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Quando c’è eccesso di legittima difesa

8 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 ottobre 2017



La difesa è legittima se la reazione è proporzionata all’aggressione, altrimenti si rischia di passare dalla parte del torto.

La legge italiana permette a chi si trova in pericolo di potersi difendere senza il bisogno dell’intervento delle autorità. La legittima difesa è una forma residuale di autotutela lasciata dall’ordinamento al singolo cittadino tutte le volte in cui non è possibile far intervenire chi è legittimato ad utilizzare la forza, cioè lo Stato. Tuttavia, questo non significa che al cittadino sia data carta bianca: egli potrà reagire in modo proporzionale all’offesa ingiusta che rischia di patire, senza eccedere i limiti strettamente necessari a porre in salvo il diritto minacciato. Vediamo dunque quando c’è eccesso di legittima difesa.

La norma

La legittima difesa rientra, insieme ad alcune altre fattispecie (stato di necessità, consenso dell’avente diritto, esercizio di un diritto o adempimento di un dovere, uno legittimo delle armi), tra le cosiddette cause di giustificazione, cioè tra quegli eventi che legittimano un comportamento che, altrimenti, costituirebbe reato. In parole povere, un fatto che normalmente sarebbe delittuoso (ad esempio, una lesione personale) viene giustificato (e, quindi, non punito) in presenza di una circostanza scusante (la lesione è stata inferta per difendersi da un’aggressione). Esiste un unico articolo, nell’ordinamento penale italiano, che si occupa esplicitamente della legittima difesa. Questa disposizione dice che non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio o altrui dal pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa [1]. Una legge del 2006 [2] ha introdotto un ulteriore comma all’istituto giuridico come appena descritto. Questa nuova disposizione si occupa della legittima difesa nel caso di violazione di domicilio. Secondo la legge, nei casi di violazione di domicilio [3] la proporzionalità tra difesa ed offesa si presume quando, chi si trova legittimamente in quel luogo, utilizza un’arma (legalmente detenuta) per difendere la propria o l’altrui incolumità, ovvero per difendere i propri o gli altrui beni, se vi è pericolo di aggressione. In altre parole, si è stabilita per legge la proporzionalità, nel caso di violazione domiciliare, da parte dell’aggressore a cui si contrappone, per salvaguardare la propria incolumità o i propri beni, l’uso di un’arma legittimamente detenuta [4].

Le caratteristiche principali della legittima difesa

Perché la difesa possa dirsi veramente legittima occorre che sussistano alcuni requisiti. Eccoli brevemente indicati (per un’analisi più esauriente si rinvia all’articolo Quando è legittima difesa):

  • La necessità della difesa. Perché la difesa possa essere realmente legittima è necessario che chi agisce vi sia costretto dalla necessità di salvaguardare un diritto, proprio o altrui. Si pensi a Tizio che ferisce Caio perché questo sta aggredendo Sempronio, figlio del primo. La necessità di difendersi, secondo la Corte di Cassazione, sussiste quando il soggetto si trova nell’alternativa tra reagire e subire, nel senso che non può sottrarsi al pericolo senza offendere l’aggressore [5]. In altre parole, la reazione deve essere, nella circostanza, l’unica possibile, perché non sostituibile con altra meno dannosa, ugualmente idonea ad assumere la tutela del diritto aggredito [6].
  • Il diritto da tutelare. La legittima difesa si pone a protezione di un diritto proprio o altrui. Pertanto, il fatto deve essere commesso per tutelare un bene giuridicamente rilevante. Come vedremo quando si parlerà della proporzionalità tra offesa e difesa, il bene protetto non deve necessariamente essere quello dell’incolumità personale, potendolo essere anche uno meramente economico.
  • Il pericolo attuale. La reazione deve avere come scopo quello di difendersi da un pericolo attuale. Significa che il pericolo dal quale ci si intende proteggere deve essere incombente: presente, non passato. Di conseguenza, nel classico esempio di Tizio che spara a Caio mentre sta scappando con la refurtiva, Tizio non verrà giustificato, ma risponderà penalmente della sua azione (lesione personale od omicidio).
  • L’offesa ingiusta. Quando l’offesa è ingiusta? Sembra un’inutile ripetizione, ma non lo è. La reazione al comportamento altrui è giustificata solamente se la condotta dalla quale ci si difende è iniqua, cioè è condannata dall’ordinamento italiano. Pertanto, se Tizio spintona Caio procurandogli lesioni soltanto perché questi stava cercando di recuperare dalle mani del primo un prezioso anello che gli apparteneva e che gli era stato ingiustamente sottratto, Tizio non potrà accampare la scusa della legittima difesa in quanto Caio cercava semplicemente di riprendersi quanto era suo.
  • La non volontarietà del pericolo. Requisito implicito della legittima difesa è che il pericolo dal quale l’aggredito intende difendersi non sia da lui cagionato. Ad esempio, non può essere invocata la scriminante della difesa legittima se entrambe le parti sono reciproci contendenti (Tizio e Caio si aggrediscono vicendevolmente allo stesso tempo) [7]. Lo stesso dicasi nel caso di rissa: sussiste, di norma, inconciliabilità tra la partecipazione alla colluttazione e la legittima difesa, potendo quest’ultima essere invocata solo da chi sia stato coinvolto nella contesa contro il suo volere [8].
  • La proporzionalità tra difesa ed offesa. La difesa è legittima soltanto quando è proporzionata all’offesa. Ci sono sostanzialmente due modi di interpretare la proporzionalità: il primo riconnette la nozione ai mezzi utilizzati per difendere ed offendere (bastoni, coltelli, pistole, ecc.); il secondo, invece, collega la proporzionalità ai beni giuridici in gioco. La prima teoria dice che la difesa è legittima se Tizio, aggredito, reagisce con la stessa arma di Caio, aggressore. Se fosse così, però, vorrebbe dire che Caio, armato di pistola e impegnato a svaligiare la casa di Tizio, potrebbe essere ucciso a colpi di arma da fuoco dal padrone di casa solamente perché a parità di armi. È chiaro che questa interpretazione non può essere sostenuta. Vale pertanto la seconda teoria: la proporzionalità deve riguardare i diritti, i beni che sono sul tavolo della contesa. Se Caio svaligia la casa di Tizio, quest’ultimo non è legittimato a ferirlo o ad ucciderlo, anche se brandissero la stessa arma, perché il bene giuridico aggredito da Caio (il patrimonio di Tizio) è meno importante, nella scala dei valori costituzionali, del bene giuridico che aggredirebbe Tizio difendendosi (cioè l’incolumità fisica o la vita stessa di Caio). Nella legittima difesa domiciliare, la proporzionalità si presume quando vi è pericolo di aggressione ai danni di chi si trova legittimamente tra le mura di casa.

 

L’eccesso colposo di legittima difesa

Il codice penale dice che quando, nell’esercizio della legittima difesa, si superano colposamente i limiti stabiliti dalla legge, la condotta è punita a titolo di reato colposo [9]. Cosa significa? Con questa disposizione l’ordinamento vuole dire che bisogna prestare attenzione anche nel caso in cui ci si voglia difendere da un’offesa ingiusta: infatti, se per un errore di valutazione o un errore nell’utilizzo dei mezzi di difesa si arreca un danno maggiore di quello in realtà necessario, si risponderà penalmente del fatto. Facciamo un esempio. Tizia, mentre passeggia di sera in strada, viene avvicinata da Caio il quale protende le mani verso di lei. Tizia, temendo un’aggressione fisica, in preda al panico colpisce alla testa Caio con un oggetto contundente, causandone la morte. In questo caso, Tizia potrebbe rispondere di eccesso colposo (in particolare, di omicidio colposo) perché, pur avendo ragione a difendersi, ha cagionato la morte di un uomo che, in realtà, voleva soltanto rubarle la borsetta. Altro esempio. Tizio viene svegliato nel cuore della notte da alcuni rumori. Dalla finestra vede nel giardino qualcuno che sta cercando di entrare in casa. Tizio prende il fucile e, pensando di mirare lontano dal malintenzionato, esplode un colpo che, però, attinge il furfante. Anche in questo caso, Tizio risponderà secondo lo schema dell’eccesso colposo (omicidio o lesioni colpose, a seconda della gravità della ferita) poiché, pur essendo legittimato a difendere la sua proprietà, non poteva superare i limiti che sopra abbiamo descritto. I due esempi ben fanno capire quando c’è eccesso di legittima difesa: nel primo caso, Tizia risponderà penalmente perché ha malamente interpretato l’azione di Caio (il suo errore, quindi, ricade sulla situazione concreta); nel secondo caso, invece, Tizio aveva ben inteso le intenzioni del ladro ma, per un errore nell’utilizzo dell’arma, ha ferito/ucciso il reo anziché spaventarlo.

L’eccesso doloso di legittima difesa

I casi sopra riportati spiegano bene cosa si intenda per eccesso di legittima difesa per colpa: con questa nozione (la colpa, appunto) nel diritto penale si fa riferimento ad un evento non voluto intenzionalmente, ma cagionato per un errore derivante da superficialità, imprudenza, negligenza o imperizia. Tizia uccide Caio perché ha immaginato che la sua vita fosse in pericolo: in realtà, il pericolo c’era, ma non riguardava la sua incolumità. Tizio colpisce il ladro per un mero difetto di mira. In entrambi i casi, c’è una sproporzione (dovuta ad errore) tra difesa ed offesa. Così la Corte di Cassazione: «la colpa nell’eccesso consiste in un errore di valutazione della necessità di difendersi, errore che porta come conseguenza l’apprestamento di mezzi eccessivi di difesa in rapporto all’entità del pericolo» [10].

Diverso è invece il cosiddetto eccesso doloso: si tratta di un istituto che, in realtà, non esiste, nel senso che il codice penale non gli dedica un apposito articolo. Questo perché l’eccesso doloso altro non è che un delitto doloso a tutti gli effetti. Tornando all’esempio di prima, Tizio vede nella notte un uomo che cerca di entrargli in casa; dopo averlo osservato attentamente, capisce che si tratta di Caio, un suo acerrimo nemico. Coglie quindi l’occasione per farlo fuori, approfittando del fatto che sta per entrargli in casa e che lui è (in teoria) giustificato dalla legittima difesa domiciliare. Ecco, dunque, la differenza: nell’eccesso colposo, Tizio spara involontariamente a Caio; nell’eccesso doloso, gli spara intenzionalmente, proprio per ucciderlo. Tizio quindi rispondere di omicidio doloso a tutti gli effetti, reato ben più grave dell’omicidio colposo. Lo stesso sarebbe accaduto se Tizio, pur non avendo riconosciuto nel ladro un suo nemico, gli avesse sparato per dargli una lezione. Nell’eccesso doloso, dunque, non v’è nessun errore: né sulla circostanza, né sull’utilizzo del mezzo di difesa. L’eccesso doloso, inoltre, non riguarda i mezzi, ma i fini perseguiti con la propria condotta (volontà precisa di ferire, uccidere, ecc.).

note

[1] Art. 52 cod. pen.

[2] L. n. 59/2006 del 13.02.2006.

[3] Art. 614 cod. pen.

[4] Cass., sent. n. 25339/2006 del 21.07.2006.

[5] Cass., sent. n. 4194/1985 del 07.05.1985.

[6] Cass., sent. n. 2554/1996 del 07.03.1996.

[7]Cass., sent. n. 31633/2008 del 29.07.2008.

[8] Cass., sent. n. 6812/1978 del 30.05.1978.

[9] Art. 55 cod. pen.

[10] Cass., sent. del 13.02.1961.

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