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La mia pensione futura: risarcimento dall’Inps per i dati errati

7 Ottobre 2017 | Autore:
La mia pensione futura: risarcimento dall’Inps per i dati errati

Se il servizio online Pensione futura indica dei dati errati e il lavoratore si dimette senza diritto alla pensione, L’Inps è obbligata a risarcire i danni.

Se l’Inps ti dice che hai diritto alla pensione, perché dovresti avere dubbi in merito, quando è proprio l’istituto a corrisponderti l’assegno mensile? E perché, se ti dice che hai diritto a una pensione di 1.500 euro mensili, dovresti aver timore di ricevere una somma inferiore? La  risposta te la dà la stessa Inps, attraverso il servizio online La mia pensione futura, o busta arancione: su tutte le pagine dell’elaborato, che contiene i calcoli sulla data in cui maturerai la pensione e sull’importo che maturerai, difatti, c’è scritto, a caratteri cubitali, “Questa simulazione ha carattere meramente indicativo ed orientativo”. In parole semplici, “non fidarti di quello che c’è scritto”.

Il che può essere giustificabile quando si è ancora lontani dalla pensione, perché la situazione lavorativa potrebbe cambiare: pensiamo a chi viene licenziato ad un passo dal conseguimento del requisito per la pensione anticipata o a chi, per mille ragioni, a breve distanza dal diritto alla pensione è costretto a richiedere l’Ape, che comporta dei tagli sulla prestazione, facendo risultare l’assegno mensile inferiore a quello stimato.

Non fidarsi di quanto scrive l’Inps, però, non è giustificabile se l’istituto afferma che hai già diritto alla pensione e ad un determinato ammontare della prestazione mensile: pensiamo a chi si dimette, convinto di potersi pensionare immediatamente, oppure a chi se ne va dal lavoro, convinto di aver maturato una discreta pensione, che scopre, invece, di aver diritto a un trattamento da fame.

In questi casi, l’Inps se n’è sempre lavata le mani, sia che l’errore fosse presente nell’estratto conto contributivo consultato (il documento che contiene tutti i contributi accreditati al lavoratore nell’arco della carriera), sia che l’errore fosse presente nell’elaborato La mia pensione futura (che, comunque, prende i dati dall’estratto conto). L’Inps, difatti, ha sempre affermato che il lavoratore può fare affidamento solo sull’estratto conto certificativo, un estratto conto emesso dall’Inps dopo una formale richiesta ed elaborato con modalità particolari.

Secondo una nuova sentenza della Cassazione [1], invece, se l’Inps sbaglia deve pagare, quindi sarà costretta a risarcire i danni per gli errori nell’indicazione dei contributi, a prescindere dal fatto che l’estratto conto consultato dal lavoratore sia certificativo o meno.

Errori nell’estratto conto e nel servizio la mia pensione

Secondo la Cassazione, nel dettaglio, la normativa [2] non richiede che l’estratto conto contributivo, per avere il valore di certificazione, debba essere richiesto dal cittadino con particolari adempimenti, né che debba essere emesso con specifiche formalità: perché si possa riconoscere all’estratto conto il valore di certificazione basta che sia comprensibile dal cittadino munito del livello di istruzione obbligatoria. Di conseguenza, hanno valore di certificazione sia l’estratto conto generico che i dati indicati nel servizio La mia pensione futura. La legge, inoltre, non prevede che  possano esistere delle parti dell’estratto conto meramente incidentali e accessorie: in pratica, il documento non può contenere delle indicazioni che l’interessato non deve considerare, o che può considerare senza farci affidamento. Le ripetute diciture sul valore meramente indicativo e orientativo del documento La mia pensione, dunque, non bastano a salvare l’Inps dalla richiesta di risarcimento danni, quando il documento certifica il diritto alla pensione o di aver già raggiunto un determinato ammontare dell’assegno.

Risarcimento danni per errori nel servizio La mia pensione futura

Al contrario, il principio di buon andamento della Pubblica  Amministrazione [3] impone la veridicità degli atti e dei provvedimenti degli enti pubblici: i documenti emessi da un ente pubblico, come l’Inps, non possono dunque mai essere considerati come affermazioni delle quali per prudenza non ci si deve fidare.

Inoltre, gli enti pubblici vanno incontro a una responsabilità contrattuale [4], se disattendono la fiducia del cittadino riguardo al conseguimento di un bene essenziale, come la pensione.

In base a quanto chiarito dalla Cassazione, dunque, se il lavoratore si dimette, in base a quanto esposto nell’estratto conto o nel servizio La mia pensione futura, e scopre, in seguito al rigetto della domanda di pensione da parte dell’Inps, che ci sono degli errori, l’Istituto deve risarcire i danni, anche se il docuemnto consultato non è un estratto conto certificativo.


note

[1] Cass. sent. 23050/2017.

[2] Art. 54 L. 88/1989.

[3] Art.97, Co. 1 Cost.

[4] Cass. sent. 21454/2013.


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