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Rinuncia agli atti: quando farla?

4 novembre 2017


Rinuncia agli atti: quando farla?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 4 novembre 2017



Se volessi rinunciare agli atti del giudizio quando devo depositare la domanda? E che cosa succede alla domanda riconvenzionale del mio avversario?

Affinché si possa parlare di rinuncia agli atti del giudizio [1] occorre una dichiarazione della parte o di un procuratore speciale e l’accettazione della controparte costituita che abbia interesse alla prosecuzione del giudizio. Nel caso di specie, ammesso che si possa parlare di rinuncia agli atti del giudizio, è evidente che l’accettazione dell’assistita non c’è mai stata mentre è solo apparentemente altrettanto evidente che tale accettazione sarebbe stata necessaria. Infatti, se è vero che l’interesse alla prosecuzione del giudizio da parte della cliente del lettore  sembrerebbe dato incontestabile sulla scorta della proposizione di una domanda riconvenzionale [2] è altrettanto vero che la dottrina ritiene irrilevante l’accettazione nei casi in cui l’avversario del rinunciante proponga solo e soltanto eccezioni di rito assolutamente pregiudiziali ed assorbenti rispetto al merito. Il problema è che, nel caso sollevato, è stata proposta anche una domanda riconvenzionale, ma subordinata rispetto a due eccezioni in rito (di incompetenza e di nullità della domanda). Si può concludere, quindi, che, nel caso che ci intrattiene, tenendo conto che sul punto specifico non risultano precedenti editi, ed ammesso per il momento che quella dell’avversario possa considerarsi una rinuncia agli atti, il giudice dovrà stabilire essenzialmente se l’accettazione da parte del lettore fosse indispensabile nonostante che siano state proposte da lui due eccezioni in rito assorbenti e pregiudiziali rispetto al pur richiesto accertamento sulla domanda riconvenzionale. Ciò detto e venendo alla più corretta qualificazione dell’atto posto in essere dall’avversario del lettore (rinuncia agli atti o rinuncia all’azione), toccherà al giudice valutare tale delicato aspetto, considerando innanzitutto la lettera degli atti depositati e dei verbali redatti (in cui si fa alternativamente riferimento ora alla rinuncia agli atti del giudizio ora alla rinuncia all’azione) e considerando con altrettanta cura la circostanza che la rinuncia all’azione, diversamente dalla rinuncia agli atti del giudizio, non richiede formule sacramentali e può essere anche tacita e presuppone l’assoluta incompatibilità tra il comportamento dell’attore e la volontà di proseguire nella domanda proposta [3].  Considerato il complesso degli atti e delle condotte poste in essere (soprattutto la riproposizione di identica domanda a breve distanza dalla prima, l’intestazione dell’atto notificato prima dell’avvio del primo giudizio e la locuzione, sebbene impropria, di rinuncia alla sola azione come notificata), parte avversa ha inteso rinunciare non all’azione ma agli atti del giudizio e, per quanto detto sopra, toccherà allora al giudice esprimersi sulla necessità o meno dell’accettazione del lettore quale condizione necessaria perchè il giudizio potesse de plano avviarsi ad estinzione. Se il giudice del primo giudizio confermerà la natura di rinuncia agli atti del documento redatto dall’avversario del lettore e dovesse ritenere indispensabile la sua accettazione, tale giudizio dovrebbe poter proseguire nella contumacia dell’attore per una pronuncia sulla domanda riconvenzionale proposta dal lettore. Se, invece, il giudice del primo giudizio dovesse ritenere non indispensabile l’accettazione del lettore (considerato che le sua pregiudiziali domande in rito possono evidenziare l’assenza sostanziale di interesse alla prosecuzione del giudizio nel merito), allora il primo giudizio sarà evidentemente dichiarato estinto ed il secondo farà il suo corso. Nell’ipotesi in cui, invece, il giudice dovesse qualificare come rinuncia all’azione quella posta in essere dall’avversario, è ovvio che la domanda introdotta nel secondo giudizio dall’avversario andrebbe dichiarata inammissibile. Quanto alla forma della rinuncia all’azione, essa, come la rinuncia agli atti, deve essere posta in essere dalla parte personalmente o da un procuratore speciale e nel caso di specie dovrebbe ritenersi sufficiente a tal fine la ratifica della cliente apposta in calce all’atto che reca come intestazione «Rinuncia agli atti del giudizio». In conclusione, la risposta fornita è sì aperta a più soluzioni, ma allo stato dei fatti e sulla base sia degli atti redatti dall’avversario, sia degli atti posti in essere dal lettore, tale conclusione è l’unica possibile, dipendendo il tutto dall’interpretazione complessiva che il giudice (o i giudici) forniranno agli atti ed alle condotte realizzate. Si tratterà, cioè, di un difficile accertamento delle volontà delle parti o, meglio, delle parti e, soprattutto, dei rispettivi procuratori.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Angelo Forte

note

[1] Ai sensi dell’articolo 306 cod. proc. civ.

[2] Cass. sent. n. 890 dello 05.05.1962.

[3] Cass. sent. n. 21685 dello 09.11.2005.


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