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Sgravi sul rientro italiani dall’estero: come varia l’Irpef

1 novembre 2017


Sgravi sul rientro italiani dall’estero: come varia l’Irpef

> Diritto e Fisco Pubblicato il 1 novembre 2017



Sto beneficiando degli sgravi fiscali della legge 238 sul rientro degli italiani dall’estero.
Ho letto che col decreto Milleproroghe è stata approvata la possibilità per quelli della 238 di passare alla 147.
Come varia l’importo di Irpef da versare dopo il passaggio alla 147? Adesso sulla busta paga (in allegato) non ne trovo evidenza nella colonna delle trattenute.
Se si passa alla 147, è previsto un conguaglio per l’anno 2016? In quel caso non risulterebbe più conveniente?

La legge di stabilità 2017, portando avanti un discorso iniziato negli anni precedenti, in particolare con la l. n. 238/2010, introduce degli importanti incentivi dedicati appositamente agli italiani che, in seguito ad un periodo di studio o lavoro all’estero, scelgono di rientrare in Patria.

La legge n. 238/2010 – “Incentivi fiscali per il rientro dei lavoratori in Italia”, in particolare, ha come intento di favorire il rientro in Italia di risorse umane qualificate, i cosiddetti “cervelli”.

Gli incentivi fiscali previsti dalla legge 238/2010 sono finalizzati al rientro in Italia di cittadini dell’Unione europea di qualsiasi età in possesso di un titolo di laurea, che hanno risieduto per almeno due anni continuativi in Italia, che studiano, lavorano o che hanno conseguito una specializzazione post lauream all’estero. Il beneficio fiscale consiste in una riduzione al 20 % per le lavoratrici ed al 30% per i lavoratori della base imponibile IRPEF, con riferimento al reddito di lavoro dipendente, d’impresa o di lavoro autonomo. L’agevolazione interessa i lavoratori che ricoprono ruoli direttivi, cioè che sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione e che, non essendo stati residenti in Italia nei cinque anni precedenti, si impegnano a rimanere in Italia per almeno due anni, trasferendo la residenza nel territorio dello Stato: per questi soggetti il reddito di lavoro dipendente prodotto contribuisce alla formazione del reddito complessivo nella misura del 70 % del suo ammontare.

L’attività lavorativa deve essere svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato e le agevolazioni si applicano a decorrere dal periodo di imposta in cui è avvenuto il trasferimento su suolo italiano e per i quattro anni successivi.

Ma, in origine, con durata limitata al 31 dicembre 2017, ad oggi, con il decreto Milleproroghe diventato legge in data 23/02/2017, diventano, dunque, definitive le novità inserite nel testo originario del decreto, tra cui il raccordo tra le nuove norme sul bilancio e le disposizioni fiscali, l’eliminazione di alcuni adempimenti fiscali e lo slittamento di altri, oltre ad alcune importanti proroghe in materia di lavoro, previdenza, che impattano sugli adempimenti di professionisti ed aziende.

Nello specifico, grazie al decreto Milleproroghe, riapre al 30 aprile 2017 il termine per l’esercizio della scelta sul regime fiscale di favore applicabile ai lavoratori che rientrano in Italia (art. 16, D.Lgs. n. 147/2015 – Disposizioni recanti misure per la crescita e l’internazionalizzazione delle imprese), in altre parole proroga i benefici fiscali previsti nella legge n. 238 del 2010 in favore dei soggetti che rientrano in Italia.

L’art. 16 del D.Lgs. n. 147/2015 (decreto Internazionalizzazione) ha introdotto una nuova agevolazione per l’ingresso in Italia di lavoratori dipendenti; con maggior dettaglio la norma dispone che il reddito di lavoro dipendente prodotto in Italia da lavoratori che trasferiscono la propria residenza nel territorio dello Stato ai sensi dell’art. 2 del Tuir, concorre alla formazione del reddito complessivo, nella misura del 70 per cento, al ricorrere delle seguenti condizioni: a) i lavoratori non sono stati residenti in Italia nei cinque periodi di imposta precedenti il predetto trasferimento e si impegnano a permanere in Italia per almeno due anni; se il beneficiario dell’agevolazione non mantiene la residenza in Italia per almeno 2 anni perde il beneficio, che dovrà essere restituito con l’aggiunta delle relative sanzioni e interessi.

  1. b) l’attività lavorativa viene svolta presso un’impresa residente nel territorio dello Stato in forza di un rapporto di lavoro instaurato con questa o con società che direttamente o indirettamente controllano la medesima impresa, ne sono controllate o sono controllate dalla stessa società che controlla l’impresa;
  2. c) l’attività lavorativa è prestata prevalentemente nel territorio italiano;
  3. d) i lavoratori rivestono ruoli direttivi ovvero sono in possesso di requisiti di elevata qualificazione o specializzazione come definiti con il decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze.

In sostanza, il legislatore ha previsto due norme che si prefiggono un comune scopo, il rientro in Italia delle eccellenze, siano essi ricercatori/docenti universitari che lavoratori/studenti, i quali abbiano maturato esperienze non occasionali all’estero. L’agevolazione fiscale per il «rientro dei cervelli» in Italia potrebbe diventare permanente. Lo prevede una bozza del dl competitività, che dovrebbe rientrare nel più ampio pacchetto Finanza per la crescita 2, che stanno mettendo a punto i tecnici del Ministero dell’Economia e dello Sviluppo economico.

Attualmente è in vigore la legge n. 238/2010 e la Legge stabilità 2016 l’ha prorogata per due anni 2016 e 2017 (per le donne riduzione dell’80% della base imponibile del reddito). Ma, grazie al decreto Milleproroghe, ad oggi è anche rientrato in funzione il d.lgs. n. 147/2015 che prevede nuovo regime dal 1.1.2016 e per 4 periodi: 2017 2018 2019 2020, con aliquota di abbattimento reddito per il 70% e non più l’80%. Aderendo a quest’ultimo regime si rimetterebbe il 10% (passando dall’80% al 70%) per il 2016 con conguaglio da recuperare a tassazione, il 10% del 2017 (sempre 80-70) ma poi si guadagnerebbe per 2018, 2019, 2020, il 70% per anno.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Rossella Blaiotta

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2 Commenti

  1. Ciao,
    l’art. 16 della legge n. 147/15 non dispone che il reddito concorre alla formazione del reddito complessivo limitatamente al 50% e non al 70%?

    1. era possibile solamente fino al 30 aprile 2017 fare il passaggio dalla 238 alla 147, dopo non più possibile

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