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Lo sai che? Cartella pagamento senza avviso di accertamento

Lo sai che? Pubblicato il 10 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 ottobre 2017

Prima della cartella esattoriale il contribuente deve ricevere l’avviso di pagamento da parte dell’ente creditore.

Ti è arrivata una cartella di pagamento da parte dell’Agenzia delle Entrate Riscossione ma, prima di questa, non hai mai ricevuto alcun avviso di accertamento che ti comunicasse l’irregolarità o l’omesso versamento delle tasse. Ritieni che sia illegittimo intimare il pagamento di importi senza prima averti dato la possibilità di difenderti e, quindi, di contestare sul nascere la pretesa tributaria. Così ti appresti a fare il ricorso al giudice. Ma prima vuoi essere sicuro del fatto che la cartella di pagamento senza avviso di accertamento sia davvero illegittima e non dovuta. Sai infatti che, se dovessi perdere la causa, saresti tenuto a pagare le spese processuali, che si sommerebbero ai costi – già elevati – del giudizio. Cosa fare in questi casi per difendersi e cosa prevede la legge?

A che serve la cartella di pagamento

Prima di spiegare se è valida la cartella di pagamento senza avviso di accertamento ricordiamo qual è la sua funzione e perché viene spedita. Si tratta di un «titolo esecutivo» ossia di un documento che consente di eseguire il pignoramento diretto sui beni del debitore; esso infatti certifica l’esistenza di un credito da parte dello Stato o di una pubblica amministrazione. Ciò non significa che contro la cartella non si possa fare opposizione, ma di solito i motivi del ricorso sono collegati al contenuto della cartella medesima (ad esempio: mancata indicazione dei criteri di calcolo degli interessi o del responsabile del procedimento, erronea indicazione del debitore, ecc.) e non alla legittimità o meno del tributo o della sanzione. Proprio per questo, prima della notifica della cartella, è necessario che il contribuente sia posto nelle condizioni di conoscere la pretesa tributaria o la sanzione che gli viene rivolta, in modo da potersi difendere e contestarla.

Il procedimento

Per quanto abbiamo appena detto, la cartella di pagamento segue sempre la notifica di un previo accertamento. Quest’ultimo ha la funzione di porre il contribuente nella condizione di conoscere il proprio debito e di poterlo estinguere evitando il decorso delle sanzioni, degli interessi e degli oneri di riscossione che vengono addebitati con la cartella medesima. In alternativa il contribuente potrebbe anche opporsi all’avviso di accertamento, contestandolo davanti al giudice.

Quindi, la successione degli atti eseguiti dall’amministrazione sono i seguenti:

  • notifica al contribuente dell’avviso di accertamento;
  • iscrizione a ruolo dell’importo non pagato dal contribuente (sia esso una sanzione o una tassa);
  • delega alla riscossione all’Esattore (Agenzia delle Entrate Riscossione);
  • notifica della cartella di pagamento.

Cartella di pagamento senza notifica dell’accertamento

Sia che la cartella di pagamento sia giustificata sulla base dell’omesso pagamento di imposte e tributi (ad esempio il bollo auto), che di multe e sanzioni (ad esempio contravvenzioni stradali), essa deve sempre essere preceduta dall’intimazione di pagamento notificata dall’ente creditore. Tanto per citare qualche caso tipico, è illegittima una cartella di pagamento per una contravvenzione se il verbale della polizia non è stato mai spedito all’automobilista; è nulla la cartella per la tassa sulla casa se prima il contribuente non ha ricevuto la richiesta di pagamento da parte del Comune, ecc.

Quando è valida la cartella senza avviso bonario o accertamento

In casi eccezionali, però, la cartella esattoriale può essere il primo atto con cui il contribuente viene a conoscenza della pretesa dell’erario. Si tratta delle ipotesi di omesso versamento delle imposte quando sull’ammontare delle stesse non vi è contrasto tra contribuente e amministrazione finanziaria. Di tanto abbiamo già parlato in Cartella di pagamento senza avviso bonario. In pratica, secondo la Cassazione [1], tutte le volte in cui l’Agenzia delle Entrate effettua un controllo automatico della dichiarazione dei redditi (cosiddetto «controllo automatizzato») e questo rivela un risultato diverso da quello indicato dal contribuente in dichiarazione dei redditi, è necessario che sia spedito un avviso bonario con cui si mette l’interessato nella condizione di potersi difendere o correggere l’errore. Invece quando l’Agenzia delle Entrate rileva che la dichiarazione dei redditi è corretta ma il pagamento delle tasse fatto dal cittadino è inferiore rispetto all’imponibile da egli stesso dichiarato, allora c’è un inadempimento e il fisco può limitarsi ad «iscrivere a ruolo le somme che lo stesso contribuente aveva dichiarato ma non versato». Non c’è qui alcun errore e quindi non è necessario porre il contribuente nella condizione di correggerlo o difendersi.

Un altro caso di cartella di pagamento notificata senza previo accertamento è quando essa viene emessa a seguito di sentenza. In tal caso sulla cartella dovrà essere indicata la sentenza senza necessità di riportare anche l’atto impositivo originario. Se però la sentenza ha riformato l’atto impositivo, la cartella deve contenere il calcolo in base al quale l’ufficio ha rideterminato il tributo secondo quanto stabilito nella sentenza.

Cartella di pagamento per Tassa rifiuti

A detta della Ctp di Milano [1], la cartella di pagamento per la tassa rifiuti è nulla se non è preceduta da avviso di accertamento; solo con quest’ultimo infatti il contribuente conosce l’obbligazione tributaria. Tuttavia la legge [2] consente ai Comuni di liquidare direttamente il tributo e iscriverlo a ruolo senza notificare l’avviso di accertamento nei casi in cui la liquidazione avvenga in base ai ruoli dell’anno precedente, cioè su dati già acquisiti e non soggetti a modifica [3].

L’obbligo di motivazione della cartella di pagamento

Secondo la Cassazione, la cartella deve contenere necessariamente la motivazione ossia deve spiegare “a che titolo” e “per quale ragione” chiede i soldi al contribuente. Quest’obbligo può essere adempiuto limitandosi a citare il precedente atto notificato dall’ente creditore. È chiaro però che se la cartella è il primo atto ricevuto dal contribuente la motivazione dovrà essere per forza più analitica. Più in particolare, in caso di diretta iscrizione a ruolo dei tributi a seguito di controllo formale è sufficiente l’indicazione della natura del tributo recuperato, del periodo d’imposta, dell’imponibile e dell’aliquota applicata con il richiamo alla dichiarazione presentata dal contribuente [5]. La natura, oltreché l’ammontare, del tributo deve essere fornito in forma chiara e non criptica con l’evidenziazione dell’errore materiale o di calcolo compiuto dal contribuente, il quale deve immediatamente poter comprendere la causale di tale richiesta [6].

note

[1] Cass. sent. n. 17396/2010.

[2] Ctp Milano, sent. n. 1067/2016.

[3]Art. 72 Dlgs. N. 507/1993.

[4]Cass. sent. n. 17602/2009, n. 23582/2009, n. 10978/2010, n. 16713/2010.

[5] Cass. sent. n. 16983/2011.

[6] Cass. sent. n. 14306/1999.

Autore immagine: 123rf com


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