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Lo sai che? Casa in comunione: si può vendere senza il consenso del coniuge?

Lo sai che? Pubblicato il 1 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 1 novembre 2017

Alcuni anni fa io e la mia compagna abbiamo acquistato la casa in cui viviamo ed abbiamo fatto una privata scrittura che vi allego (non registrata ma comunque valida).
Da molto tempo la convivenza è divenuta difficile e ho deciso di vendere la casa,  ma mia moglie non è d’accordo. Cosa posso fare a parte non pagare più la mia quota di mutuo (che si estinguerà tra un anno) ?

 

Con il termine scrittura privata si intende qualsiasi documento, redatto da uno o più soggetti, destinato ad assumere un valore di piena prova. La legge permette ai cittadini di disciplinare in maniera autonoma, senza violare le norme, i propri interessi e la scrittura privata costituisce uno degli strumenti più utilizzati. Quando si parla invece di scrittura privata autenticata si intende un documento che viene sottoscritto dalle parti davanti ad un notaio, segretario comunale o provinciale, o un console. Tale attestazione ha una funzione probatoria circa la provenienza delle dichiarazioni effettuate dai sottoscrittori, in quanto il pubblico ufficiale ne verifica preliminarmente l’identità, e della data certa.

Come correttamente affermato dal lettore, la scrittura privata sottoscritta unitamente alla sua compagna è valida.

Con riferimento all’immobile in questione, attualmente è in presente una comunione, ossia ciascuna delle parti ne è proprietaria in base alle diverse percentuali (indicate nella scrittura privata nella misura di 1/3 e 2/3), in altre parole il lettore e la sua compagna condividono l’immobile in base alle percentuali di proprietà.

L’art. 1108 del codice civile, nella parte in cui afferma che “è necessario il consenso di tutti i partecipanti per gli atti di alienazione o di costituzione di diritti reali sul fondo comune…” esprime un principio di ordine generale applicabile ad ogni tipo di comunione ed in particolare evidenzia come per potere vendere un immobile in comunione sia necessario il consenso di tutte le parti interessate.

Alla luce di quanto esposto, a parere dello scrivente, per risolvere la situazione, e alleggerirsi dall’obbligo di pagare mensilmente il mutuo sino allo scadere, il lettore potrà alternativamente:

– Provvedere, mediante contratto scritto, alla cessionevendita della sua quota alla sua compagna, con clausola di liberarsi dal mutuo. In questo modo, visto che la comproprietaria è contraria alla vendita dell’immobile, acquistando la quota del lettore ne diventerebbe la piena intestataria. Per fare ciò è necessario il pieno accordo tra le parti.

– Provvedere, qualora possibile da un punto di vista tecnico-edilizio, alla ripartizione dell’immobile, in base alla percentuale di proprietà, attuando una divisione materiale. Per fare ciò è necessario l’intervento di un tecnico che possa verificare la fattibilità della divisione in base alla natura, alla metratura, alle dimensioni dell’abitazione.

– Adire le vie legali, provvedendo a citare in giudizio la compagna e chiedendo al tribunale di decidere in merito alla decisione di vendere l’immobile stante la scrittura privata sottoscritta da entrambe le parti.

La giurisprudenza conferma quanto detto. “In materia di innovazioni e di altri atti eccedenti l’ordinaria amministrazione il consenso dei partecipanti alla comunione deve risultare espresso nelle forme previste dall’art. 1108 c.c.” Cassazione civile, sez. II, 14 dicembre 1994, n. 10669.

Articolo tratto dalla consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta


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