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Come comportarsi in caso di cyberbullismo

11 Novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Novembre 2017



Le vittime del bullismo virtuale possono chiedere l’oscuramento dei siti internet, sporgere denuncia o domandare l’ammonimento del questore.

Solo da qualche mese l’ordinamento italiano ha emanato una disciplina volta a fronteggiare il cyberbullismo. La legge definisce questa nuova forma di persecuzione come «qualunque forma di pressione, aggressione, molestia, ricatto, ingiuria, denigrazione, diffamazione, furto d’identità, alterazione, acquisizione illecita, manipolazione, trattamento illecito di dati personali in danno di minorenni, realizzata per via telematica, nonché la diffusione di contenuti on line aventi ad oggetto anche uno o più componenti della famiglia del minore il cui scopo intenzionale e predominante sia quello di isolare un minore o un gruppo di minori ponendo in atto un serio abuso, un attacco dannoso, o la loro messa in ridicolo» [1]. In buona sostanza, si tratta di una vessazione perpetrata ai danni di un minore attraverso il mezzo telematico. Introdotta per proteggere i giovanissimi, la nuova legge risponde alle esigenze di tutela avanzate da genitori e insegnanti preoccupati da questo nuovo dilagante bullismo. Come si avrà modo di vedere, la legge ha in parte deluso le aspettative nutrite da quanti invocavano una tutela molto più incisiva: la legge, infatti, non ha introdotto una nuova ipotesi di reato, preferendo percorrere una strada più soft, basata sul coinvolgimento dei gestori dei siti internet e delle istituzioni scolastiche. Vediamo dunque come comportarsi in caso di cyberbullismo.

Le forme di tutela: l’oscuramento dei siti internet

Come si può leggere dalla norma sopra riportata, il cyberbullismo riguarda una molteplicità di condotte: si va dalla minaccia all’ingiuria, dalla diffamazione al furto d’identità. Si tratta di una fattispecie a trecentosessanta gradi, che coinvolge perfino la diffusione telematica di contenuti riguardanti i membri della famiglia della vittima. Poiché il mezzo attraverso cui è perpetrato l’abuso è internet, la prima forma di tutela consiste nella possibilità di inoltrare al gestore del sito internet o del social network una richiesta per ottenere l’oscuramento, la rimozione o il blocco di qualsiasi dato personale del minore, diffuso nella rete e lesivo della sua persona. Si pensi, ad esempio, ai gruppi facebook creati solamente per denigrare la povera vittima. L’istanza può essere avanzata direttamente dal minore che abbia compiuto i quattordici anni oppure dai genitori. Il materiale non viene cancellato ma ne è reso impossibile l’accesso agli utenti: in questo modo i contenuti potranno sempre essere utilizzati come prova. Per preciso dettato legislativo, non sono considerati gestori di siti internet e, quindi, sono esonerati dagli obblighi di rimozione del contenuto lesivo, gli access provider (cioè i provider che forniscono connessione ad Internet agli utenti), nonché i cache provider (quelli che memorizzano temporaneamente siti web) e i motori di ricerca.

Nel caso in cui il responsabile del trattamento dei dati non provveda entro quarantotto ore a rimuovere i contenuti offensivi, l’interessato può fare reclamo all’Autorità garante per la protezione dei dati personali, che provvederà entro due giorni. Il reclamo al Garante della privacy si può presentare anche quando sia impossibile identificare il responsabile del trattamento dei dati personali della pagina internet. L’intervento del Garante contro atti di cyberbullismo può essere chiesto compilando ed inoltrando il modulo presente sul sito istituzionale del la stessa autorità.

Le forme di tutela: la segnalazione ai genitori

Poiché il cyberbullismo riguarda i minori, molto spesso i primi ad accorgersi che qualcosa non va sono gli insegnanti. Per legge, il dirigente scolastico che viene a conoscenza di un episodio di cyberbullismo commesso da uno o più studenti del proprio istituto è obbligato ad informarne immediatamente i genitori dei responsabili e a prendere adeguati provvedimenti disciplinari di carattere educativo.

La tutela penale

Nel caso in cui la condotta di cyberbullismo commessa da un minore di almeno quattordici anni nei confronti di altro minorenne integri un’ipotesi di reato (diffamazioneminacciatrattamento illecito di dati personali, atti persecutori), la vittima può: presentare querela e, quindi, intraprendere un procedimento penale nei confronti del responsabile (trattandosi di minorenne non ci si potrà costituire parte civile per chiedere il risarcimento dei danni); chiedere al questore di ammonire il responsabile. La legge, infatti, ha esteso anche al cyberbullismo lo strumento dell’ammonimento previsto inizialmente per il solo reato di stalking [2]. In questo caso il questore convoca il minore insieme ad almeno un genitore per ammonirlo oralmente e per iscritto, invitandolo a cessare la condotta e a non ripeterla. Querela e ammonimento sono rimedi alternativi: pertanto, la presentazione della prima esclude il secondo.

La tutela preventiva

La legge, infine, prevede una serie di linee di orientamento che operatori scolastici e forze dell’ordine dovranno seguire per la prevenzione e il contrasto del cyberbullismo nelle scuole. Nello specifico, per il triennio 2017-2019 è prevista: la formazione del personale scolastico, con la partecipazione di un proprio referente per ogni autonomia scolastica; la promozione di un ruolo attivo degli studenti, nonché di ex studenti che  abbiano già operato all’interno dell’istituto scolastico in attività di prevenzione e contrasto del cyberbullismo nelle scuole; misure di sostegno e rieducazione dei minori coinvolti. Ogni istituto scolastico, poi, è tenuto ad individuare fra i docenti un referente con il compito di coordinare le iniziative di prevenzione e di contrasto del  cyberbullismo, anche avvalendosi della collaborazione delle forze di polizia nonché delle associazioni e dei centri di aggregazione  giovanile presenti sul territorio.

Come comportarsi in caso di cyberbullismo: alcuni consigli pratici

Al di là dei profili meramente legali, è sempre consigliabile che la vittima del bullismo virtuale porti i genitori a conoscenza della sua situazione. In questo modo, è possibile affrontare il problema più serenamente, vagliando tutte le ipotesi di protezione. La persona offesa, poi, prima di intraprendere una delle strade sopra prospettate (richiesta di oscuramento, querela, ammonimento del questore), potrebbe semplicemente comunicare al cyber bullo che la sua condotta è perseguibile anche penalmente e che, con la fedina penale macchiata, potrà in futuro vedersi compromessa la carriera lavorativa. È opportuno, poi, bloccare o filtrare tutte le e-mail, la messaggistica istantanea e gli sms provenienti dal cyber bullo. Se questi rimedi non dovessero scoraggiare il persecutore, non bisogna esitare a rivolgersi immediatamente alle autorità competenti e a dare segnalazione dell’accaduto anche al dirigente scolastico il quale, per legge, è obbligato a prendere dei provvedimenti.

note

[1]  Legge n. 71/2017 del 29 maggio 2017.

[2] Art. 612-bis cod. pen.

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