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Lo sai che? Fattura e acconto versati dal mio ex a mio nome: che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 9 dicembre 2017

Ero fidanzata con un ragazzo che aveva sottoscritto una scrittura privata per l’acquisto di una casa dando una caparra e poi un altro acconto. Ora ci siamo lasciati. La ditta ha fatturato caparra e acconto a nome mio. Che fare?

Dall’analisi dei documenti allegati risulta che fra le parti (il fidanzato e la società promissaria venditrice) sarebbero stati sottoscritti più atti. Sostanzialmente, gli almeno due atti intervenuti tra le parti risultano essere:

  • il primo, una sorta di preliminare, incompleto per espressa volontà delle parti (le quali rinviano ad un momento successivo il suo completamento), che risulta sottoscritto ma non datato e che risalirebbe al 2010 – data del primo versamento in acconto;
  • il secondo, un atto integrativo del precedente preliminare che, però, non risulta né sottoscritto né datato e che risalirebbe al 2014.

Da tali atti (il secondo dei quali risulta non sottoscritto per cui non avrebbe alcun valore se non risultasse essere mai stato sottoscritto nemmeno nel suo originale) emerge l’inesistenza della fissazione di un termine per la stipula del contratto definitivo. Invece, emergerebbe (dal secondo di essi) la concordata fissazione di una serie di scadenze per il pagamento del prezzo convenuto (a seconda dell’avanzamento dei lavori), senza però che risultino indicate le date di tali scadenze e l’ammontare delle rate di prezzo che si sarebbero dovute versare in corrispondenza delle medesime scadenze. Ora, tenuto conto:

  • della mancanza negli atti allegati della concordata fissazione di un termine (anche non essenziale) per la stipulazione del contratto definitivo;
  • dell’assenza (nel secondo atto) dell’indicazione delle date concordate per il pagamento delle diverse tranche del prezzo;
  • della mancanza di informazioni, successive al 2014, circa l’avanzamento dei lavori (l’ultima notizia disponibile è quella derivante dalla comunicazione della promissaria venditrice che informa del completamento nel 2014 del primo solaio nella palazzina 1 con essa richiedendo il pagamento di una nuova tranche del prezzo pari ad 20.000 euro + iva al 4%);

tenuto conto, si diceva, di tutti questi elementi risulta impossibile comprendere quale fra le due parti sia effettivamente inadempiente. Non si comprende, cioè, se la promissaria venditrice abbia interrotto i lavori dopo il 2014 per non essere state pagate le convenute rate di prezzo (a partire da quella reclamata con lettera prodotta del 2014), oppure se il promissario acquirente abbia sospeso il pagamento perché i lavori si sono interrotti. In ogni caso, se da più di un anno nessuna delle parti ha comunicato nulla all’altra, è evidente che nessuna delle due ha, in questo lasso di tempo, manifestato interesse né per la risoluzione del contratto, né per il recesso (per ottenere il doppio della caparra versata o per trattenere quella ricevuta), né per diffidare l’altra ad adempiere. Si può soltanto affermare perciò che il promissario acquirente potrebbe sbloccare l’apparente stasi inviando una raccomandata a.r. per richiedere puntuali e precise informazioni sullo stato di avanzamento dei lavori e sul perché del presumibile blocco degli stessi, formulando le più ampie riserve in ordine a tale condotta ed alle conseguenti determinazioni (fermo restando che nulla è conosciuto in ordine a ciò che fra le parti è accaduto dal 2014 ad oggi e che ciò potrebbe essere decisivo per orientarsi sul da farsi). Successivamente alla risposta che parte promissaria venditrice volesse far pervenire, e analizzatone il contenuto, potrà valutarsi se procedere con una diffida ad adempiere ovvero se ritenere sussistente quel grave inadempimento che legittimerebbe il promissario acquirente a recedere e pretendere il doppio della caparra confirmatoria versata (doppio della caparra versata che rappresenta, quando parte adempiente sia colui che l’ha versata, l’ammontare massimo del danno ottenibile a seguito dell’altrui inadempimento).

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte


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