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WhatsApp, ecco come il capo può spiarti

11 ottobre 2017 | Autore:


> Tech Pubblicato il 11 ottobre 2017



Utilizzando WhatsApp il datore di lavoro può sapere quando andiamo a dormire, quando ci svegliamo e molto altro ancora.

Cosa penserebbe il nostro capo se sapesse che la notte prima di un meeting importante ce la siamo spassata in discoteca e abbiamo dormito solo due ore? Sicuramente non la prenderebbe bene e la nostra promozione potrebbe essere rinviata. Potremmo pensare: “tanto non lo saprebbe mai e basta un po’ di fondotinta per coprire le occhiaie.”

Purtroppo le cose non sono così semplici ed effettivamente gli basterebbe poco per scoprire ciò che abbiamo fatto la notte prima. Non gli serve mettere una microspia o assoldare un investigatore privato: gli basta sfruttare WhatsApp. Si, l’applicazione di messaggistica che tutti noi amiamo e che usiamo abitualmente potrebbe fare da spia e mettere a rischio la nostra privacy. Come? Sfruttando due sue piccole funzionalità: lo stato online e l’ultimo accesso.

A spiegare come è stato Rob Heaton, un ingegnere del software che sul suo blog personale ha dato una dimostrazione di come sia semplice monitorare qualcuno attraverso WhatsApp. In pratica Heaton ha creato un componente aggiuntivo per il browser Chrome in grado di sfruttare la versione web di WhatsApp per registrare quando una determinata persona è online e l’ultimo accesso.

Usando questi dati si possono essere creati modelli di sonno e quindi sapere quando andiamo a dormire, quando ci svegliamo e quanto tempo dormiamo ogni giorno. Incrociando poi tra di loro i dati di più persone è possibile scoprire tantissime altre informazioni e persino venire a conoscenza di qualche tresca: basta che si verifichi una certa corrispondenza tra gli stati online di due persone.

L’ultimo accesso di solito è attivo per impostazione predefinita, ma nelle impostazioni della privacy di WhatsApp può essere nascosto. La funzione che mostra quando siamo online, invece, non può mai essere disabilitata e quindi chiunque abbia il nostro numero e capisca qualcosa di programmazione, potrebbe spiare le nostre attività notturne senza che ce ne accorgiamo.

La dimostrazione di Rob Heaton apre a scenari molto preoccupanti. Noi magari non abbiamo le risorse per monitorare le attività di qualcuno attraverso WhatsApp, ma qualche azienda potrebbe farlo e poi vendersi i dati a chiunque ne faccia richiesta, al capo come a un partner geloso.

Come proteggerci?

La soluzione più semplice è quella di smettere di usare l’applicazione di messaggistica perché al momento non c’è modo per gli utenti di WhatsApp difendersi: non è possibile nascondere lo stato online. Condividere questa storia, però, ci rende consapevoli dei rischi che corriamo così da prendere le opportune precauzioni.

Magari la notte che ci va di fare baldoria e non vogliamo che il capo lo sappia, evitiamo di usare WhatsApp e, se proprio dobbiamo, comunichiamo con i vecchi sms.


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