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Corsi di formazione: come esercitare il diritto di recesso

28 Ottobre 2017


Corsi di formazione: come esercitare il diritto di recesso

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 Ottobre 2017



Ero interessato al corso di formazione “Addetto paghe & contributi “. Il funzionario della scuola, dopo avermi illustrato la struttura, mi ha fatto sottoscrivere il contratto.  Arrivato in studio e dopo aver discusso con i miei colleghi di lavoro, avrei deciso di rinunciare. Mi lascia perplesso e sbalordito però la clausola dell’art.2, che prevede in caso di recesso nei 7 giorni, una penale del 25% del costo complessivo del corso. È lecita questa clausola, anche nel caso in cui non abbia versato nulla ed il corso deve ancora avere inizio? Consultando alcune clausole di altri Enti formativi, è previsto il recesso , senza alcuna penale.

La legge italiana (in particolare il cosiddetto Codice del Consumo) consente al consumatore di recedere, entro il termine di quattordici giorni dalla stipula e senza alcuna penale o costo, dal contratto di consumo che abbia sottoscritto a distanza (per telefono o via internet ad esempio), oppure fuori dai locali commerciali (cioè sottoscritto fuori dal luogo dove la controparte esercita la sua attività).

Ebbene, nel caso specifico la norma che consente di esercitare il diritto di recesso senza penali o costi (cosiddetto diritto di ripensamento) non risulta applicabile perché:

1) il contratto del lettore  non è qualificabile come contratto di consumo (per essere qualificabile come contratto di consumo il contratto non deve, tra l’altro, essere finalizzato a procurarsi beni o servizi utili a perfezionare competenze professionali già esistenti o ad acquisirne di nuove: in tal senso si è espressa la Corte di Cassazione con ordinanza n. 8904 del 5 maggio 2015);

2) se anche fosse qualificabile come contratto di consumo, il diritto di ripensamento spetta solo per i contratti di consumo stipulati a distanza (cioè, ad esempio, per telefono o attraverso internet) o fuori dai locali commerciali (cioè, ad esempio, presso il domicilio del consumatore), mentre quello del lettore è invece stato stipulato nei locali della scuola.

Fatta questa doverosa premessa, la clausola inserita nel contratto in questione è una clausola che, in conformità alla legge (articolo 1373 del Codice civile), attribuisce ad entrambe le parti la facoltà di recedere dal contratto a fronte del pagamento di un corrispettivo.

Una clausola di questo tipo è dunque conforme alla legge e ha lo scopo di consentire ad una parte (o ad entrambe le parti contrattuali come è nel caso specifico) di recedere dal contratto dietro pagamento di una somma predeterminata.

La somma contrattualmente pattuita in caso di recesso, quindi, non ha alcun legame con le prestazioni previste nel contratto stesso (cioè con il pagamento dell’importo convenuto da parte del lettore per la frequenza delle lezioni e con le prestazioni dei servizi da parte della scuola) perché essa costituisce il “prezzo” per potersi sciogliere dal contratto.

Nel caso specifico, poi, la clausola in questione è stata anche regolarmente sottoscritta due volte (cosiddetta specifica approvazione per iscritto delle clausole onerose o vessatorie prevista dall’articolo 1341 del codice civile) e questa doppia sottoscrizione avrebbe potuto anche essere evitata tenuto conto che la Cassazione l’ha ritenuta non necessaria nei casi, come quello in esame,  in cui la facoltà di recesso è stata concessa a condizioni sostanzialmente identiche ad entrambe le parti (sentenza n. 6.314 del 22 marzo 2006). Il lettore, quindi, ove ritenesse di non voler più frequentare il corso ha la possibilità (nel termine di sette giorni dalla stipula) di esercitare il diritto di recesso con le modalità indicate in contratto, ma è assai probabile che la scuola, a quel punto, gli chieda il versamento del corrispettivo che è stato appunto pattuito per poter esercitare il diritto di recesso (e non potrebbe, però, chiedere di più).

Nel caso in cui, invece, il lettore decidesse di non esercitare il diritto di recesso potrebbe solo sperare, avviando una trattativa con la scuola ai sensi dell’articolo 3 del contratto, di trovare un accordo su una cifra ad entrambi conveniente.

Si valuti, però, il fatto che se il lettore recedesse entro sette giorni dalla stipula sarà tenuto a versare soltanto il 25% dell’importo convenuto per la frequenza del corso (la scuola, cioè, non potrà pretendere di più); se, invece, questi non recedesse, la scuola avrà il diritto di ottenere l’intero importo convenuto anche nel caso in cui il lettore non frequentasse affatto le lezioni (solo se la scuola sarà d’accordo, cioè, il lettore potrà versarle, a totale definizione della vertenza, meno dell’intero importo convenuto).

 

 

Articolo tratto dalla consulenza dell’avv. Angelo Forte


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4 Commenti

  1. Salve.

    Mi sono iscritto ad un corso di formazione ma sto aspettando da due mesi la formazione dell’aula. Ho versato un acconto ma voglio recedere , il corso non è ancora iniziato. Perdo l’anticipo? La scuola non mi ha rilasciato nessuna copia del contratto.
    Grazie.

  2. Ho acquistato e pagato a rate un corso online dall’istituto Volta. Il corso non è iniziato nel migliore dei modi e dopo alcuni mesi per problematiche con il prof è stato cambiato. Sono passati circa 6 mesi ed ho finito di pagare il corso completamente. Per problemi di tempo ho dovuto comunicare la mia impossibilità a proseguire il corso e quindi a fermarmi chiedendo il rimborso. Mi è stato comunicato che non è possibile riavere indietro i soldi e che il diritto di recesso poteva essere effettuato entro 15 dalla data d’inizio. La mia domanda è posso avere i soldi indietro? non posso più continuare anche in un futuro perchè non sò se potrò farlo per il tempo. Con l’attesa di una Vostra risposta , l’occasione è gradita per porgere cordiali saluti.

  3. Ho stipulato un contratto in sede x corso di formazione. Il contratto non prevede diritto di recesso… Posso comunque recedere e pagare la penale? Il corso non è ancora iniziato…. Grazie

    1. Buongiorno Max. Ogni contratto concluso fuori dai locali commerciali deve necessariamente riportare il diritto di recesso per il consumatore, spiegandogli come si esercita e il termine entro cui attivarsi per il ripensamento, termine che è sempre di 14 giorni. Che succede se il fornitore dimentica di indicare il diritto di recesso? In tal caso il consumatore ha 1 anno e 14 giorni di tempo per esercitare il recesso. Il diritto di recesso non vale sempre ma solo in determinate situazioni. Innanzitutto vale solo per il consumatore. Quindi se acquisti una radio con la tua partita Iva e chiedi la fattura, intervenendo nella vendita come professionista, non hai diritto al recesso nei 14 giorni. In secondo luogo vale solo per le vendite o i contratti firmati fuori «dai locali commerciali». I locali commerciali sono quelli dell’azienda. Il che significa che vi rientrano tutti i contratti sottoscritti al telefono, per email, su internet, per strada nel corso di una fiera.

      Sono poi previste una serie di ipotesi in cui il diritto di recesso non può mai essere rivendicato. Eccole: contratti per servizi già completamente eseguiti, con l’accordo espresso del consumatore, ed iniziati prima del decorso del termine di 14 giorni per il recesso; è necessaria l’accettazione da parte del consumatore della perdita del diritto. Si pensi a un videocorso di lezioni online di cinque giorni; la fornitura di beni o servizi il cui prezzo è legato a fluttuazioni nel mercato finanziario che il professionista non è in grado di controllare e che possono verificarsi durante il periodo di recesso; la fornitura di beni confezionati su misura o chiaramente personalizzati (si pensi all’acquisto di una t-shirt con un nome stampato sul petto); la fornitura di beni che rischiano di deteriorarsi o scadere rapidamente; la fornitura di beni sigillati che non si prestano ad essere restituiti per motivi igienici o connessi alla protezione della salute e sono stati aperti dopo la consegna; la fornitura di beni che, dopo la consegna, risultano, per loro natura, inscindibilmente mescolati con altri beni; la fornitura di bevande alcoliche, il cui prezzo sia stato concordato al momento della conclusione del contratto di vendita, la cui consegna possa avvenire solo dopo trenta giorni e il cui valore effettivo dipenda da fluttuazioni sul mercato che non possono essere controllate dal professionista; i contratti in cui il consumatore ha specificamente richiesto una visita da parte del professionista ai fini dell’effettuazione di lavori urgenti di riparazione o manutenzione; la fornitura di registrazioni audio o video sigillate o di software informatici sigillati che sono stati aperti dopo la consegna; la fornitura di giornali, periodici e riviste ad eccezione dei contratti di abbonamento per la fornitura di tali pubblicazioni; i contratti conclusi in occasione di un’asta pubblica; la fornitura di alloggi per fini non residenziali, il trasporto di beni, i servizi di noleggio di autovetture, i servizi di catering o i servizi riguardanti le attività del tempo libero qualora il contratto preveda una data o un periodo di esecuzione specifici; la fornitura di contenuto digitale mediante un supporto non materiale se l’esecuzione è iniziata con l’accordo espresso del consumatore e con la sua accettazione del fatto che in tal caso avrebbe perso il diritto di recesso. Puoi trovare ulteriori informazioni nel nostro articolo Diritto di recesso non presente in contratto: che succede? https://www.laleggepertutti.it/262358_diritto-di-recesso-non-presente-in-contratto-che-succede#Che_succede_se_il_contratto_non_indica_il_diritto_di_recesso
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