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Editoriali Il linguaggio degli avvocati

Editoriali Pubblicato il 20 ottobre 2017

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> Editoriali Pubblicato il 20 ottobre 2017

È un modo di comunicare ridondante e, spesso, scorretto. Avvocati e giudici parlano il legalese. Calvino l’avrebbe definito l’antilingua.

Il diritto ha il suo rovescio: il legalese. Linguaggio inutile usato da avvocati, giudici e addetti ai lavori. Il legalese, come il burocratese, sono «l’antilingua». Calvino docet. Il legalese è vivo. È inutile, ma vivo. Per esempio, se un avvocato vi dice che la domanda va presentata «entro e non oltre», vi sta dicendo una cosa inutile e sbagliata. Inutile, perché se un documento deve essere presentato «entro» una certa data, «non oltre» è superfluo. Sbagliata: esprimere due volte lo stesso concetto in spazi così ristretti fa a pugni con l’italiano.

Il legalese allunga le distanze. Crea una barriera tra l’avvocato e il cliente. Non ci credete? Leggete qui: «Il soggetto che versa in stato di bisogno». La frase non è sbagliata, ma pensateci un attimo: «La persona che ha bisogno» non è più familiare, semplice e, forse, anche più elegante?

Un altro termine pescato dal legalese è onde. No, non quelle del mare che in molti casi provocano tranquillità in chi le osserva. L’onde di cui parliamo è quello che mette in guardia: «Onde evitare». Non è un errore, però alzi la mano chi è abituato a sentire clienti, amici o conoscenti usare onde al posto, ad esempio, della preposizione per. Anche questo crea distanza. Fate mente locale: se vi capita di sentire qualcuno usare la parola onde, chiedetevi se quel qualcuno è un avvocato o un burocrate. Non si scappa.

Ritorniamo un attimo sul discorso relativo ai documenti. Per le persone comuni ci sono documenti validi e non validi. Per gli avvocati il documento è avente o non avente validità.

Dura lex, sed lex. La legge dei tribunali può abrogare anche le norme della lingua italiana. Non ci credete? Eccovi serviti. Cosa ci insegnano fin dalle scuole elementari? I nomi comuni si scrivono con la lettera minuscola, quelli propri con la prima lettera maiuscola. Semplice. «Cristallino» direbbe il colonello Jessep in Codice d’onore. Eppure, chissà perché, sui documenti come sentenze, atti giudiziari, eccetera, parole come giudice, dottore, avvocato, si scrivono rigorosamente con la lettera maiuscola. Insomma, su quei documenti l’italiano è fuorilegge.

Un altro aspetto che proviene dal mondo del legalese sono gli avverbi. Fateci caso: d’un tratto gli avverbi si allungano. “No” diventa “negativamente”, “sì” diventa “affermativamente”. «Mi ritorni in mente bella come sei», cantava Battisti. Chissà se Lucio pensava alla lingua italiana. No, non credo. Allora facciamolo noi dal momento che, come scriveva Calvino, «avvocati e funzionari, gabinetti ministeriali e consigli d’amministrazione, redazioni di giornali e di telegiornali, scrivono parlano pensano nell’antilingua». «La motivazione psicologica dell’antilingua – proseguiva Calvino – è la mancanza d’un vero rapporto con la vita».


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