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Che fare se non mi pagano lo stipendio?

4 novembre 2017


Che fare se non mi pagano lo stipendio?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2017



Mio marito è stato regolarmente assunto ma gli è stato bonificato solo il primo mese. Ora pervengono solo le buste paga ma non i soldi. Che fare?

La prima cosa da fare al fine di porre rimedio al mancato pagamento dello stipendio da parte dell’azienda è quella di chiedere spiegazioni all’ufficio competente e, quindi, al datore di lavoro o al responsabile del personale. Questo primo passo non è in alcun modo obbligatorio ma rappresenta un tentativo – allo scopo di comprendere quali siano le ragioni dei mancati pagamenti (ad esempio, una condizione di difficoltà economica dell’impresa) – che potrebbe portare ad una soluzione conciliativa e celere della vicenda. Qualora l’azienda non dia alcuna risposta alla richiesta orale di spiegazioni o qualora il marito non voglia effettuare simile richiesta, il passo da fare è quello di presentare una istanza scritta con la quale il dipendente chiede formalmente spiegazioni sul mancato pagamento delle sue retribuzioni e contestualmente richiede l’immediato pagamento delle retribuzioni spettanti. La richiesta potrà essere redatta dal lavoratore in prima persona o questi potrà farsi assistere dal sindacato dei lavoratori (qualora ce ne sia uno in azienda) ovvero potrà rivolgersi ad un avvocato. È bene, inoltre, che la richiesta scritta venga spedita all’azienda mediante raccomandata con ricevuta di ritorno o, se depositata direttamente all’ufficio del personale, è utile che una copia venga vistata dall’impiegato che la riceve: questa accortezza è necessaria al fine di poter dimostrare di aver presentato la domanda in forma scritta con la richiesta di pagamento degli stipendi. Qualora l’azienda rimanga in silenzio anche a fronte della richiesta scritta ovvero se fornisce spiegazioni generiche ed insoddisfacenti, sarà opportuno rivolgersi ad un avvocato il quale provvederà a redigere – in nome e per conto del cliente – una formale richiesta di pagamento delle somme dovute al lavoratore e non corrisposte. Se l’azienda continua a non pagare il passo successivo da fare sarà quello di agire in giudizio, innanzi al giudice del lavoro, al fine di ottenere un decreto ingiuntivo. L’azione giudiziaria per ottenere il decreto ingiuntivo instaura un giudizio, caratterizzato da una maggiore celerità rispetto ad un ordinario giudizio di primo grado, mediante il quale il creditore può procurarsi il cosiddetto titolo esecutivo, cioè il titolo necessario a procedere all’esecuzione forzata nel caso in cui il datore di lavoro continui a restare inadempiente. In questa fase il lavoratore non potrà agire da solo ma dovrà necessariamente avvalersi del patrocinio di un avvocato. Dal momento della notifica del decreto ingiuntivo, ed entro 40 giorni dalla stessa, l’azienda ha tre possibilità:

  • pagare al proprio dipendente le somme dovute;
  • non pagare (esponendosi così al rischio di pignoramento dei beni da parte del lavoratore);
  • proporre opposizione al decreto ingiuntivo. In quest’ultima ipotesi verrà avviato un ordinario giudizio di primo grado con conseguente inevitabile proroga dei tempi di recupero delle retribuzioni a meno che il giudice non conceda la provvisoria esecuzione del decreto con la possibilità, per il creditore, di agire immediatamente con l’esecuzione forzata.

Se, oltre al mancato pagamento delle retribuzioni, il marito ritiene che l’azienda abbia omesso anche il versamento dei contributi previdenziali, potrà presentare denuncia alla Direzione territoriale del lavoro. Quest’ultima, per il tramite di un ispettore del lavoro, convocherà il datore di lavoro ed il lavoratore presso di sé al fine di porre in essere un tentativo di conciliazione e risolvere la vicenda in via di bonario componimento. È naturale che il buon esito del tentativo di conciliazione evita l’esercizio dell’azione giudiziaria e quindi tutte le lungaggini e le spese legate alla causa giudiziale (limitatamente agli aspetti relativi ai contributi previdenziali). Anche in questo caso, il lavoratore che voglia presentare la denuncia potrà recarsi personalmente presso la Direzione territoriale del lavoro e – a seconda delle indicazioni che riceverà allo sportello – o sporgere una denuncia orale che verrà riportata per iscritto dagli organi competenti oppure compilare appositi moduli che gli verranno forniti presso gli uffici preposti.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

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