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Chi accetta con beneficio di inventario è erede?

8 ottobre 2017


Chi accetta con beneficio di inventario è erede?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 8 ottobre 2017



Valido l’avviso di accertamento e la cartella di pagamento notificati all’erede che ha accettato con beneficio di inventario.

È morto uno dei tuoi familiari e tu sei uno degli eredi. I debiti lasciati dal defunto erano particolarmente elevati, forse superiori al patrimonio attivo. Così, temendo di “rimetterci”, hai preferito accettare l’eredità con beneficio di inventario. Hai infatti saputo dal tuo avvocato – circostanza confermata anche dal notaio – che tutti coloro che accettano l’eredità con beneficio di inventario, in caso di un pignoramento da parte dei creditori del defunto, non rischiano il proprio patrimonio, ma solo i beni ereditati. Solo questi ultimi possono cioè essere aggrediti e sottoposti ad esecuzione. Così hai proceduto a far annotare, nel registro del tribunale, la tua «accettazione beneficiata». Senonché, qualche mese dopo, l’Agenzia delle Entrate ti ha notificato un avviso di accertamento per imposte non pagate dal familiare deceduto. Come se ciò non bastasse, a distanza di qualche settimana lo stesso Agente della Riscossione ti ha notificato una cartella di pagamento. Così ti poni il dubbio di non aver compreso bene come stanno le cose. Chi accetta con beneficio di inventario è erede – ti chiedi – e, in tal caso, che differenza di trattamento riceve rispetto a tutti gli altri eredi? In che modo il suo patrimonio viene tutelato dai debiti lasciati dal soggetto morto? A dare una spiegazione a questo interrogativo è stata la Cassazione con una ordinanza di venerdì scorso [1]. Stai a sentire cosa dice.

Chi accetta l’eredità con beneficio è erede a tutti gli effetti. Per cui può ben essere destinatario di tutti gli avvisi di pagamento, accertamenti fiscali e cartelle esattoriali notificate agli altri eredi. La vera differenza rispetto a questi ultimi si vede solo nella fase esecutiva, ossia quella del pignoramento. Difatti:

  • nel caso di erede «puro e semplice», il creditore può indifferentemente pignorare tanto i beni ottenuti con l’eredità (ad esempio la casa del genitore, il conto corrente su cui c’era la pensione del defunto, ecc.), quanto quelli personali dell’erede (la casa in cui questi viveva prima dell’apertura della successione, il suo stipendio, ecc.);
  • nel caso di erede con beneficio di inventario, il creditore può pignorare solo i beni da questo ottenuti con l’eredità e non quelli suoi personali. L’accettazione con beneficio di inventario, infatti, non esclude la qualifica di erede, ma comporta solo una distinzione tra il patrimonio proprio e quello ottenuto in successione.

Solo chi rifiuta l’eredità non è erede e, quindi, non rischia neanche la notifica delle ingiunzioni di pagamento, delle cartelle esattoriali, ecc. Anzi, se un atto del genere lo dovesse raggiungere, egli potrebbe impugnarlo e farlo annullare. Peraltro, secondo la Commissione Tributaria Regionale di Milano, se è ancora nei termini, egli potrebbe successivamente revocare la rinuncia all’eredità e divenire erede (non prima di essersi fatto annullare la cartella o l’accertamento). Leggi sul punto Se si revoca la rinuncia all’eredità la richiesta di pagamento è nulla.

Ritornando al caso di chi accetta l’eredità con beneficio di inventario, la Cassazione ricorda che la possibilità di eccepire di non essere tenuto a pagare i debiti oltre il limite di quanto ricevuto riguarda solo la fase esecutiva e non l’esistenza del debito fiscale. L’accettazione beneficiata, peraltro, comporta che l’accettante, a parte la distinzione del patrimonio del defunto da quello dell’erede, diventa erede a tutti gli effetti e, quindi, anche soggetto passivo d’imposta ed è pienamente legittimato a ricevere la notifica dell’avviso d’accertamento.

Ne consegue che tali atti restano validi. Sarà poi possibilità dell’erede, in caso di pignoramento, pretendere che il creditore aggredisca solo i beni ottenuti con la successione e non quelli personali.

note

[1] Cass. ord. n. 23389/17 del 6.10.2017.


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