietà del debitore sono stati pignorati. La trascrizione ha in questo caso una finalità di «pubblicità-notizia», ossia ha l’obiettivo di portare a conoscenza di tutti che quel bene è stato pignorato e quindi è a rischio di espropriazione. Questo può pregiudicare la vendita del bene, perché chiunque che sia interessato all’acquisto di un bene sequestrato, sarà scoraggiato dal comprarlo sapendo di rischiare che il creditore glielo potrà portare via. Per questo è molto importante cancellare la trascrizione del pignoramento che sia divenuto inefficace, proprio per far sapere a tutti che esso è venuto meno e che quindi i beni pignorati sono tornati nella piena e più completa disponibilità del debitore.

Scadenza pignoramento mobiliare

Se a casa tua si è presentato l’ufficiale giudiziario e ha redatto un verbale elencando divani, tappeti, mobili ed elettrodomestici è perché è stato eseguito un pignoramento mobiliare. Questa procedura inizia con una richiesta all’ufficiale giudiziario fatta dal creditore (purché munito di un «titolo esecutivo» ossia di una sentenza, un decreto ingiuntivo, un assegno o una cambiale protestata). Compiute tali operazioni, l’ufficiale giudiziario deve consegnare senza ritardo al creditore il verbale di pignoramento (insieme al titolo esecutivo e al precetto). Entro i 15 giorni successivi il creditore deve depositare nella cancelleria del tribunale competente per l’esecuzione la nota di iscrizione a ruolo e le copie conformi del verbale, del titolo esecutivo e del precetto. Entro invece i 45 giorni dall’esecuzione del pignoramento, il creditore deve presentare in tribunale una richiesta di assegnazione o vendita dei beni pignorati; se non lo fa o ritarda, il pignoramento perde di efficacia, ossia «scade».

Scadenza pignoramento immobiliare

Anche nel caso in cui il creditore agisca contro i beni immobili del debitore (case, terreni, appartamenti, ecc.), l’ufficiale giudiziario – dopo aver notificato l’atto di pignoramento al debitore – consegna senza ritardo al creditore l’atto di pignoramento perché questi lo trascriva nei pubblici registri. Il creditore deve trascrivere il pignoramento nei pubblici registri «immediatamente dopo la notificazione». Entro 15 giorni dalla consegna dell’atto di pignoramento da parte dell’ufficiale giudiziario al creditore, questi deve depositare nella cancelleria del tribunale competente per l’esecuzione la nota di iscrizione a ruolo e le copie conformi del titolo esecutivo, del precetto, dell’atto di pignoramento e della nota di trascrizione. Il mancato rispetto del termine fa perdere efficacia al pignoramento, il quale  decade anche se il creditore non deposita l’istanza di assegnazione o vendita degli immobili pignorati entro 45 giorni dall’esecuzione del pignoramento. Inoltre, entro 60 giorni dal deposito dell’istanza di vendita, il creditore deve depositare in tribunale un certificato notarile che attesta i dati catastali e quelli contenuti nei pubblici registri immobiliari (ad esempio, l’esistenza di ipoteche sui beni pignorati) relativi agli ultimi 20 anni. Se tale documentazione non viene depositata entro 60 giorni, il giudice dichiara l’inefficacia del pignoramento e ordina la cancellazione della trascrizione [4]. Infine, secondo alcune sentenze, il pignoramento perde efficacia anche se non si rinnova la sua trascrizione dopo 20 anni da quando fu compiuta [5]. Secondo un’altra isolata interpretazione, invece, la mancata rinnovazione della trascrizione del pignoramento comporta la perdita di efficacia solo della trascrizione e non anche del pignoramento, che continuerebbe dunque a restare valido [6].

Scadenza pignoramento presso terzi

Nel pignoramento presso terzi (conto corrente, stipendio, pensione, canoni di affitto, ecc.) l’ufficiale giudiziario notifica al debitore ed ai terzi (ad esempio la banca o il datore di lavoro), un atto con il quale il creditore cita in giudizio il debitore, invitandolo a presentarsi nel tribunale competente ad un’udienza indicata nell’atto stesso. Una volta notificato l’atto di pignoramento, l’ufficiale giudiziario consegna gli atti al creditore, il quale deve depositare telematicamente presso il tribunale competente la nota di iscrizione a ruolo e le copie conformi del titolo esecutivo, del precetto, dell’atto di pignoramento. Iscritto al ruolo il pignoramento, non bisogna depositare alcuna istanza di vendita, ma si va direttamente in udienza (quella indicata nell’atto stesso) ove il giudice autorizza l’assegnazione delle somme pignorate al creditore.



Di Alberto Melotto

note

[1] Art. 164ter disp. att. cod. proc. civ.
[2] Trib. Mantova, ord. 18.10.2016.
[3] Art. 521bis, comma 7, cod. civ.
[4] Art. 567 cod. civ.
[5] Artt. 2668-bis e 2668-ter cod. civ.
[6] Tribunale di Lamezia Terme, ord. 7 marzo 2016.


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