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I diritti dei bambini in caso di pedopornografia

11 ottobre 2017 | Autore:


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Pedofili sul web: quali sanzioni prevede la legge e quali tutele offre ai minori.

In Italia la pornografia non è reato; lo è, invece, la pornografia minorile. Il codice penale, al fine di predisporre una tutela completa della sessualità minorile, sanziona severamente una serie di condotte che vanno dalla realizzazione del prodotto pedopornografico alla distribuzione, diffusione, divulgazione o pubblicizzazione, anche per via telematica, del materiale incriminato.

Come anticipato, le condotte incriminate sono molteplici. Le prime riguardano lo step iniziale della pornografia minorile, ovverosia la realizzazione del materiale pedopornografico. Il codice punisce con la reclusione da sei a dodici anni e con la multa da euro 24.000 a euro 240.000 chi utilizza minorenni per realizzare esibizioni o spettacoli pornografici, ovvero per produrre materiale pornografico, nonché chiunque recluta o induce minori di anni diciotto a partecipare a esibizioni o spettacoli pornografici, ovvero dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto [1]. Già dal primo comma dell’articolo in analisi si ricavano diverse condotte penalmente perseguibili. Innanzitutto, soggiace a sanzione chi utilizza i minorenni, cioè chi materialmente li adopera per la realizzazione del materiale pornografico; alla stessa pena incorrono coloro che reclutano o inducono i minori a partecipare agli spettacoli osceni.

La differenza con la prima condotta è evidente: chi recluta o induce si avvale indirettamente dei bambini, spingendoli fra le braccia dell’orco che poi se ne servirà. Utilizzazione, reclutamento e induzione sono le prime condotte sanzionabili, totalmente equiparate dal punto di vista del trattamento penale. Da notare come il legislatore prescinda, fino a questo momento, dal mettere in gioco il fine di lucro dei rei. Di conseguenza, commetterà il reato in commento anche chi, solo per soddisfare la propria libidine, scatti fotografie alle parti intime di un minorenne consenziente [2].

Solo dopo, il codice dice che è ugualmente punibile chi «dai suddetti spettacoli trae altrimenti profitto» ovvero chi fa commercio del materiale pornografico. Quindi, lo scopo di lucro non è essenziale alla fattispecie: risponderà del reato anche chi faccia parte del mercato pedopornografico a titolo gratuito.

Questo era il primo gradino: la realizzazione del prodotto e la sua commercializzazione. Il secondo consiste nella diffusione dello stesso. Il terzo comma dell’articolo 600-ter del codice penale punisce, meno gravemente, chiunque, al di fuori delle condotte di utilizzazione, reclutamento e induzione sopra esaminate, con qualsiasi mezzo, anche telematicamente, distribuisce, divulga, diffonde o pubblicizza il materiale pornografico anzidetto, ovvero distribuisce o divulga notizie o informazioni finalizzate all’adescamento o allo sfruttamento sessuale di minori degli anni diciotto. La pena è più ridotta: si va da uno a cinque anni di reclusione, oltre ad una multa da euro 2.582 a euro 51.645.

La distribuzione del materiale incriminato è condotta grave, poiché rende visibile il prodotto illecito con il fine di pubblicizzarlo. Il legislatore intende colpire queste condotte per evitare che un’eccessiva diffusione della pedopornografia possa innescare un circolo vizioso costituito dall’aumento della domanda di prodotto pornografico e conseguente ampliamento della produzione dello stesso.

Un pò più in basso all’interno della piramide criminosa troviamo le condotte di coloro che offrono o cedono ad altri, anche a titolo gratuito, il materiale pedopornografico: questi sono puniti con la reclusione fino a tre anni e con la multa da euro 1.549 a euro 5.164, salvo applicazione di un aumento di pena fino ai due terzi nel caso in cui il materiale sia di ingente quantità. Le condotte incriminate si differenziano dal commercio (punito con la pena più alta) per il fatto di non trovarsi al vertice della catena di distribuzione del prodotto.

In altre parole, chi fa commercio del materiale pornografico viene incriminato per essere un vero e proprio “imprenditore della pornografia minorile”, cioè un soggetto che si arricchisce grazie alla vendita del materiale illecito. La cessione si pone, invece, a livello del consumatore, cioè di chi ha già acquistato il prodotto e poi lo rivende. Si intuisce, pertanto, che la sua pericolosità è nettamente minore. Tra l’altro, come detto prima, l’onerosità della cessione è elemento del tutto secondario: alla stessa pena soggiace chi offre gratuitamente il materiale.

Infine, all’ultimo gradino troviamo coloro che semplicemente assistono ad esibizioni o a spettacoli pedopornografici: la pena è la reclusione fino a tre anni e la multa da euro 1.500 a euro 6.000.

1) I bambini hanno il diritto di essere protetti da qualsiasi forma di sfruttamento della loro intimità.

2) I bambini hanno diritto di essere preservati da forme di spettacolo o di intrattenimento che possano minare il loro corretto sviluppo psico-fisico.

3) I bambini hanno diritto ad un’educazione che faccia capire loro l’importanza della sfera affettiva e di quella sessuale.

4) I bambini hanno diritto ad essere protetti dalla spettacolarizzazione delle loro emozioni o delle loro pulsioni.

5) I bambini hanno il diritto di essere soccorsi dalle istituzioni statali quando nessun altro può avere cura di loro. Hanno il diritto di ricevere, ove occorra, assistenza psicologica dalle strutture sanitarie pubbliche.

6) I bambini hanno il diritto di crescere sani, fisicamente e psicologicamente: è dovere dello Stato fornire alle famiglie strutture scolastiche adeguate fin dall’infanzia, ove vi sia personale adatto alle loro esigenze.

7) I bambini hanno il diritto di vivere con persone che possano prendersi cura di loro e che non approfittino delle loro debolezze. Se la loro famiglia non è in grado di fare ciò, il tribunale per i minorenni adotta i provvedimenti per disporre l’allontanamento di uno o entrambi i genitori in presenza di condotte pregiudizievoli per il minore [3] ovvero, nei casi più gravi, dispone la decadenza della responsabilità genitoriale [4].

8) I bambini hanno il diritto di essere tutelati anche in tribunale: devono essere ascoltati in un ambiente confortevole, tale da non turbarli, alla presenza di un professionista a loro dedicato e con domande che non li spaventino. L’incidente probatorio svolto in luogo adatto resta la sede privilegiata per raccogliere le dichiarazioni dei minori nel corso del procedimento [5].

note

[1] Art. 600-ter cod. pen.

[2] Cass., sezioni unite, sent. n.13/2000 del 05.07.2000.

[3] Art. 333 cod. civ.

[4] Art. 330 cod. civ.

[5] Carta di Noto del 09.06.1996.

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