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Amministratore: quando scatta l’appropriazione indebita?


> Diritto e Fisco Pubblicato il 25 dicembre 2017



Quando è perché l’amministratore di condominio è responsabile del reato di appropriazione indebita.

Avete avuto un amministratore poco onesto e non sapete se potete denunciarlo. Egli, come tutti gli amministratori di condominio, a seguito dell’incarico ricevuto dall’assemblea, ha gestito la cosa comune utilizzando il denaro ricevuto attraverso il pagamento delle quote condominiali. Ebbene, a questo proposito, sappiamo che la legge impone all’amministratore di far confluire le somme incassate su un conto appositamente aperto a favore ed a nome del condominio amministrato [1]. Appare scontato che col denaro condominiale, l’amministratore avrà lo strumento per pagare i servizi necessari e per saldare gli oneri condominiali. Ma cosa accade se l’amministratore s’impossessa del denaro condominiale? In questo caso è configurabile a suo carico una semplice responsabilità civile? L’amministratore sarà, pertanto, obbligato semplicemente a restituire il maltolto oppure sarà ipotizzabile anche una responsabilità penale? Quando scatta per l’amministratore l’appropriazione indebita?

Amministratore e appropriazione indebita

Commette il reato di appropriazione indebita [2] colui che, in possesso del denaro altrui, se ne appropria allo scopo di ricavarne un ingiusto profitto per sé o per altri. Ne abbiamo parlato più approfonditamente nell’articolo se trattengo la caparra è reato?, la cui lettura è consigliabile. Questa condotta ha delle conseguenze penali per il responsabile che, pertanto, per evitare ogni ulteriore effetto, non potrà semplicemente restituire il denaro indebitamente incassato, ma dovrà anche rispondere del reato commesso nei confronti dello Stato.

Ebbene, l’amministratore di condominio, se disonesto, si trova nella condizione ideale per commettere il reato di appropriazione indebita. Egli infatti è in possesso del denaro condominiale ed invece di destinarlo soltanto per gli scopi dovuti all’incarico ricevuto, decide di farlo proprio, magari per coprire delle perdite economiche personali oppure semplicemente per avidità e scopi illeciti. Se ciò accade, l’amministratore rischia una condanna a tre anni di reclusione.

Amministratore: quando c’è l’appropriazione indebita?

Incominciamo col dire che con l’incarico ricevuto dall’assemblea condominiale e la conseguente accettazione dell’amministratore nominato, si crea tra le parti un contratto di mandato [3]. In termini più poveri questo significa che l’amministratore s’impegna ad eseguire più atti giuridici in nome e per conto del proprio mandante (per l’appunto il condominio). Ad esempio dovrà pagare i fornitori (acqua, luce, gas, ecc) oppure dovrà saldare coloro che forniscono un bene o un servizio al condominio (ad esempio, la ditta che ripara il cancello automatico oppure l’assicurazione che copre dalla responsabilità civile verso terzi) oppure dovrà semplicemente versare sul conto condominiale le quote incassate, salvo utilizzare le somme a disposizione per le esigenze future. Quindi, la gestione del denaro condominiale può essere di due tipi:

  • pagamento dei beni e dei servizi necessari alla gestione della cosa comune;
  • incasso ed accantonamento sul conto condominiale, in attesa di esigenze future.

Se viceversa, l’amministratore fa proprio il denaro condominiale, evidentemente destinandolo a scopi personali, in contrasto con gli interessi del condominio mandante e con gli obblighi assunti col medesimo, egli commette il reato di appropriazione indebita. Questa conclusione è stata recentemente confermata dalla Cassazione [4] che, nel caso specifico, ha ritenuto responsabile un amministratore che aveva coperto le perdite di un condominio, avvalendosi dei fondi di un altro fabbricato amministrato.

note

[1] Art 1129, co. 7 cod. civ.

[2] Art. 646 cod. pen.

[3] Artt. 1703 e seg. cod. civ.

[4] Cass. civ. sent. n. 31322/2017

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