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Lo sai che? Cedolino stipendio: cos’è e come si legge

Lo sai che? Pubblicato il 8 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 8 ottobre 2017

Breve guida per la comprensione della busta paga del lavoratore dipendente: ecco cosa significano e come si calcolano tutte le voci.

Il cedolino stipendio o busta paga è un documento che riassume gli elementi che compongono la retribuzione di un lavoratore dipendente.

SI tratta di una paginetta piena di cifre, della quale di solito guardiamo solo quella in fondo a destra: la paga netta, cioè la somma che effettivamente viene in tasca al lavoratore.

Ma ci sono tante altre voci che sono utili e che, se ci sforziamo di capirle, ci consentono per esempio di controllare se i conti sono stati fatti bene e se ci è stato pagato tutto, quanti giorni abbiamo ancora di vacanza, i versamenti sul fondo pensione, quante tasse abbiamo pagato.

La busta paga spetta ai lavoratori dipendenti, e a quelli parasubordinati, parolone per dire i cococo, quando ancora ci sono.

Il datore di lavoro è obbligato per legge a dare al dipendente la busta paga mensile che contiene tutti i dati sulla retribuzione lorda e su quella netta, sulle ritenute fiscali e su quelle previdenziali.

La busta paga, quindi, non da solo informazioni relative al rapporto con il datore di lavoro, ma anche su quello con il fisco e con la previdenza.

A che cosa serve la busta paga?

La busta paga serve a comunicare al lavoratore, al fisco e agli enti previdenziali, tutte le informazioni relative alla retribuzione lorda del dipendente e a come viene calcolata la retribuzione netta.

I dati contenuti nella busta paga consentono al dipendente di controllare che i calcoli del suo stipendio siano fatti bene e, nel caso in cui riscontrasse errori o scorrettezze, gli consentono di richiedere il rispetto delle regole, se necessario iniziando anche una vertenza.

La busta paga è anche il documento che le banche e le finanziarie richiedono quando domandiamo un mutuo o un finanziamento.

Quindi, prima regola, le buste paga vanno archiviate e conservate insieme alla Certificazione Unica.

Come leggere la busta paga

Le buste paga non sono tutte uguali. La legge non impone uno schema, ma soltanto le informazioni minime che devono contenere.

Nella parte alta troviamo i dati che identificano la ditta: il nome, l’indirizzo, il codice fiscale, la posizione Inps e Inail (ricordiamocele perché servono per verificare se ci sono stati versati correttamente i contributi), l’unità locale dell’azienda dove il dipendente lavora, eventualmente il numero di telefono e indirizzo Pec.

Subito dopo ci sono i dati del dipendente: numero di matricola, nome e cognome, data di nascita e di assunzione (eventualmente di cessazione del rapporto di lavoro), tipologia del contratto di lavoro e livello retributivo.

Quindi il riassunto delle presenze, un calendario con i giorni e le ore lavorate, i giorni e le ore di permesso, ferie, malattia, maternità, infortunio e eventuali ore di straordinario e assenza.

Poi abbiamo la parte più importante, le voci della retribuzione. Cioè il calcolo del compenso spettante per i giorni e le ore lavorate.

Queste voci, di solito, sono distinte in quattro categorie: parte fissa, parte variabile, trattenute fiscali e trattenute contributive o previdenziali.

La parte fissa della retribuzione è composta da:

  • paga base
  • contingenza
  • scatti di anzianità
  • altre indennità aggiuntive.

Attenti, perché qui si va nel difficile. Questi importi sono quanto spetta al lavoratore ogni mese, come minimo; ma per complicare un pò le cose, possono essere espressi in valore orario o in totale mensile.

Il valore orario si ottiene dividendo il totale mensile per il numero delle ore di lavoro mensili previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro.

Teniamo conto che una busta paga in cui i valori sono orari è molto più facile da leggere e da capire di una in cui i valori sono per mese.

Nella sezione successiva viene presentato il dettaglio del calcolo della retribuzione lorda che può variare da un mese all’altro per la presenza di elementi variabili quali la malattia, l’infortunio, gli straordinari, le assenze, ecc.

In questa sezione abbiamo:

  • retribuzione ordinaria
  • straordinari
  • permessi
  • ferie
  • malattia
  • infortunio
  • maternità
  • assenze
  • tredicesima e quattordicesima.

Ora, per capire meglio è necessario fare un esempio con qualche numero.

Prendiamo un lavoratore che lavora 40 ore a settimana (otto ore al giorno per cinque giorni) con uno stipendio lordo di 1.500 euro mensili (paga base + contingenza + anzianità + indennità) e che nel mese di settembre abbia fatto 3 giorni di ferie, 4 ore di permesso e 10 ore di straordinario maggiorato del 20%.

Vediamo per primo il caso in cui la busta paga è fatta a valori orari.

La paga oraria sarà di 8,65 euro e la sezione della busta paga relativa alla retribuzione si presenterà così:

Numero ore
Importo
Totale
Retribuzione ordinaria 180

8,65

1.124,50

Ferie 24

8,65

207.60

Permessi 4

8,65

34,60

Straordinari 10

10,38

103,80

Totale
168

1.470,50

Nel caso in cui, invece, la busta paga sia fatta a valori mensili, le cose si complicano.

Numero ore
Importo
Totale
Retribuzione ordinaria 1

1.500,00

1.500,00

Ferie 24

Dato statistico

Permessi 4

Dato statistico

34,60

Straordinari 10

1,73

17,30

Totale

1.517,30

Come annunciato le cose si sono complicate.

Tanto per cominciare, i due calcoli danno un risultato diverso, per lo stesso lavoratore, per lo stesso mese, per lo stesso orario. Come è possibile?

Miracoli della matematica: una paga lorda di 1.500 euro mensili per 40 ore settimanali, corrisponde a una media oraria mensile di 173,33 (40 ore settimanali per 52 settimane in un anno, diviso 12 mesi).

Settembre è un mese di 30 giorni, nel nostro caso ha 21 giorni lavorativi, pari a 168 ore (meno della media).

Ottobre, per esempio, è un mese di 31 giorni, nel nostro caso ha 22 giorni lavorativi, pari a 176 ore (più della media).

Quindi, se la busta paga è oraria, la retribuzione ordinaria lorda varia a seconda dei giorni, se la busta paga è mensilizzata, la retribuzione ordinaria lorda rimane costante.

A fine anno comunque, il lavoratore ha preso la stressa cifra.

Ma questa non è l’unica differenza. Cosa significa che ferie e permessi sono un dato statistico? C’entra l’Istat? No, significa solo che le ore di ferie e di permesso sono comprese nella retribuzione ordinaria lorda mensilizzata e vengono indicate soltanto per diminuire il monte ferie e permessi a cui il lavoratore ha diritto.

E poi, perché per gli straordinari in un caso si pagano 103,80 euro e nell’altro 17,30? Dove sta la fregatura? Anche qui nessuna fregatura, nel caso della busta oraria si pagano le ore di straordinario alla paga oraria maggiorata del 20%; nel caso della busta mensilizzata, le ore sono già pagata, a paga ordinaria, nella retribuzione ordinaria lorda e va aggiunta soltanto la maggiorazione del 20%.

Beh, dopo questa tirata rilassiamoci tornando a esaminare il contenuto della busta paga.

Nella parte relativa alle trattenute abbiamo:

  • contributi diversi
  • tasse
  • detrazioni
  • addizionali
  • rimborsi irpef.

In questo blocco vengono specificate le trattenute che il lavoratore subisce e che ci fanno passare dalla retribuzione lorda totale alla retribuzione netta, vale a dire alla somma che il dipendente incassa a fine mese.

Nella busta paga, di solito in basso a destra, si trovano le due voci chiamate totale competenze e totale trattenute; sottraendole si trova il netto mensile.

Dettagliamo ancora un po. Per passare dalla retribuzione totale lorda al netto in busta, si fa questo calcolo:

  • retribuzione lorda – contributi previdenziali = imponibile fiscale
  • imponibile fiscale – trattenute irpef (meno detrazioni, più addizionali) = salario al netto delle trattenute
  • salario al netto delle trattenute + assegni familiari + bonus Renzi = netto in busta.

I contributi previdenziali

I contributi previdenziali Inps sono pagati in parte dal lavoratore dipendente e in parte dal datore di lavoro.

Nella busta paga appaiono soltanto quelli pagati dal lavoratore e trattenuti dalla sua retribuzione lorda (solitamente il 9,1% dell’imponibile contributivo).

L’imponibile contributivo è dato dalla retribuzione totale lorda meno malattia, maternità, donazione di sangue e assegni familiari che sono corrisposti direttamente dall’Inps e non pagano altri contributi.

L’ammontare dei contributi previdenziali dipende dalla tipologia del contratto di lavoro.

Imponibile fiscale e trattenute Irpef

Nella busta paga, oltre alle trattenute per i contributi pensionistici, ci sono anche le trattenute per il pagamento delle tasse.

Non si dice che ai dipendenti le tasse le fanno pagare prima di vedere la paga? Ecco qua!

Le ritenute Irpef, le tasse per intenderci, vengono calcolate applicando una aliquota sul così detto imponibile Irpef.

L’imponibile Irpef si calcola sottraendo i contributi previdenziali alla retribuzione lorda.

L’Irpef mensile è una ritenuta d’acconto.

Per questo, quando si fa il modello 730, o quando cessa il rapporto di lavoro, è necessario fare i conguagli.

La ritenuta Irpef è calcolata applicando le aliquote progressive per scaglioni, quindi, varia per ciascun dipendente in base al livello della sua retribuzione.

A diversi intervalli di reddito corrispondono diverse aliquote Irpef:

REDDITO IMPONIBILE ALIQUOTA IRPEF
Fino a €. 15.000 23%
Oltre i €. 15.000 e fino a €. 28.000 27%
Oltre i €. 28.000 e fino a €. 55.000 38%
Oltre i €. 55.000 e fino a €. 75.000 41%
Oltre i €. 75.000 43%

Questi intervalli di reddito sono annuali, dividendoli per 12 si trovano gli intervalli mensili su cui si applicano le aliquote e si trova l’imposta lorda.

Ormai abbiamo imparato, dall’imposta lorda si passa all’imposta netta sottraendo le detrazioni fiscali cui il lavoratore ha diritto: quella per lavoro dipendente, che spetta a tutti per il solo fatto di essere lavoratore dipendente, poi quelle per il coniuge, i figli o altri familiari a carico.

Tutte queste detrazioni sono inversamente proporzionali alla retribuzione. Più guadagni, minore è la detrazione a cui hai diritto e più alta la trattenuta Irpef che viene applicata.

Ci sono poi le addizionali regionali e comunali che variano a seconda del luogo di residenza.

Posizione Inps, Inail e TFR

Nella parte bassa della busta paga si trovano tutti i dati che riassumono le somme complessivamente accumulate nell’anno, mese dopo mese, come imponibile Inps, Inail e Irpef.

Poi, ci sono anche i dati relativi al TFR o trattamento di fine rapporto: quanto è maturato dall’inizio del rapporto di lavoro, se sono stati presi degli acconti, quanto è versato a un fondo pensione, quanto è maturato dall’inizio dell’anno.

Ogni anno matura una quota di TFR è pari alla retribuzione annuale diviso 13,5. Le quote accantonate nel tempo maturano un interesse e beneficiano della rivalutazione monetaria.

Ferie e permessi

Nella busta paga si trova anche uno schema che indica quante ferie e permessi residuano dall’anno precedente, quanto è maturato nel corso dell’anno, quante ferie sono state fatte e quanti permessi sono stati utilizzati nell’anno e il residuo al mese di riferimento della busta paga.

Assegni familiari e bonus Renzi

Infine, ci sono altre due cose molto importanti:

Gli assegni familiari, che di solito sono indicati con la sigla ANF.

Sono pagati dall’Inps su richiesta del lavoratore, l’ammontare dell’assegno familiare dipende dalla composizione del nucleo familiare e dal reddito Irpef dichiarato l’anno precedente alla richiesta.

Il bonus Renzi è un credito di 80 euro che il datore di lavoro riconosce direttamente al lavoratore. Spetta a tutti i lavoratori dipendenti (e assimilati) con reddito inferiore ai 26mila euro.


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1 Commento

  1. sono una dipendente della p.a. e nelle buste paga non sempre hanno riportato il monte ore ferie e permessi che venivano calcolate ‘a parte’ o in un altro documento -modalità non trasparenti – esattamente come la banca ore che illustra il totale h lavorate oltre il limite contrattuale – h a credito del lavoratore che non venivano fatte ‘scaricare con regolarità’ perché non avevano un piano di recupero (furto di soldi) . mi sono sentita dire che sono ‘ esigente ‘ in realtà lo stress lavoro correlato è fortemente legato anche a queste irregolarità amministrative pubbliche.

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