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News Sanità, addio al superticket

News Pubblicato il 10 ottobre 2017

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> News Pubblicato il 10 ottobre 2017

Il ticket aggiuntivo sulle ricette per analisi e visite specialistiche potrebbe essere abolito dal 2018.

Eliminare il superticket o, almeno, rimodularlo in modo che pesi di meno sulle tasche dei cittadini: è quanto si chiede nella risoluzione di maggioranza alla nota di aggiornamento al Def (Documento di economia e finanza), approvata dal Senato la scorsa settimana.

L’abolizione del superticket potrebbe anche essere realizzata a costo zero, secondo le proposte della Fonazione Gimbe (si tratta di una fondazione di diritto privato costituita dall’associazione Gruppo Italiano per La Medicina Basata sulle Evidenze): per fare in modo che la cancellazione di questa tassa non pesi sulle finanze pubbliche, difatti, si potrebbe rimodulare la detrazione fiscale del 19% sulle spese sanitarie in base al reddito, o in base al rapporto tra la spesa sanitaria media e il reddito medio.

Rimodulando la detrazione sulle spese sanitarie, secondo la Fondazione, si realizzerebbe un risparmio quasi immediato che compenserebbe abbondantemente, nel giro di un anno, il minor gettito derivante dall’eliminazione del superticket, considerando il continuo aumento delle spese mediche portate in detrazione.

Inoltre, abolendo il superticket si eliminerebbero le disparità tra i pazienti appartenenti a regioni diverse, dato che la misura può essere da queste applicata con formule differenti.

Le nuove misure, in ogni caso, non incideranno sui ticket ordinari, che non devono essere confusi col superticket: questo, infatti, è un importo aggiuntivo che i cittadini pagano su ogni ricetta relativa ad esami e visite specialistiche.

Che cos’è il superticket

Nel dettaglio, il superticket è una tassa pari a 10 euro che i cittadini pagano su ogni ricetta per prestazioni diagnostiche e specialistiche. Le regioni sono libere di applicarlo o meno, oppure possono modularlo in base al reddito o al tipo di servizio richiesto, purché assicurino lo stesso gettito, in aggiunta rispetto alle misure eventualmente già vigenti.

Il fatto che l’applicazione del superticket cambi da regione a regione ha scatenato numerose polemiche, soprattutto con riguardo alla situazione di chi è affetto da patologie che costringono a sostenere una spesa sanitaria elevata.

Come viene applicato il superticket dalle regioni

Come anticipato, le regioni possono applicare il superticket in maniera differente.

Alcune regioni non lo applicano affatto: si tratta della Valle d’Aosta, della Basilicata, della Sardegna e delle province autonome di Bolzano e Trento (quest’ultima, però, prevede una quota aggiuntiva di 3 euro dal 1 giugno 2015).

Altre regioni, invece, applicano il super ticket in misura piena: si tratta di Liguria, Abruzzo, Lazio, Molise, Campania, Puglia, Calabria, Sicilia.

Le restanti regioni, infine, applicano il superticket ma prevedono la sua rimodulazione:

  • Veneto, Emilia Romagna, Toscana, Umbria e Marche fanno pagare il ticket aggiuntivo in base al reddito familiare;
  • Piemonte, Lombardia e Friuli Venezia Giulia fanno pagare il superticket in base al valore della ricetta.

Si differenziano, poi, sia le fasce di reddito applicate, sia le modalità di calcolo del reddito (reddito familiare effettivo o indicatore Isee), che le fasce di valore delle ricette, con superticket più elevati per alcune prestazioni ad alto costo, come Tac, risonanza magnetica, Pet e chirurgia ambulatoriale.

Chi è esente dal superticket

Ci sono, comunque, diverse categorie di cittadini che non devono pagare il superticket:

  • bambini ed anziani con redditi familiari sotto i 36.150 euro annui;
  • disoccupati;
  • pensionati aventi diritto all’assegno sociale o alla pensione integrata al minimo assieme ai loro familiari a carico;
  • malati cronici e cittadini affetti da malattie rare in possesso dell’attestato dell’Asl;
  • invalidi civili, di guerra, per lavoro e servizio

Alcune regioni hanno poi esteso le esenzioni dal superticket a ulteriori cittadini in particolari condizioni di salute o a categorie differenti, come i lavoratori in contratto di solidarietà o in cassa integrazione, o che hanno subito un infortunio sul lavoro, o sono affetti da malattie professionali.

Tra gli esenti figurano anche le vittime del terrorismo e della criminalità organizzata, i residenti in comuni terremotati, i danneggiati da vaccini obbligatori o da trasfusioni.


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