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Lo sai che? Incidente in bici per una buca: risarcisce il Comune?

Lo sai che? Pubblicato il 4 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 novembre 2017

Sono invalido totale con accompagnamento. Ho avuto un incidente con la bici (sono caduto in una buca in strada) e mi sono rotto il metatarso. Posso chiedere al Comune il risarcimento del danno?

È utile chiarire che la presenza di una buca sul manto stradale, non transennata o segnalata da appositi cartelli o avvisi, costituisce un’insidia o trabocchetto che provoca dei danni agli utenti di quella determinata strada, causando lesioni fisiche o materiali, per cattiva o mancata manutenzione dei luoghi adibiti al pubblico transito. Nelle situazioni che presentano dei danni da insidia, si profila una responsabilità in capo alla Pubblica amministrazione – nel caso che ci occupa in capo al Comune – la quale, in qualità di proprietaria o gestore del bene demaniale, è tenuta a risarcire i danni cagionati agli utenti a causa di sinistri stradali occorsi per omessa o insufficiente manutenzione della rete stradale. Entrando nello specifico, analizzando il caso che ci occupa, il Comune risponde di insidia stradale in base alla legge [1] che stabilisce che ciascuno è responsabile del danno cagionato dalle cose che ha in custodia, salvo che provi il caso fortuito, questo significa che il Comune ha il potere di vigilanza e di controllo sulla cosa, ossia sulla strada. Colui il quale intende far valere una responsabilità contrattuale o extracontrattuale della Pubblica amministrazione deve dimostrare il nesso causale tra l’evento dannoso e l’insidia o trabocchetto, derivante da situazioni di fatto, creatrici di un pericolo per l’utente della strada. In altre parole, il malcapitato utente della strada che, a bordo della propria bicicletta speciale, è incappato nella buca, non transennata né segnalata, sbilanciandosi e subendo la frattura del metatarso, in maniera assolutamente non prevedibile né evitabile, ha tutti i diritti di richiedere il risarcimento del danno subìto al Comune in quanto l’evento dannoso, cioè lo sbilanciamento e la conseguente frattura, si è verificato durante la normale circolazione a causa della mancata manutenzione del manto stradale e tale pericolo non era ravvisabile preventivamente in alcun modo. La presenza di una disabilità, ai fini di un risarcimento, può influire in maniera positiva in quanto è espresso dovere della Pubblica amministrazione rendere i luoghi soggetti al pubblico transito fruibili a tutti i cittadini indistintamente. Quanto detto viene confermato anche dalla giurisprudenza. La Corte di Cassazione [2] ha statuito che l’ente proprietario d’una strada aperta al pubblico transito risponde per difetto di manutenzione, dei sinistri riconducibili a situazioni di pericolo connesse alla struttura o alle pertinenze della strada stessa, salvo che si accerti la concreta possibilità per l’utente danneggiato di percepire o prevedere con l’ordinaria diligenza la situazione di pericolo. Per fare un esempio in materia penale, utile a comprendere meglio il caso che ci riguarda, la stessa Corte [3] ha statuito che in tema di omicidio colposo a seguito di incidente stradale, affinché le condizioni della strada assumano un’esclusiva efficienza causale dell’evento, è necessario che le sue anomalie assumano i caratteri dell’insidia e del trabocchetto di guisa che per la loro oggettiva invisibilità e la conseguente imprevedibilità, integrino una situazione di pericolo occulto inevitabile con l’uso della normale diligenza; qualora, invece, adottando la normale diligenza che si richiede a colui che usi una strada pubblica, la situazione di pericolo sia conoscibile e superabile, la causazione dell’infortunio non può che fare capo esclusivamente e direttamente a chi non abbia adottato la diligenza imposta.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Rossella Blaiotta

note

[1] In base all’art. 2051 cod. civ.

[2] Cass. sent. n. 23919 del 22.10.2013.

[3] Cass. sent. n. 34154 dello 06.09.2012.


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