Diritto e Fisco | Articoli

Cessione del credito: la banca può farmi causa?

9 Dicembre 2017


Cessione del credito: la banca può farmi causa?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 9 Dicembre 2017



Sono titolare di un’azienda agricola e sono in causa con la snc che mi ha installato due impianti fotovoltaici difettosi. Ho chiesto copia alla banca dell’atto di cessione fatta al terzo pignorante. Può questa farmi causa?

Nel giudizio promosso dal creditore in opposizione all’ordinanza di assegnazione pronunciata dal giudice dell’esecuzione è chiaro che il convenuto o i convenuti, se vorranno, dovranno costituirsi nei modi e nelle forme previsti dal codice di rito, rimanendo, altrimenti, contumaci. In tale giudizio la banca potrà intervenire ove ravvisi un proprio specifico interesse all’intervento, interesse che, in verità, pare essere molto più concreto relativamente all’oggetto del procedimento esecutivo relativo al pignoramento presso terzi. Si valuti che:

  • il terzo pignorato deve specificare all’udienza le cessioni che gli sono state notificate o che ha accettato [1] e che unico legittimato a iniziare il giudizio sulla base delle contestazioni sorte in seguito alla dichiarazione del terzo (contestazioni che può in quella sede esplicitare anche il debitore), è il creditore esecutante [2];
  • in linea generale, poi, i vizi propri dell’ordinanza di assegnazione devono essere oggetto di contestazione entro il termine di venti giorni dalla sua emanazione attraverso il rimedio, non potendosi, quanto invece ai vizi di merito della medesima, sollevarsi più alcuna opposizione dopo che tale ordinanza sia stata emanata [3];
  • non hanno comunque effetto in pregiudizio del creditore pignorante (e di altri eventuali creditori intervenuti) gli atti di alienazione dei beni sottoposti a pignoramento ivi comprese le cessioni di credito ed anche se notificate al debitore ceduto o accettate dal medesimo successivamente al pignoramento.

Da ciò si ricava che deve essere innanzitutto valutato se la cessione di credito di cui trattasi avrebbe avuto un qualche effetto, se dichiarata, nel procedimento esecutivo (verificando il momento in cui essa è intervenuta rispetto al pignoramento). Eventuali ritardi che il creditore dovesse subire nel soddisfacimento del credito derivanti da condotte attive od omissive, colpose o dolose, potrebbero, poi, originare azioni risarcitorie. Lo stesso dicasi per la banca se si scoprisse cessionaria di un credito che nel momento del perfezionamento della cessione non avrebbe potuto essere ceduto in quanto assoggettato a pignoramento. In ogni caso, il giudizio instaurato dal creditore è finalizzato solo a contestare l’ordinanza del giudice dell’esecuzione limitatamente al fatto che non ha incluso i crediti maturandi fra quelli assegnati e, tale essendo il suo oggetto, su tali contestazioni potranno vertere eventuali difese che i convenuti, decidendo di costituirsi, vorranno portare all’attenzione del giudicante.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Ai sensi dell’articolo 547 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 6449 del 16.06.2003.

[3] Cass. sent. n. 18350 del 27.08.2014.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:

Informativa sulla privacy
DOWNLOAD

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 



NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI