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Amianto: quando andare in pensione?

2 dicembre 2017


Amianto: quando andare in pensione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 2 dicembre 2017



Ho lavorato in una centrale elettrica per sette anni e poi sono stato trasferito. Ho fatto domanda di riconoscimento per l’esposizione all’amianto. Vorrei fare domanda di pensionamento. Posso?

La normativa vigente prevede che per i lavoratori che siano stati esposti all’amianto per un periodo superiore a dieci anni, l’intero periodo lavorativo soggetto all’assicurazione obbligatoria contro le malattie professionali derivanti dall’esposizione all’amianto, gestita dall’Inail è moltiplicato, ai fini delle prestazioni pensionistiche, per il coefficiente di 1:5. Condizioni per l’attribuzione del beneficio sono dunque:

  1. l’espletamento di un’attività lavorativa che abbia comportato esposizione all’amianto;
  2. il protrarsi della esposizione per oltre 10 anni.

Al riguardo la Corte di Cassazione sottolinea come non sia necessario che il lavoratore fornisca la prova atta a qualificare con esattezza la frequenza e la durata dell’esposizione, potendo ritenersi sufficiente, qualora ciò non sia possibile, avuto riguardo al tempo trascorso ed al mutamento delle condizioni di lavoro, che mediante la ricostruzione dell’ambiente di lavoro e la individuazione delle fonti di esposizione all’amianto, si possa pervenire a formulare un giudizio di pericolosità dell’ambiente di lavoro, con un margine di approssimazione di ampiezza tale da indicare la presenza di un rilevante grado di probabilità di superamento della soglia prevista. In merito a tale prova, la Cassazione ha concluso che il legislatore, di fronte al nutrito contenzioso e alle difficoltà di accertamento in sede giudiziale, sulla effettiva consistenza della esposizione all’amianto nelle varie realtà aziendali, (spesso dismesse e quindi non più verificabili) ha conferito pieno valore alla certificazione dell’Inail concernente, per ciascun lavoratore, il grado di esposizione e la sua durata, rilasciata sulla base degli atti di indirizzo del ministero del Lavoro, come mezzo di prova ai fini del beneficio in questione [1]. Per costante giurisprudenza appare sufficiente l’esistenza della certificazione Inail per fondare il diritto alla maggiorazione contributiva, avendo il legislatore delegato, a tale ente di previdenza professionalmente attrezzato, i necessari accertamenti tecnici sul superamento della soglia di esposizione e sulla relativa durata, da effettuare peraltro necessariamente attraverso i criteri generali dettati in sede ministeriale, liberando cosi la fase giudiziale da verifiche lunghe e complicate [2]. Peraltro è stato anche precisato che la certificazione Inail non costituisce l’unica ed esclusiva prova del diritto al riconoscimento dei benefici, persistendo ovviamente la possibilità che l’esposizione all’amianto venga dimostrata in giudizio attraverso altri mezzi di prova ordinari. Ciò che appare interessante, però, ai fini che ci interessano, è il rilievo delineato dalla giurisprudenza – in linea con la normativa vigente – agli accertamenti compiuti dall’Inail: accertamenti ai quali viene attribuito, in definitiva, un peso privilegiato e tale da escludere qualunque ulteriore attività da parte dell’interessato per poter usufruire dei vantaggi contributivi connessi all’esposizione all’amianto. Pertanto, in assenza della certificazione, sarà onere del lavoratore di dimostrare l’esposizione; in caso contrario la prova si ritiene sufficiente già con l’accertamento eseguito dall’Inail. Se l’Inail ha queste funzioni di accertamento del diritto, si può ben dire – però – che tale accertamento non è in sé sufficiente a consentire l’accredito nel conto previdenziale della cosiddetta contribuzione figurativa: cioè la maggiorazione dei contributi rispetto a quelli effettivamente versati. Ottenuto, infatti, tale accertamento, è onere del lavoratore di portare a conoscenza l’Inps dell’accertamento eseguito dall’Inail poiché in materia di contributi la competenza è esclusivamente dell’Istituto di previdenza sociale. Da ciò che dice, il lettore ha correttamente adempiuto a questa prescrizione, consegnando all’Inps l’accertamento dell’Inail; tanto è vero che i periodi figurativi compaiono nel suo estratto contributivo. Il valore di certificazione attribuito all’accertamento dell’Inail ed il recepimento dei periodi validi nel suo estratto conto contributivo dell’Inps, lasciano desumere che il diritto alla contribuzione figurativa possa considerarsi acquisito e che, pertanto, sussistendo gli altri elementi necessari, il lettore abbia diritto al pensionamento.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] In tali termini, Cass. sent. n. 151 dello 09.01.2007.

[2] Cass. sent. n. 12823 del 10.06.2011.

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