HOME Articoli

News Catalogna, indipendenza sospesa: che vuol dire?

News Pubblicato il 10 ottobre 2017

Articolo di




> News Pubblicato il 10 ottobre 2017

Il presidente catalano Puigdemont si autoelegge capo di uno Stato che non esiste e passa il cerino a Madrid. Per ora l’indipendenza non esiste.

Come previsto, il presidente della Catalogna, Carles Puigdemont, non ha fatto un passo indietro sulla dichiarazione di indipendenza della Catalogna. Anzi: si è pure autoeletto presidente della sua ipotetica Repubblica della Catalogna. Ma, davanti al Parlamento della sua Regione, ha giocato la carta più prevedibile, quella che meno piaceva a Madrid: ha proclamato l’indipendenza e l’ha subito sospesa. Che vuol dire?

Ora la Catalogna è indipendente?

No. E non lo sarebbe stata nemmeno se Puigdemont avesse dichiarato l’indipendenza senza la sospensione. Lui sapeva che sarebbe stato inutile, in quanto tutto è basato (che gli piaccia o no) su un referendum illegale. Ecco perché ha optato per la sospensione immediata. È come dire allo Stato spagnolo (a cui ancora appartiene): «La Regione vuole l’indipendenza, ma se la prenderà più tardi, dopo che ti avrò costretto al dialogo».

Qual è stato l’intento del presidente della Catalogna a questo punto? Passare il cerino acceso al Governo di Madrid e fare il gioco del bastone e della carota. In parole semplici: ti dico che non vogliamo più niente a che fare con te, ma sediamoci a dialogare come trovare il modo per divorziare. Se questa trattativa finirà nel nulla e la Catalogna si staccherà dalla Spagna – progetta Puigdemont – sarà colpa del Governo centrale che non ha voluto un «dialogo costruttivo». Mossa intelligente, niente da dire. Perché così il presidente del Consiglio spagnolo, Mariano Rajoy, è costretto a fare il passo successivo.

Cosa può fare il governo spagnolo?

L’ala più intransigente del Governo di Madrid vuole l’applicazione dell’articolo 155 della Costituzione spagnola, quello che manderebbe a casa (meglio che in carcere) il presidente della Catalogna e tutto il governo regionale, azzererebbe l’autonomia della Catalogna e convocherebbe nuove elezioni.

Sedersi a un tavolo appare, al momento, difficile e, addirittura, inutile. Il Governo di Madrid (a capo del quale c’è un partito di destra) non accetterà mai di trattare per vedere un pezzo del Paese che se ne va per conto suo. Primo, per una questione di principio: l’unità nazionale. Secondo, perché, a ruota, potrebbero arrivare altre regioni con le stesse pretese, Paesi Baschi in testa, senza bisogno delle bombe dell’Eta.

Se due discutono è, nel migliore dei casi, per trovare un accordo. E quale accordo si potrebbe trovare tra chi difende a oltranza l’unità nazionale e chi vuole vivere per conto suo? Da una parte, Rajoy non può cedere alle richieste del suo partito conservatore, alle sollecitazioni di re Felipe VI, alle pressioni dell’Europa. Dall’altra, Puigdemont deve rendere conto a quei pochi alleati che lo tengono in piedi e alla parte della società civile catalana che ha creduto nel suo progetto di indipendenza della Catalogna. Un progetto da mandare avanti anche a costo di manipolare un referendum illegale e di ribadire nel Parlamento catalano delle mezze verità per salvare la faccia.


Per avere il pdf inserisci qui la tua email. Se non sei già iscritto, riceverai la nostra newsletter:
Informativa sulla privacy

ARTICOLI CORRELATI

Lascia un commento

Usa il form per discutere sul tema. Per richiedere una consulenza vai all’apposito modulo.

 


NEWSLETTER

Iscriviti per rimanere sempre informato e aggiornato.

CERCA CODICI ANNOTATI