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Lo sai che? Disclaimer siti web: hanno valore legale?

Lo sai che? Pubblicato il 10 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 novembre 2017

Le condizioni d’uso dei siti internet hanno un limitato valore legale, nel rispetto dei principi dell’ordinamento italiano.

Per disclaimer si intendono quelle avvertenze che compaiono all’apertura di un sito internet. In genere l’utente, preso dalla navigazione, vi presta scarsa attenzione, decidendo di non leggerle oppure di acconsentire senza troppi timori. I disclaimer, però, non vanno sottovalutati, in quanto contengono le note legali cui si conforma il sito, cioè le condizioni d’uso (terms of use, in inglese) che il gestore del sito appone unilateralmente. Con i desclaimer il sito non soltanto individua la natura del portale (divulgazione scientifica, interesse sportivo, ecc.) ma indica le regole che l’utente dovrà rispettare per poter continuare la navigazione. Ad esempio, in molti blog viene fatto presente che verrà bandito (nel gergo internauta: bannato) chiunque utilizzi un linguaggio poco consono, se non addirittura volgare. Si tratta, quindi, di un vero e proprio regolamento. Ma i disclaimer dei siti web hanno valore legale?

Le note legali

Come detto, i disclaimer non contengono soltanto il “decalogo” da rispettare, la cosiddetta netiquette, ma anche le condizioni di legge: ciò significa che vengono richiamate precise norme di legge a cui ci si dovrà adeguare. Ad esempio, potrebbe essere richiamato l’articolo del codice penale che punisce la diffamazione, nel caso di chi ingiuria qualcuno su un social network; oppure, si pensi al riferimento alla normativa sulla privacy oppure a quella sul diritto di autore. Tutti questi richiami hanno senz’altro un’importanza, nel senso che servono all’utente da promemoria, da avvertimento iniziale nel momento in cui fa il suo ingresso nel sito internet. È chiaro che i disclaimer hanno un’importanza diversa a seconda del sito cui si riferiscono: ad esempio, in un portale ove è possibile interagire, caricare o scaricare contenuti e inserire commenti (forum, blog, social network, ecc.), il rispetto delle condizioni sarà fondamentale in quanto il rischio di violare un diritto (soprattutto altrui) è alto; diversamente, nei siti di sola consultazione, sarà molto semplice rispettare le condizioni d’uso, le quali si baseranno su regole semplici ed intuitive.

Il valore legale

Detto quindi del significato e della portata dei disclaimer, va specificato che non tutti i richiami legali hanno un vero e proprio valore. Infatti, capita spesso di leggere alcuni riferimenti inappropriati, poco specifici o addirittura sbagliati. Al di là di queste circostanze, poi, bisogna ricordare che secondo la legge italiana le clausole da opporre alla controparte (in questo caso, a chi si avvale del servizio online) non sempre sono valide. Spieghiamo meglio. I disclaimer rappresentano, lo si ribadisce ancora, le condizioni d’utilizzo: esse generalmente accompagnano la visita di una pagina internet, ma anche l’installazione di un software o l’acquisto di un prodotto. Generalmente, chi offre un servizio del genere inserisce, all’interno dei disclaimer, i consigli pratici cui dovrà attenersi l’utente per evitare spiacevoli sorprese. Si faccia il caso del sito internet che offre la possibilità di effettuare il download di un software: quest’ultimo, se non correttamente installato, potrebbe causare dei guasti (ad esempio, la perdita di alcuni dati) al computer dell’utente. In questi casi, è molto probabile che nelle note vi siano quelle volte ad escludere la responsabilità del gestore del sito o del creatore del software in caso di danneggiamento causato dal cattivo utilizzo del prodotto. Si pensi ancora alle enciclopedie online che dispensano consigli medici, oppure ai siti giuridici che offrono dritte su come affrontare alcune questioni pratiche: in tutti questi casi nei disclaimer sarà indicata la clausola con la quale il gestore/autore declina ogni eventuale responsabilità dai danni che posso derivare dall’aver seguito le informazioni fornite.

Disclaimer e responsabilità

Il codice civile stabilisce la nullità delle clausole dirette ad esonerare il debitore dalla responsabilità conseguente all’inadempimento doloso o per colpa grave, ovvero anche per colpa lieve qualora il fatto del debitore o dei suoi ausiliari costituisca violazione di obblighi derivanti da norme di ordine pubblico [1]. In parole povere, la legge esclude la validità di tutti quei patti per mezzo dei quali una parte declina ogni responsabilità, se questa responsabilità deriva da un fatto doloso (cioè, volto intenzionalmente a causare un danno) o da un fatto commesso con colpa grave (cioè derivante da un macroscopico errore); addirittura il patto è nulla anche se il fatto deriva da colpa lieve (cioè da una disattenzione scusabile), quando il fatto stesso abbia violato una norma fondamentale dell’ordinamento giuridico (ad esempio, una posta a tutela della salute o dell’integrità fisica della persona). Detto in parole ancore più semplici, non sono validi tutti quegli accordi che servono ad una parte a deresponsabilizzarsi in maniera eccessiva. Da tanto deriva l’inefficacia di tutte quelle avvertenze contenute nei disclaimer che declinano indistintamente ogni forma di responsabilità. Si pensi, ad esempio, a chi volontariamente crei un sito internet ove è possibile scaricare un programma che si rivela essere un virus: in questo caso, nessuna clausola, seppur pubblicizzata nei disclaimer, potrà sollevare da responsabilità l’autore del malware, in quanto egli ha dolosamente (cioè intenzionalmente) agito per danneggiare. Lo stesso dicasi, in maniera ancora più decisa, per le eventuali conseguenze penali: nessuna clausola può limitare la responsabilità del reo. Sarà senz’altro nulla, pertanto, la clausola che consente di avvalersi di un linguaggio diffamatorio o ingiurioso, oppure che consente di copiare di sana pianta contenuti protetti da copyright.

A quanto detto va aggiunto che, sempre secondo il codice civile, le clausole che stabiliscono limitazioni di responsabilità ed altri vantaggi a favore del predisponente (cioè dell’autore) sono valide solo se approvate per iscritto [2]. È del tutto lecito dubitare che la semplice spunta con il mouse sulla casella che asserisce di aver compreso le condizioni d’uso sia equivalente al consenso manifestato per iscritto. Ed infatti, se la tecnica del point and click è sicuramente valida per manifestare un consenso ordinario (si pensi agli acquisti fatti online semplicemente cliccando sulle caselle che interessano), non può dirsi altrettanto per il consenso scritto.

Disclaimer: quale valore?

Traendo le fila di quanto finora illustrato possiamo dire che i disclaimer consentono semplicemente al loro autore di poter dimostrare che, in presenza di un danno, le opportune avvertenze erano state debitamente pubblicate. In pratica, vale come un avvertimento, di modo che l’autore del sito possa poi dire «Io te l’avevo detto». Nel caso in cui le condizioni abbiano assunto la forma di vere e proprie istruzioni per l’uso (ad esempio, come montare un oggetto oppure come installare correttamente un software), la responsabilità per il danno derivante dal non aver seguito queste istruzioni non potrà essere imputata all’autore. Restano comunque sempre ferme le limitazioni di legge come sopra descritte, nonché tutte le norme imperative e inderogabili dell’ordinamento, le quali non possono essere neutralizzate da un semplice disclaimer.

note

[1] Art. 1229 cod. civ.

[2] Art. 1341 cod. civ.

Autore immagine: Pixabay.com


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