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Lavoro a domicilio: come funziona

10 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 10 ottobre 2017



Il lavoro a domicilio è diffuso da tempo. Ma in cosa consiste? E soprattutto come funziona?

Con il contratto di lavoro a domicilio il lavoratore si impegna a svolgere la propria attività, nel rispetto del vincolo di subordinazione, presso la sua abitazione o altro locale di cui abbia comunque la disponibilità [1].

Lavoro a domicilio: funzione e limiti

Si tratta di una formula contrattuale che realizza gli interessi sia dell’impresa che intende decentrare alcuni tipi di produzione e sia del lavoratore che ha la possibilità di prestare la propria opera in un luogo più confortevole rispetto agli ambienti di lavoro classici.

Naturalmente non tutte le attività lavorative si prestano a questa modalità di svolgimento.

Di solito, infatti, si ricorre al lavoro a domicilio quando la prestazione non richiede macchinari ingombranti né l’impiego di una consistente forza lavoro.

In alcuni casi, inoltre, il lavoro a domicilio è espressamente vietato dalla legge, ossia

  • quando l’attività da svolgere richiede l’utilizzo di sostanze o materiali nocivi o pericolosi per il lavoratore o i suoi familiari
  • quando siano in corso interventi di ristrutturazione, riorganizzazione o riconversione dell’azienda che hanno provocato licenziamenti o sospensioni dal lavoro. In questa ipotesi, il divieto di ricorrere al lavoro a domicilio dura un anno dall’ultimo licenziamento o dal termine della sospensione
  • quando l’azienda trasferisce attrezzature a terzi per poi affidare la stessa produzione a lavoratori a domicilio [2].

Lavoro a domicilio: condizioni

Elemento imprescindibile per la validità di questo tipo di contratto è che l’attività lavorativa sia di carattere subordinato. Ciò significa che non può aversi lavoro a domicilio quando, per esempio, il lavoratore può scegliere di accettare oppure no l’incarico assegnatogli dall’azienda, quando può decidere liberamente i tempi e i modi dello svolgimento della prestazione, quando può negoziare il proprio compenso o quando l’attività che gli viene richiesta sia fortemente creativa.

Il lavoratore può avvalersi della collaborazione di propri familiari, a condizione che il loro contributo abbia carattere accessorio.

È espressamente vietato, invece, l’impiego di collaboratori retribuiti o di apprendisti [3].

Lavoro a domicilio: retribuzione 

Il lavoro a domicilio deve essere retribuito nel rispetto delle tariffe di cottimo pieno – cioè in base alla quantità del lavoro prestato – così come previste dal contratto collettivo nazionale di lavoro di categoria applicabile nel caso concreto.

Se il contratto collettivo nulla prescrive circa questo tipo di tariffa, essa verrà determinata da una commissione regionale formata da otto componenti, quattro in rappresentanza dei lavoratori e quattro per le aziende.

 

Obblighi amministrativi dell’azienda

Il datore di lavoro deve comunicare al centro per l’impiego competente per territorio l’assunzione del lavoratore a domicilio entro il giorno precedente l’inizio del rapporto lavorativo.

Egli deve inoltre registrare sul Libro unico del lavoro le generalità del lavoratore a domicilio nonché

  • il suo codice fiscale
  • la retribuzione
  • data e ora di consegna e di riconsegna del lavoro
  • la descrizione del lavoro eseguito, della sua quantità e qualità.

Lavoro a domicilio: orario di lavoro, ferie e festività

In considerazione delle particolarità che caratterizzano il lavoro a domicilio, allo stesso non si applica la disciplina dell’orario di lavoro per quanto riguarda l’orario normale e la durata massima, gli straordinari, il riposo giornaliero, le pause, il lavoro notturno.

Ugualmente non trova applicazione a questo tipo di contratto la normativa concernente le ferie e le festività, per il cui mancato godimento da parte del lavoratore a domicilio, peraltro, i contratti collettivi nazionali di lavoro di categoria prescrivono una maggiorazione retributiva a titolo di indennità sostitutiva.

Previdenza e ammortizzatori sociali

Con riferimento alle prestazioni previdenziali (infortunio, malattia, maternità/paternità, assegni familiari, congedo matrimoniale) e agli ammortizzatori sociali (cassa integrazione guadagni ordinaria e in deroga, indennità di mobilità e di disoccupazione), al lavoro a domicilio si applica sostanzialmente la normativa riguardante i lavoratori subordinati.

note

[1] Art.1, Legge n. 877 del 1973.

[2] Art.1, Legge n. 877 del 1973.

[3] Cassazione, sentenza n. 6023 del 1993.

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