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Lo sai che? Proprietà: come si rinuncia alla proprietà di una casa o un terreno

Lo sai che? Pubblicato il 1 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 novembre 2017

Conosco il parere del Consiglio nazionale del Notariato, datato 21 marzo 2014 e dal punto di vista del diritto mi è tutto chiaro. Ho un piccolo immobile ed un terreno di mia proprietà che però non ha alcun valore.
La rinuncia alla proprietà può essere oggi effettuata? In caso affermativo, a fronte dell’atto notarile, il rinunciante è esonerato da ogni responsabilità di carattere civile (ad esempio responsabilità verso terzi per la caduta di una tegola dal tetto) e dalla responsabilità di carattere fiscale (ad esempio richiesta successiva di pagamento IMU da parte del Comune o di IRPEF perché per qualche motivo l’Atto non viene ritenuto valido)?
Come registra l’atto l’Ufficio del registro? Come va fatta la voltura catastale? A favore di chi? E il demanio?

Il lettore, essendo a conoscenza del parere del Consiglio nazionale del Notariato, e, quindi, delle acute analisi dottrinarie e dei vari riferimenti giurisprudenziali in esso contenuti, saprà che la rinuncia anche abdicativa al diritto di proprietà è una possibilità contemplata dalla legge italiana (sulla base dei dati testuali contenuti innanzitutto negli articoli 827, 1350 n. 5 e 2643 n. 5 del codice civile).

Più che la rinuncia in sé, comunque, le norme citate ne disciplinano la forma, la pubblicità e i relativi effetti, ma poco cambia.

Dal 2014 in poi, cioè dalla data di pubblicazione dello studio del Consiglio del Notariato, la situazione non è mutata.

La rinuncia è un atto a cui, almeno in Italia, si ricorre pochissimo e questo è il motivo per cui, pur non dubitando della possibilità legale di farvi ricorso, esiste scarsissima prassi applicativa.

I problemi, dunque, sono piuttosto quelli di reperire un notaio che sia in grado o voglia rogare un atto simile e di superare le difficoltà burocratiche relative alle modalità di trascrizione (presso l’Agenzia del Territorio), di applicazione dell’imposta di registro e di voltura catastale (nei confronti del Demanio).

Ciò premesso, ai quesiti in esame si può dare la seguente risposta.

Una volta che l’atto di rinuncia abdicativa sia stato rogato, il soggetto rinunciante non è legalmente più il proprietario del bene immobile oggetto di rinuncia con la conseguenza che le norme che legano alla proprietà del bene la responsabilità per i danni che da questo siano derivati non potranno applicarsi al rinunciante (che non è più proprietario).

In particolare, le norme di cui agli articoli 840 e 2053 del codice civile presuppongono la proprietà del bene in chi è chiamato a rispondere dei danni causati dal bene stesso (per effetto della sua rovina, ad esempio) e, pertanto, non potranno applicarsi a chi proprietario non sia più.

Tuttavia altre norme (come ad esempio l’articolo 2051 del codice civile per i danni da cose in custodia e l’articolo 1172 del codice civile per la denuncia di danno temuto) chiamano a responsabilità anche chi sia semplice possessore o detentore della cosa.

Queste due ultime norme, quindi, se il lettore conservasse, anche dopo aver rinunciato alla proprietà (e trascritto il relativo atto), un rapporto di fatto con l’immobile ed il terreno (se cioè continuasse a detenerli) sarebbero sufficienti per chiamarlo alla responsabilità per eventuali danni (il lettore, quindi, dovrebbe anche dismettere, dopo la rinuncia, qualsiasi rapporto di fatto con il fondo e con l’immobile per non essere più considerato responsabile, in qualità di semplice possessore o detentore, dei danni prodotti da tali beni).

Dal punto di vista fiscale, dopo aver provveduto a far trascrivere l’atto di rinuncia (trascrizione che rende opponibile ai terzi l’atto stesso), il lettore non potrà più ritenersi soggetto passivo Irpef in quanto i redditi fondiari (dei fabbricati e dei terreni) assoggettati ad Irpef concorrono a formare il reddito complessivo dei soggetti che possiedono gli immobili a titolo di proprietà, enfiteusi, usufrutto o altro diritto reale (in caso di locazione, poi, la legge stabilisce norme particolari per la determinazione del reddito assoggettato ad Irpef che il proprietario dovrà dichiarare).

Anche per ciò che concerne l’Imu la rinuncia alla proprietà fa venir meno la soggettività passiva (cioè fa venir meno l’obbligo al pagamento dell’imposta) in quanto sono obbligati al pagamento dell’Imu il proprietario, l’usufruttuario, il titolare di altro diritto di godimento o il titolare di un rapporto di locazione finanziaria o il concessionario di beni demaniali: nel caso dell’Imu sarà comunque opportuno comunicare all’ufficio tributi del Comune in cui gli immobili sono ubicati l’avvenuta rinuncia alla proprietà esibendo l’atto di rinuncia provandone anche la sua trascrizione.

Articolo tratto dalla consulenza resa dall’avv. Angelo Forte


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