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Ho vinto la causa ma devo pagare tutto io: che fare?

24 ottobre 2017


Ho vinto la causa ma devo pagare tutto io: che fare?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 24 ottobre 2017



Ho vinto una causa ma mi hanno fatto pagare tasse relative ad una operazione immobiliare e ad un procedimento giudiziario di cui si è avvantaggiato controparte. Che fare?

Gli esposti alle Procure della Repubblica ed al Consiglio superiore della magistratura per le ritenute violazioni di norme penali non possono considerarsi conducenti rispetto al fine perseguito. In definitiva, la questione principale ha riguardato la tassazione della sentenza e l’ingiustizia di un obbligo di pagamento che è stato riversato in via esclusiva sul lettore invece che sulla parte soccombente. Soccombente perfino nelle spese del giudizio e, comunque, beneficiaria principale degli effetti sostanziali del trasferimento di proprietà dell’immobile. Trattasi di una questione preminentemente fiscale per la quale, più che formulare doglianze alle varie autorità, sarebbe stato più opportuno ricorrere nelle sedi relative. L’esito di eventuali ricorsi non può, ovviamente, prendersi per certo: ma solo in quella sede era possibile ricercare una soluzione alla problematica emersa. Una problematica che, a prima vista, appare chiara: non è giusto far pagare ad un contribuente imposte e tasse relative ad una operazione immobiliare e ad un procedimento giudiziario del quale, in definitiva, si è avvantaggiato un altro contribuente. La comprensibile reazione al desiderio di giustizia ed equità non ha dato luogo ad azioni utili al raggiungimento di tale obiettivo. Con le azioni penali instaurate nei confronti di terzi estranei alla vicenda, non è possibile ottenere giustizia rispetto alla questione sostanziale alla base di tutto. A questo punto le cose, ugualmente improduttive sarebbero le azioni in sede politica e presso il ministro per la Giustizia. Non potrebbero, infatti, incidere in modo positivo per dare la giusta rotta alle legittime aspettative del lettore: fare in modo, soprattutto, che l’Agenzia delle entrate persegua la parte soccombente nel giudizio e che ha beneficiato del trasferimento immobiliare, per recuperare quanto dovuto in via solidale. Pertanto, si dovrebbe tentare la strada del Garante del contribuente formulando una istanza semplice, stringata, senza divagazioni;  attinente esclusivamente alla questione fiscale. Parallelamente, e per il caso in cui il lettore abbia già pagato delle somme, si dovrebbe avviare il recupero delle stesse presso i coobbligati. Intendendo per coobbligati non solo la parte soccombente nel giudizio, ma anche quelle con posizioni analoghe alle sue. Le sentenze della Cassazione che fanno riferimento alla solidarietà come conseguenza dell’aver usufruito del servizio giustizia potrebbero essere messe in discussione per l’aspetto relativo agli oneri fiscali di trasferimento della proprietà. L’esercizio dell’autotutela apparirebbe perfettamente e logicamente giustificabile a proposito delle imposte di registro, ipotecarie e catastali; imposte che sono per antonomasia a carico della parte acquirente come può considerarsi, nel caso in specie, colei a cui favore si è verificato il trasferimento di proprietà. E, se è corretta l’esposizione della situazione, costei è divenuta proprietaria di un immobile sul quale si potrebbe svolgere l’azione di recupero. Un’azione che peraltro, in via residuale, potrà svolgere il lettore stesso nel caso in cui si vedrà costretto a pagare somme dovute da altri, o anche da altri. Circa la sua volontà di non voler spendere ulteriormente, la richiesta di intervento del Garante previsto dallo Statuto del contribuente non implica spese. Altrettanto non può ovviamente dirsi per il recupero coattivo nei confronti dei coobbligati  in sede giudiziaria, anche se come ultima ipotesi, potrebbe essere inevitabile. Le denunce contro i magistrati, gli esposti al Presidente della Repubblica ed al Consiglio superiore della magistratura, sebbene possano considerarsi la legittima reazione a fatti che hanno disatteso il desiderio di giustizia del lettore, non risolveranno il suo problema. Potrebbero esporlo, tra l’altro, così come le denunce all’Autorità giudiziaria, a rischi per possibili reazioni degli interessati che si sentissero diffamati o calunniati. Potrebbero pure innescare procedimenti per violazione di norme penali qualora vengano considerati offensivi nei confronti di organi dello Stato.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv.Vincenzo Rizza

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