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Lo sai che? Il fermo amministrativo sull’auto

Lo sai che? Pubblicato il 10 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 ottobre 2017

Il fermo serve per evitare il deprezzamento del mezzo prima del pignoramento anche se, dopo la notifica della cartella di pagamento, esso si dimostra da solo sufficiente a far pagare il debito al contribuente.

Un’auto con fermo amministrativo non può circolare, né può essere rottamata. Può tuttavia essere venduta: il Pra ha infatti l’obbligo di registrare il passaggio di proprietà. Tuttavia il venditore deve comunicare all’acquirente la presenza del fermo; diversamente quest’ultimo può chiedere lo scioglimento del contratto e la restituzione dei soldi versati eventualmente facendo causa. È vero, l’iscrizione del fermo amministrativo non viene comunicata al proprietario, al quale l’Agenzia Entrate Riscossione invia solo un preavviso di fermo 30 giorni prima per dargli la possibilità di difendersi o chiedere la rateazione. Nessuna conferma viene poi notificata una volta che questo è stato disposto; ma è compito del proprietario del mezzo informarsi della presenza di un fermo prima di vendere l’auto. Ma procediamo con ordine e vediamo cosa succede in caso di fermo amministrativo sull’auto.

Cos’è il fermo amministrativo?

Il cosiddetto «fermo amministrativo» (chiamato da alcuni anche «ganasce fiscali» o semplicemente «blocco dell’auto») è un vincolo che viene iscritto nei confronti di coloro che non pagano i debiti con le pubbliche amministrazioni, lo Stato o gli enti territoriali (come Regioni e Comuni). Non può essere iscritto per debiti di creditori privati, come banche o fornitori. Il fermo viene iscritto al Pra e consiste in un divieto di utilizzare l’auto su cui esso viene iscritto. Per cui, se il contribuente ha due auto e il fermo viene iscritto solo su una delle due, con l’altra può liberamente circolare. In teoria la legge non vieta il fermo contemporaneo su più auto, anche se una vecchia circolare di Equitalia (il precedente Agente della Riscossione) lo negava per debiti modesti.

Qual è la procedura del fermo amministrativo?

Il contribuente riceve una cartella di pagamento da Agenzia Entrate Riscossione o un avviso di accertamento immediatamente esecutivo da Agenzia delle Entrate. Gli vengono concessi 60 giorni di tempo per pagare o per chiedere la rateazione. Nello stesso termine può fare opposizione (se però la cartella si riferisce a multe il termine scende a 30 giorni, mentre per gli importi dovuti a Inail o Inps il termine è di 40 giorni).

Se non avviene il pagamento, l’Agente della Riscossione (Agenzia Entrate Riscossione) può – ma non è detto che lo faccia – decidere di iscrivere il fermo amministrativo sull’auto di proprietà del contribuente. In tal caso deve inviargli 30 giorni prima dell’iscrizione un preavviso di fermo. Il preavviso serve a consentire al contribuente di pagare o di chiedere la rateazione e, così, in entrambi i casi, evitare il fermo. Nello stesso termine il contribuente può dimostrare che l’auto serve per il lavoro e scongiurare, anche in questo caso, il fermo amministrativo.

Spirati i 30 giorni, l’Agenzia Entrate Riscossione può iscrivere il fermo senza – questa volta – darne notizia al contribuente, il quale è tenuto comunque a informarsi poiché, qualora ciò dovesse avvenire, egli non potrebbe circolare. Secondo alcuni giudici, chi circola con un’auto soggetta a fermo – anche se non ne è a conoscenza – commette reato. Ecco perché è sempre meglio verificare, dopo 30 giorni dal preavviso di fermo, se tale misura è stata effettivamente disposta.

Per quali importi di debito può essere iscritto il fermo auto?

L’Agente della Riscossione può iscrivere qualunque sia l’importo da riscuotere, non essendo previsti limiti a differenza di quanto accade per l’ipoteca.

In base ad alcune direttive interne, l’Esattore, per debiti inferiori a 2.000 euro, dovrebbe iscrivere il fermo su un solo veicolo del debitore; per debiti di valore compreso tra 2.000 e 10.000 euro, su un massimo di 10 veicoli e, infine, per debiti di valore superiore a 10.000 euro, su tutti i veicoli del debitore.

Tali criteri non hanno rilevanza esterna, tuttavia, anche secondo parte della giurisprudenza, la misura deve essere proporzionata al credito da tutelare. La discrezionalità relativa all’adozione di tale misura non può però tramutarsi in arbitrarietà sicché, al ricorrere di determinate circostanze, l’iscrizione può essere censurata per eccesso di potere.

Quali beni possono essere oggetto di fermo?

L’Agente della Riscossione può sottoporre a fermo i beni mobili iscritti in pubblici registri e dunque:

  • autoveicoli e i motoveicoli iscritti al Pra;
  • aeromobili;
  • autoscafi intesi quali le unità da diporto e le unità adibite ad uso privato iscritte in pubblici registri.

L’auto per il lavoro può essere sottoposta a fermo?

La legge parla chiaro: solo le auto necessarie all’esercizio della professione o di un’attività imprenditoriale non possono essere soggette a fermo, sempre che il contribuente dimostri l’essenzialità del mezzo. Per gli altri tipi di lavoro (ad esempio un lavoro dipendente) il fermo è sempre possibile.

Per quali debiti viene iscritto il fermo amministrativo?

Il fermo può essere iscritto per qualsiasi tipo di debito con l’Agente della Riscossione (Agenzia Entrate Riscossione) e, quindi, per omesso pagamento di bollo auto, sanzioni e multe, sanzioni, accertamenti fiscali, contravvenzioni stradali, Imu, tasse sui rifiuti, ecc.

È possibile il fermo sull’auto cointestata?

Non si può iscrivere un fermo se l’auto viene intestata a due o più persone. In tal caso il fermo è illegittimo e si può fare ricorso al giudice per chiedere l’annullamento.

È possibile il fermo sull’auto pagata a rate?

Nel momento in cui l’auto viene pagata a rate, il passaggio di proprietà è già completo per cui il contribuente è titolare del mezzo. Ciò comporta che il fermo amministrativo è pienamente legittimo.

Che differenza c’è tra fermo amministrativo e pignoramento dell’auto?

Il fermo non significa necessariamente «pignoramento». Il primo è una cosiddetta «misura cautelare», mentre il secondo è una «misura esecutiva». Anche se, in teoria, il fermo dovrebbe essere propedeutico al pignoramento – servendo a salvaguardare il valore bene da eventuali danni conseguenti alla circolazione, al fine di venderlo all’asta più agevolmente – l’Agente della Riscossione ha sempre dimostrato di utilizzare questo strumento come mezzo di coercizione, senza passare al pignoramento.

Quanto dura il fermo amministrativo?

Il fermo resta iscritto fino a quando non viene saldato il debito. Quindi può vincolare l’automobile a tempo indeterminato.

Si deve pagare il bollo auto con il fermo amministrativo?

In linea generale, per l’auto con il fermo bisogna pagare il bollo, ma quasi tutte le Regioni prevedono delle esenzioni. Secondo la Corte Costituzionale, la Regione può chiedere il pagamento del bollo auto a chi ha subito il fermo amministrativo. La Regione infatti non è tenuta a prevedere l’esenzione. Così, chi non ha pagato il bollo auto e, perciò, ha subito il fermo potrebbe trovarsi a dover versare anche il bollo per gli anni a seguire.

Si deve pagare l’assicurazione con il fermo amministrativo?

Con il fermo l’auto non può circolare. Ma per non pagare l’assicurazione è necessario che la stessa non sia parcheggiata su un luogo pubblico o aperto al pubblico. Ad esempio, sul ciglio della strada, ai margini del marciapiede, l’auto deve essere assicurata. Invece sul parcheggio condominiale o in garage, non c’è bisogno di rinnovare l’assicurazione.

Si può rottamare l’auto con il fermo amministrativo?

È vietata la demolizione dell’auto con il fermo amministrativo. L’unico modo per chiedere la rottamazione è di pagare prima tutti i debiti con l’erario. Dopo circa 20 giorni il contribuente riceve tutta la documentazione necessaria per l’avvio delle procedure di demolizione.

Si può vendere l’auto con il fermo amministrativo?

Il proprietario di un’auto con un fermo amministrativo può vendere il mezzo, ma l’acquirente eredita il fermo amministrativo e non può circolare fino a quando l’ex proprietario o lui stesso non ha pagato l’intero debito. Ecco perché è necessario che il venditore comunichi in anticipo all’acquirente la presenza di un fermo. Diversamente, l’acquirente può agire davanti al giudice per chiedere la risoluzione del contratto e la restituzione dei soldi versati. Sono questi i principi espressi da una recente sentenza del Tribunale di Genova [1].

Come sapere se sull’auto c’è un fermo amministrativo?

Per scoprire se sulla propria auto o su quella di un’altra persona (magari il futuro venditore) c’è un fermo amministrativo ci si può recare al Pra e chiedere una visura sulla targa. È proprio sul Pra (Pubblico Registro Automobilistico) che vengono annotate le iscrizioni di fermi e trascrizioni di pignoramento sulle auto. Trattandosi di un registro pubblico, esso è liberamente consultabile da chiunque abbia interesse ad ottenere informazioni sui veicoli iscritti, semplicemente fornendo il numero di targa, e pagando le tasse previste. Ci si può rivolgere anche a una delle sedi Aci più vicine (è infatti l’Aci a occuparsi di tenere aggiornato il Pra) o a un’agenzia di pratiche auto.

Oggi è inoltre possibile realizzare la procedura relativa alla visura della targa su internet, sul sito dell’aci, sezione “Servizi Online”, “Visure Pra”.

Come fare ricorso contro il fermo amministrativo?

Contro il preavviso di fermo o contro il fermo amministrativo si può fare ricorso. Si pensi al caso di chi non ha ricevuto il fermo o la notifica della preventiva cartella. Il ricorso va fatto al giudice competente che varia a seconda del tipo di debito per il quale è stato iscritto il fermo. In generale, per tutti i debiti di carattere tributario è competente la Commissione Tributaria Provinciale; per le multe il giudice di pace; per contributi Inps e Inail il tribunale ordinario, sezione lavoro. Se una cartella contiene importi di diverso tipo sarà necessario procedere a più ricorsi, ciascuno per ogni tribunale competente.

Come fare per togliere il fermo amministrativo?

Oltre a pagare il debito, il contribuente che vuol togliere il fermo può presentare la richiesta di rateazione del debito. A differenza di quanto accade per l’ipoteca, anche se il contribuente presenta istanza di dilazione del debito l’Agenzia delle Entrate Riscossione può comunque iscrivere il fermo. Tuttavia, una volta ottenuta risposta positiva, il contribuente non si considera inadempiente e dunque l’esattore non può procedere con il fermo.

Per questi motivi, è importante che il contribuente presenti istanza di dilazione prima del decorso del termine di pagamento, posto che, in detto lasso temporale, il fermo non può essere iscritto.

L’eventuale fermo già iscritto prima dell’istanza di rateazione rimane valido. Tuttavia, il contribuente che chiede e ottiene la rateazione può, pagando la prima rata, ottenere una sospensione del fermo e tornare a circolare. A tal fine, l’Esattore gli consegna una quietanza che va esibita al Pra per la sospensione del fermo. Il fermo verrà cancellato solo a pagamento completato (ossia con l’ultima rata).

note

[1] Trib. Genova sent. n. 1526/2017.

Tribunale di Genova – Sezione I civile – Sentenza 7 giugno 2017 n. 1526

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

IL TRIBUNALE ORDINARIO DI GENOVA

PRIMA SEZIONE CIVILE

Il Dott. ROBERTO BRACCIALINI nella qualità di Giudice Unico decorso il prescritto termine ordinario dalla precisazione della conclusioni, ha pronunciato la seguente

Sentenza in grado di APPELLO
nella causa civile iscritta al R.G. 2016 n. 4824 promossa da:

PO. S.r.l. (APPELLO) (…), parte elettivamente domiciliata presso lo studio in GENOVA VIA (…) GENOVA dell’avv. IU.MA. che la rappresenta e difende;

Parte APPELLANTE Contro

JA. SOC. COOP. (…), parte elettivamente domiciliata presso lo studio in VIA (…) 09126 CAGLIARI dell’avv. MA.NI. che la rappresenta e difende;

Parte APPELLATA

MI.VI., parte elettivamente domiciliata presso lo studio in GENOVA PIAZZA (…) 2/6, dell’Avv. ME.Ma. che la rappresenta e difende;

Parte APPELLATA

Avente ad oggetti: APPELLO su decisione GdP in materia di compravendita di bene mobile registrato.

IN FATTO e DIRITTO: Appello r.g. 4824/2016

Po. S.r.l. vs Ja. Soc. Coop. vs Vi.Mi.

Con atto di citazione notificato il 27/12/2013, la società Ja. Soc. Coop., esercente l’attività di trasporti su strada, conveniva in giudizio presso il Giudice di Pace cittadino la società Po. S.r.l., esponendo quanto segue.

In data 13/03/2013 il Sig. Vi.Mi., dipendente dell’attrice, visionava presso la concessionaria Po. un furgone in vendita ((…) targato (…) per l’acquisto del quale essa Ja. effettuava un primo bonifico di 2.783,00 Euro il 15/03/2013 ed un secondo bonifico di 520,00 Euro il 27/03/2013 per il passaggio di proprietà del veicolo. Dopo aver ritirato il veicolo, al Mi. veniva consegnata una copia della carta di circolazione, giacché l’originale veniva trattenuto dalla convenuta al fine di effettuare il trasferimento di proprietà del bene, con la promessa di riconsegnarla

aggiornata nell’arco di una settimana. Il 05/04/2013 il Mi.. alla guida del veicolo in questione, veniva fermato dalla Polizia Stradale che gli elevava un verbale per violazione dell’art. 180 del codice della strada per avere circolato senza aver con sé la carta di circolazione: a seguito della consegna di quest’ultima, la Ja. veniva a conoscenza del fatto che il veicolo non aveva effettuato la prevista revisione periodica.

Da un controllo effettuato dal meccanico di fiducia, sempre secondo la prospettazione attorea, era emerso inoltre che il longherone del lato passeggero dell’automezzo era completamente arrugginito e poco sicuro.

Il dipendente Mi., ne frattempo, veniva nuovamente fermato dalla Polizia Stradale, la quale elevava tre verbali per infrazione al codice della strada: per mancato aggiornamento della carta di circolazione; per guida di veicolo immatricolato per uso proprio, ma utilizzato per trasporto in conto terzi ed infine per circolazione di veicolo sottoposto a fermo amministrativo.

La Ja., pertanto, concludeva prospettando l’inadempimento grave a carico della Po. con consequenziale richiesta di risoluzione del contratto avente ad oggetto il furgone in questione.

Si costituiva in giudizio la Po., chiedendo la reiezione della domanda di parte avversa e negando alcun addebito per le vicende esposte in citazione.

Si costituiva in giudizio, dopo essere stato chiamato in causa da Po., il Mi.. il quale eccepiva la nullità dell’atto di citazione, nonché la propria carenza di legittimazione passiva.

Il Giudice di Pace adito accoglieva la domanda attrice (sentenza n. 569/2016, Rep. n. 672/2016, depositata in cancelleria in data 01/03/2016): accertato il grave inadempimento della società Po., veniva dichiarata la risoluzione del contratto da essa stipulato con la società Ja. per l’acquisto del suddetto veicolo e la convenuta veniva condannata alla restituzione della somma di Euro 3.303,00 oltre interessi legali e rivalutazione, nonché al risarcimento del danno liquidato in maniera onnicomprensiva in Euro 800,00. Inoltre, la convenuta veniva condannata alla rifusione della spese di lite a favore di Ja. e del Mi.

Contro tale sentenza interpone appello la parte convenuta, con citazione in appello del 25/03/2016. prospettando i seguenti motivi di doglianza rispetto alla decisione di primo grado: motivazione del tutto contraddittoria ed errata da parte del giudice adito, avuto riguardo al fatto che l’inadempimento grave ai sensi dell’art. 1455 c.c. si basava sulla circostanza secondo cui il fermo amministrativo a carico dell’autocarro oggetto di vendita e di giudizio doveva essere ben nota alla Po.. considerato che il veicolo proveniva da asta giudiziaria; omessa pronuncia da parte del giudice di prime cure circa il concorso di colpa, rilevabile anche d’ufficio, a carico di Ja. ai sensi dell’art. 1227 c.c., determinato dall’omessa verifica, usando l’ordinaria diligenza, tramite visure al P.R.A. da parte dell’attrice e/o di Gi. Pa. circa la presenza di fermo amministrativo sul veicolo in questione; omessa pronuncia da parte del giudice di pace sulle ulteriori argomentazioni addotte da parte attrice a sostegno della propria domanda e su cui si è anche snodata l’istruttoria, avendo il giudice incentrato la propria decisione sulla problematica del fermo amministrativo; omessa pronuncia sulla

domanda di risarcimento dei danni dell’attrice pur a fronte della riduzione, senza cenno di motivazione nella sentenza impugnata, della domanda di risarcimento dei danni proposta da Ja.; violazione dell’art. 112 c.p.c.

La Ja. ed il Mi. resistono in giudizio con separate difese, chiedendo l’integrale conferma della prima decisione.

Cosi riassunte le difese e sviluppi del precedente giudizio e dell’odierna impugnazione, pare il caso di muovere dall’inammissibilità del motivo di impugnazione relativo all’omessa decisione sui motivi di risoluzioni diversi da quello inerenti il fermo amministrativo del veicolo compravenduto.

L’appellante, infatti, non ha alcun interesse al riguardo, visto che l’unica parte che può dolersene è l’attrice, la quale è evidentemente paga dell’assorbimento delle sue allegazioni relative ai restanti inadempimenti ascritti al venditore nell’unico profilo positivamente scrutinato dal GdP.

Infondata è l’impugnazione sotto il profilo della incongrua valorizzazione del fermo amministrativo, assurto a ragione giustificatrice della pronunciata risoluzione contrattuale. Come esattamente inteso dal GdP, il fermo amministrativo costituisce in base all’art. 86 del D.P.R. 602/1973 sulla riscossione un vincolo di natura reale sul bene mobile registrato, che ne segue le sorti e la circolazione, determinandone una parziale indisponibilità fin quando non sia assolto il credito tributario principale, da esso assistito: con apprezzabili esiti sanzionatoti in caso di circolazione del veicolo interessato (ammenda, confisca).

Si tratta quindi di un vincolo che è ampiamente riconducibile al paradigma dell’art. 1489 c.c. e che. se conosciuto, avrebbe ragionevolmente indotto Ja. ad astenersi dall’acquisto di un bene oggetto di tale limitazione nella fruizione e disponibilità.

La gravità dell’inadempimento è di solare evidenza per l’effetto quasi ablativo che si determina con il fermo in questione, e certamente non può addebitarsi all acquirente di non avere eseguito preventive visure al P.r.a. per prendere cognizione di tale limitazione, non potendo tale genere di controlli rimandare alla sfera dell’ordinaria diligenza, anche per la natura del venditore professionale che offriva in vendita il veicolo: dal quale non ci poteva certo attendere una sorpresa di tanta consistenza, come la sostanziale indisponibilità del furgone offerto in vendita.

La discussione in punto di precisa consapevolezza o meno in capo ai titolari di Po. sulla presenza di tale vincolo è quindi a ben vedere assolutamente secondaria: quale che sia il senso da attribuire alle ammissioni del teste BU., l’unica prova liberatoria ammissibile – sia per gli effetti risolutori, che per il risarcimento del danno ex art. 1494 c.c. – sarebbe stata quella dell’impossibilità per la venditrice di avvedersi di tale vincolo, proprio da parte del soggetto che risultava beneficiario della precedente trascrizione. Una situazione, ben lungi dall’essersi determinata in favore di Po. che ha palesemente omesso ogni verifica sulla libera disponibilità del furgone prima di porlo in vendita.

Infondato risulta anche il motivo di impugnazione, con cui Po. si duole della mancata applicazione delle regole sul concorso di colpa del creditore. Da notare che. contrariamente agli assunti di Ja.. tale prospettazione risultava (tacitianamente) proposta alla 4 riga del 3 paragrafo della comparsa Po. del 9.3.2013.

Pare peraltro allo scrivente che una tale valutazione del contributo ascrivibile al danneggiato sia stata operata, pur se indubbiamente con motivazione implicita, nel momento in cui il primo giudice ha disposto una sostanziosa riduzione dei risarcimenti richiesti dall’acquirente/attrice. Riduzione, che non si spiega altrimenti, se non con la constatazione che pur essendo state documentate con appropriate evidenze tutti gli inconvenienti che sono stati riferiti da Ja. nella citazione introduttiva, non tutte le conseguenze lesive sono state ritenute meritevoli di ristoro. Ciò, per l’evidente considerazione che dopo le prime sanzioni e la scoperta del fermo amministrativo, sarebbe stato prudente non circolare ulteriormente con il veicolo (non revisionato, con danni strutturali, senza libretto originale, oggetto di fermo).

Per quanto riguarda la posizione del Mi.. essa viene in rilievo unicamente in punto di allocazione delle spese del primo grado, non trattandosi di parte contraente della compravendita e tanto meno di soggetto legittimato a far valer i presupposti per la risoluzione del rapporto negoziale.

Il Mi. è stato chiamato in giudizio per l’asserito contributo causale alla determinazione del danno allegato dall’acquirente. In tale prospettiva, però, Po. non era legittimata a pretendere alcuna rivalsa/manleva o altro, dato che Po. risponde per dirette omissioni rispetto agli obblighi a suo carico, quali discendenti dalla compravendita del veicolo. Il contributo del Mi. alla circolazione del veicolo è un profilo, che si è preso testé in esame discutendo del concorso di colpa dell’attrice, visto che il terzo chiamato è stato posto alla guida del mezzo per volontà ed incarico di Ja., sua datrice di lavoro. Ne discende che, nei suoi confronti, Po. non può reclamare alcunché, dopo aver ottenuto già in prime cure la riduzione del risarcimento (che qui si conferma).

Per effetto delle considerazioni in precedenza sviluppate, si ritiene di dover integralmente confermare la decisione resa dal Giudice di Pace. Le spese dell’appello seguono la soccombenza nei rapporti con Ja., determinate come da d.m. 55 del 2014 in rapporto alle concrete utilità conseguite dall’appellata, ma senza liquidazione di compensi per la fase istruttoria.

Lo stesso discorso vale per il Mi., pur se nel suo caso i compensi vanno ulteriormente ridotti per la minore estensione dell’oggetto contenzioso che lo riguardava.

P.Q.M.

Definitivamente pronunciando, respinge il proposto appello e per l’effetto conferma in ogni sua statuizione la sentenza appellata, dichiarandone l’esecutività.

Condanna l’appellante a rifondere le spese di lite delle controparti per l’odierno gravame, liquidate in Euro 75 per esborsi ed Euro 1620 per compensi in favore di Ja.; ed Euro 40 per

esborsi ed Euro 1 100 per compensi in favore del Mi., oltre in ogni caso a spese a forfait 15%. IVA e cpa come per legge per entrambe le parti appellate.

Sentenza esecutiva.
Così deciso in Genova il 6 giugno 2017. Depositata in Cancelleria il 7 giugno 2017.

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