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Proroga impugnazione in Commissione tributaria: quando?

4 novembre 2017


Proroga impugnazione in Commissione tributaria: quando?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2017



Un invito a comparire corretto e notificato nei termini può legittimare il contribuente ad avvalersi della proroga dei 90 giorni per impugnare l’atto in Commissione tributaria a prescindere dalla tardività dell’istanza?

La Corte di Cassazione ha avuto modo di stabilire che, in tema di accertamento con adesione, l’instaurazione del contraddittorio preventivo da parte del Fisco [1] è facoltativa e non obbligatoria, in quanto assolve alla sola funzione di garantire la necessaria trasparenza dell’azione amministrativa e di consentire al contribuente un’immediata cognizione circa la vertenza potenzialmente in essere. Il contribuente, dal canto suo e secondo la giurisprudenza testé citata, può sempre attivare il procedimento di definizione con adesione ove abbia ricevuto un avviso di accertamento o di rettifica in assenza di preventivo contraddittorio. La prima domanda che viene posta è la seguente: l’invito a comparire fa scattare la sospensione di novanta giorni per impugnare l’atto davanti alla commissione tributaria? Se la risposta deve essere data facendo riferimento alla normativa vigente, la risposta sembrerebbe negativa. Infatti, il contribuente nei cui confronti sia stato notificato avviso di accertamento o di rettifica può formulare anteriormente all’impugnazione dell’atto innanzi la commissione tributaria provinciale, istanza in carta libera di accertamento con adesione, indicando il proprio recapito, anche telefonico. La sospensione per novanta giorni del termine per impugnare avanti alla commissione tributaria riguarda il caso di istanza di accertamento con adesione proposta da chi ha ricevuto un accertamento o una rettifica non preceduti dall’invito a comparire. In sostanza, la sospensione riguarda esclusivamente il caso dell’istanza proposta dal contribuente e non anche il caso dell’invito a comparire formulato dall’Amministrazione finanziaria. Un altro aspetto della vicenda è quello relativo all’avvio del procedimento di accertamento con adesione da parte dell’Agenzia, privo del provvedimento conclusivo. Questo sembra un vizio. Il contribuente, specie nel caso in cui abbia solertemente aderito all’invito di proporre all’Amministrazione finanziaria documenti e spiegazioni sulle proprie ragioni, ha diritto a conoscere mediante un atto formale l’avvenuta chiusura delle operazioni di accertamento mediante notifica del relativo verbale. Argomento sul quale richiamo i contenuti delle precedenti consulenze. La legge opera una presunzione assoluta all’ammissione alla procedura di accertamento con adesione collegata a comportamenti concludenti dell’Amministrazione finanziaria. In sostanza, l’invio dell’invito a comparire lascia desumere che il contribuente è stato ammesso alla procedura in esame [2]. Aperta la procedura, essa segue le indicazioni ed anche le scansioni fissate dalla normativa vigente, dovendo concludersi con un provvedimento che chiude la fase procedimentale. Altra questione sottoposta riguarda l’avvenuta proposizione, da parte del contribuente, di ben due istanze di accertamento con adesione delle quali la prima presentata a mezzo posta semplice, e la seconda proposta tardivamente. La possibilità di proporre l’istanza senza necessità di forme particolari è stata confermata anche dalla Suprema Corte [3]. L’unica possibilità che ci rimane, a questo punto, è di accertare se la prima richiesta formulata tramite posta semplice, sia pervenuta a destinazione. Tra l’altro, la Pubblica amministrazione ed il pubblico impiegato che riceve una comunicazione di un contribuente non può scegliere se archiviarla, o meno, a seconda delle modalità con le quali viene recapitata. Appare,  pertanto, indispensabile, a questo punto, formulare una richiesta di accesso agli atti per controllare il contenuto del fascicolo e la presenza dell’istanza. Istanza che, se esiste, deve portare anche un numero di protocollo in entrata. Se l’istanza è presente nel fascicolo, vi è l’obbligo di attivare la procedura di accertamento con adesione e si verifica, in automatico, la sospensione dei termini dell’accertamento per i novanta giorni di cui abbiamo detto più volte. Il ricorso, in definitiva, andrebbe presentato entro 150 giorni (90+60). E questo rimetterebbe in corsa il contribuente. Riguardo all’ultima domanda, e cioè se si possa utilmente affermare l’erroneità della data dell’istanza riportata nell’invito a comparire, non v’è dubbio che ciò possa essere fatto. Ma, prima di ogni cosa, sarebbe opportuno visionare tutti gli atti del procedimento per verificare che cosa sia allegato e le date in cui ciò è avvenuto. Nel dubbio, vale la regola del favor verso il contribuente, privilegiando (in assenza di riscontri oggettivi) la lettura dei fatti a lui più favorevoli e gravando l’Amministrazione dell’onere di provare il contrario. L’accertamento della presenza in atti della precedente istanza, lascerebbe spazio a diverse prospettive di difesa.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] Ai sensi dell’art. 5 d.lgs. n. 218 del 19.06.1997.

[2] Cass. sent. n. 444 del 14.01.2015.

[3] Cass. sent. n. 17314 del 30.07.2014.

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