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Se vendo la casa perdo l’integrazione al minimo?

10 Novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 Novembre 2017



Il pensionato che ha diritto all’integrazione al minimo la perde se vende un immobile?

Ho venduto la seconda casa: perdo l’integrazione al trattamento minimo della pensione?

La vendita della seconda casa genera una plusvalenza, cioè un reddito da dichiarare derivante dal “valore aggiunto” conseguito con l’operazione, solo in rari casi. Innanzitutto, perché vi sia plusvalenza deve esserci una differenza, in positivo, tra il prezzo di vendita e il prezzo d’acquisto dell’immobile, aumentato dei costi inerenti documentati.

Non devono essere poi dichiarati eventuali plusvalori derivanti dalla vendita di immobili acquistati o costruiti da più di 5 anni, o derivanti dalla vendita di immobili ereditati; ricevuti in donazione (la tassazione si applica solo se al momento della cessione non risultano ancora trascorsi 5 anni dal giorno in cui il donante ha acquistato l’immobile; in questo caso la plusvalenza è pari alla differenza tra il corrispettivo della cessione e il costo di costruzione o di acquisto sostenuto dal donante), o, ancora, dalla vendita di unità immobiliari urbane che per la maggior parte del periodo trascorso tra l’acquisto (o la costruzione) e la cessione siano state utilizzate come abitazione principale dal venditore o dai suoi familiari.

In pratica, non sono molti i casi in cui la vendita della seconda abitazione deve essere tassata ed inserita nella dichiarazione dei redditi: ricordiamo, a questo proposito, che la plusvalenza appartiene alla categoria dei “redditi diversi” e, come tale, si deve dichiarare nel modello Redditi all’interno del quadro RL, oppure nel modello 730 all’interno del quadro “D”.

Quando spetta l’integrazione al minimo

Nel caso in cui la cessione della seconda casa produca un reddito, ad ogni modo, non è detto che questo comporti la perdita dell’integrazione al trattamento minimo della pensione.

L’integrazione, difatti, spetta:

  • in misura piena, se l’avente diritto possiede un reddito annuo non superiore a 6.524,07 euro;
  • in misura parziale, se possiede un reddito annuo superiore a 6.524,07 euro, sino a 13.049,14 euro (cioè sino a due volte il trattamento minimo annuo).

Se l’interessato è sposato, ha diritto all’integrazione:

  • piena, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge non supera 19.573,71 euro ed il reddito proprio non supera i 6.524,07 euro;
  • parziale, se il reddito annuo complessivo proprio e del coniuge supera i 19.573,71 euro, ma non supera i 26.098,28 euro (cioè sino a quattro volte il trattamento minimo annuo) ed il reddito proprio non supera i 13.049,14 euro (deve essere applicato un doppio confronto, tra limite personale e coniugale: l’integrazione applicata è pari all’importo minore risultante dal doppio confronto).

Se il reddito personale e del coniuge supera i 26.098,28 euro, o se il solo reddito personale supera la soglia di 13.049,14 euro, non si ha diritto ad alcuna integrazione.

Quando si perde l’integrazione al minimo

In conclusione, per verificare se la vendita di un immobile determina la perdita del trattamento minimo:

  • bisogna innanzitutto verificare se la vendita della seconda casa genera una plusvalenza, quindi un reddito aggiuntivo, in base alle ipotesi esposte;
  • nel caso in cui la vendita non generi alcuna plusvalenza, l’integrazione al minimo della pensione non si perde (a meno che non vi siano altri redditi che ne determinino la perdita, ovviamente);
  • nel caso in cui la vendita, invece, generi plusvalenza, bisogna calcolare l’ammontare di questo reddito aggiuntivo e verificare, in base alle regole esposte, se il reddito determina una riduzione o addirittura la perdita dell’integrazione al minimo della pensione.

La perdita dell’integrazione non sarà, comunque, “eterna”, ma avverrà soltanto con riferimento all’anno in cui è prodotto il reddito che ha determinato lo “sconfinamento” oltre la soglia limite.


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