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Divieto di dar cibo ai colombi

28 ottobre 2017


Divieto di dar cibo ai colombi

> Diritto e Fisco Pubblicato il 28 ottobre 2017



Amo gli animali. Nel parcheggio del mio posto di lavoro nidificano dei colombi e così qualche giorno fa ho pensato di lanciargli del cibo. Mi accusano di aver favorito la nidificazione e di conseguenza l’imbrattamento del suolo da parte di questi animali. Vogliono chiamarmi al risarcimento del danno sulla base di un’ordinanza del mio Comune che vieta di dar da mangiare ai colombi. Come posso tutelarmi? In caso ne risponderebbe anche il mio datore di lavoro?

 

Per rispondere al quesito occorre fare una distinzione.

L’ordinanza comunale (il cui testo comunque non si conosce) che stabilisce il divieto di dare cibo a determinati animali, e prevede sanzioni amministrative a carico dei trasgressori, agisce solo sul piano dei rapporti tra cittadini e pubblica amministrazione.

Ciò vuol dire che se un cittadino realizzasse una condotta vietata dall’ordinanza, i soggetti autorizzati a contestare le violazioni (di solito, ma non solo, gli agenti di polizia locale), accertata l’infrazione, devono contestare con apposito verbale l’avvenuta trasgressione sanzionando il trasgressore che, poi, potrà pagare l’importo previsto dall’ordinanza e indicato a verbale (oppure proporre ricorso contro il verbale nei modi e secondo le procedure indicate nel verbale stesso).

Sul piano, invece, dei rapporti tra dipendente e datore di lavoro agisce innanzitutto, in casi come quelli descritti dal lettore nella mail allegata al quesito, la norma contenuta nell’articolo 2049 del codice civile che stabilisce che i datori di lavoro sono responsabili per i danni arrecati dal fatto illecito dei loro dipendenti nell’esercizio delle incombenze a cui sono adibiti.

Questo significa che se viene dimostrato (e la prova spetta a chi avanza l’accusa) che un dipendente ha effettivamente causato un danno significativo provocando l’imbrattamento dei luoghi di pertinenza di terzi, a rispondere del danno in tal modo provocato sarà chiamato il datore di lavoro.

La norma indicata, però, non si applica se il dipendente ha causato un danno non durante l’espletamento delle sue mansioni di lavoro e non allo scopo di adempiere alle mansioni lavorative, ma al di fuori di esse e per soddisfare un bisogno estraneo alle stesse (così ha stabilito la Corte di Cassazione con sentenza n. 14.096 del 13 novembre 2001).

Questo vuol dire che il datore di lavoro non è responsabile del danno causato dal suo dipendente, se il danno è l’effetto di una attività che non ha alcuna relazione con le mansioni lavorative.

Escluso, perciò, che sia chiamato a rispondere del danno il datore di lavoro del lettore, se effettivamente esistente e se dimostrato da chi l’accusa, potrà essere chiamato a rispondere direttamente e solo il lettore.

Ovviamente, i dirigenti del deposito devono dimostrare che lo sporco lasciato dagli animali sia direttamente ed esclusivamente causato da ciò che il lettore ha fatto (cioè soltanto e direttamente dal fatto questi gli ha fornito cibo): se, come lo stesso sostiene, questi animali nidificano da tempo in quel parcheggio e le loro deiezioni esistono pur esse da tempo, è chiaro che il danno (di tipo ambientale o altro) assai difficilmente può essere attribuito al fatto che, occasionalmente, gli ha lanciato un pò di cibo ai colombi.

Naturalmente, resta il fatto che se l’ordinanza comunale vieta di dare il cibo, il lettore può essere sanzionato dalla competente autorità, ma la trasgressione all’ordinanza comunale, come sopra detto, si esaurisce nel momento in cui il lettore paga la sanzione prevista nell’ordinanza stessa e non è sicuramente da sola una prova che sia stato quest’ultimo a causare un danno di tipo ambientale o di altro tipo alle proprietà comunali.

Pertanto, qualora venisse contestato al lettore direttamente di aver provocato l’imbrattamento del suolo comunale o di altre proprietà comunali, lo stesso potrà replicare (in presenza di prove circostanziate che dimostrino che ha dato cibo agli animali) affermando che quei colombi nidificano indisturbati da tempo nel deposito e che, pertanto, non vi è dimostrazione alcuna di una sua responsabilità nell’episodico lancio di un pò di cibo.

Se, invece, una richiesta di risarcimento dovesse pervenire al datore  del lettore (fermo restando che non esiste alcuna prova che sia stato il lettore a provocare danni di alcun tipo), il datore stesso, sulla base di quella sentenza sopra indicata, non è responsabile di alcunché trattandosi di una condotta (il lancio di cibo) che non ha alcuna pertinenza con le mansioni lavorative del lettore.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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