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Lo sai che? Commercialista sbaglia la dichiarazione dei redditi: che succede?

Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2017

Errore e responsabilità del commercialista: chi paga le sanzioni e come ottenere il risarcimento del danno.

Hai un commercialista di vecchia data che ogni anno compila la tua dichiarazione dei redditi e la presenta all’Agenzia delle Entrate. Senonché un anno paghi una cifra di gran lunga superiore rispetto agli altri periodi di imposta, pur essendo il tuo reddito rimasto pressoché identico. Ti sembra un importo sproporzionato e non ne comprendi la ragione; così chiedi chiarimenti al professionista. Questi, dopo diverse verifiche, si accorge di aver commesso un grave errore, ma ti consiglia di pagare immediatamente per poi chiedere il rimborso. Rimborso che, come sempre succede, tarda ad arrivare; così, nel frattempo, intendi chiedere il risarcimento dei danni al tuo commercialista per averti procurato una crisi di liquidità. Lui invece non ci sta: sostiene che, tanto, prima o poi, recupererai i soldi dall’erario. Chi ha ragione in questi casi? Che succede se il commercialista sbaglia la dichiarazione dei rediti? A chiarirlo è una recente sentenza del Tribunale di Vicenza [1].

Se il contribuente paga di più di ciò che è dovuto

Il professionista (sia questo un commercialista, un ragioniere, ma anche un Caf) incaricato di preparare la dichiarazione dei redditi del proprio cliente (sia questi una persona fisica o una società) è tenuto a risarcire i danni prodotti a quest’ultimo per via di un grave errore nella compilazione della dichiarazione stessa, errore che ha determinato il pagamento di un’imposta non dovuta o superiore al necessario.

È vero, il codice civile [2] stabilisce che la responsabilità professionale scatta in presenza di dolo o colpa grave. Ma questa è limitata solo ai casi in cui la prestazione è di particolare difficoltà. Mentre, nel caso di negligenza o imprudenza, il professionista risponde sempre. Ora, la compilazione di una dichiarazione dei redditi non può certo considerarsi «di speciale difficoltà»; per cui l’errore commesso dal professionista è sempre inscusabile. Del resto, sempre il codice civile stabilisce che il professionista è tenuto ad espletare il proprio mandato in conformità a «diligenza» [3], che è quella di un professionista di media attenzione e preparazione, qualificato dall’impiego di strumenti tecnici adeguati al tipo di prestazione dovuta.

Pertanto il commercialista o il ragioniere che commette un errore grossolano o di calcolo nella propria dichiarazione o, ad esempio, che non tiene conto di una circolare amministrativa o di una particolare detrazione fiscale, non può dirsi un professionista diligente. Ne consegue che deve risarcire tutti i danni prodotti al proprio cliente anche se questi, prima o poi (più “poi” che “prima”) riceverà il rimborso dal fisco.

Se il contribuente paga di meno di ciò che è dovuto

Se invece l’errore del commercialista determina un avviso di accertamento per un omesso pagamento delle tasse o per omessa presentazione della dichiarazione dei redditi, il contribuente può evitare di pagare le sanzioni all’Agenzia delle Entrate se:

  • Dimostra che il versamento non è avvenuto per dolo o colpa grave del professionista
  • denuncia il commercialista alla Procura della Repubblica.

Leggi Che fare se il commercialista non presenta la dichiarazione dei redditi.

note

[1] Trib. Vicenza, sent. n. 1643/17 del 9.05.2017.

[2] Art. 2236 cod. civ.

[3] Art. 1176 cod. civ.

Tribunale di Vicenza – Sezione I civile – Sentenza 9 maggio 2017 n. 1643

REPUBBLICA ITALIANA

IN NOME DEL POPOLO ITALIANO

TRIBUNALE ORDINARIO DI VICENZA

SEZIONE PRIMA CIVILE

Il Tribunale di Vicenza, Sezione Prima Civile, in persona del dott. FRANCESCO LAMAGNA, in funzione di giudice unico, ha pronunciato la seguente

SENTENZA A VERBALE AI SENSI DELL’ART. 281 SEXIES C.P.C.

nella causa civile d’appello, iscritta a ruolo in data 08.4.2014 al n. 3330 R.G. 2014, promossa con atto di citazione in appello notificato in data 01.4.2014

DA

  1. S.R.L., con sede in Pove del Grappa, Via (…) – in persona del legale rappresentante, Sig. Gi.Bo., rappresentata e difesa, come da mandato a margine dell’atto di citazione in opposizione nel giudizio di primo grado, dall’Avv. Ro.Fi. (…), già del Foro di Bassano del Grappa e ora del Foro di Vicenza, elettivamente domiciliata presso lo studio dell’Avv. Ma.Di., in Vicenza, Contrà (…);

– attrice appellante –

CONTRO

  1. RAG. SE. (C.F.: (…)), rappresentato e difeso, per procura a margine della comparsa di costituzione, dall’Avv. Eu.Mi., presso il cui studio, sito in Vicenza, Piazza (…) n. 25, ha eletto domicilio;

– convenuto appellato –

Oggetto: appello avverso la sentenza n. 758/2013 emessa dal Giudice di Pace di Vicenza in data 02.9 / 06.11.2013.

RAGIONI DI FATTO E DI DIRITTO DELLA DECISIONE, EX ART. 132 C.P.C. NELLA NUOVA FORMULAZIONE INTRODOTTA DALLA L. 18.6.2009, n. 69

Al fine di un opportuno inquadramento dell’oggetto del presente giudizio è necessario premettere che il Rag. Se.Lu., con ricorso depositato in data 11.9.2003 avanti al Giudice di Pace di Vicenza, ha agito in via monitoria nei confronti della Di. S.r.l. in liquidazione, per ottenere la soddisfazione del proprio credito vantato verso la stessa società a titolo di prestazioni professionali rese in adempimento del mandato ricevuto il 26.11.1999 in calce a ricorso tributario (v. doc. 4 del fascicolo del monitorio) e specificatamente elencate negli avvisi di parcella datati rispettivamente 03.01.2000, 26.10.2000 e 01.7.2002 inviati alla predetta società, credito di ammontare pari ad Euro 2.386,00 (oltre ad Euro 113,80 per spese borsuali), in tale misura liquidato dal Consiglio dei Ragionieri di Vicenza in data 11.6.2003.

Il Rag. Lu. ha richiesto, quindi, che fosse ingiunto alla Di. S.r.l. in liquidazione il pagamento in suo favore della somma capitale di Euro 2.386,00, da maggiorarsi dell’importo di Euro 84,05 per spese di liquidazione della parcella e degli interessi legali dal dovuto al saldo.

L’istanza monitoria è stata accolta dal Giudice di Pace di Vicenza con decreto n. 10056/2003 Ing. emesso in data 16.9.2003.

Avverso il provvedimento monitorio ottenuto dall’ingiungente, la Di. S.r.l. ha proposto tempestiva opposizione, con atto di citazione notificato in data 19.12.2003, non contestando che quelle attività fossero state effettivamente eseguite dal Rag. Lu., con il quale era intercorso un rapporto professionale di assistenza durato oltre vent’anni, ma asserendo che il corrispettivo per quelle prestazioni non era dovuto, in quanto l’attività professionale era stata espletata dal Lu. nel proprio esclusivo interesse, per porre rimedio ad un errore in cui il medesimo era incorso nella compilazione delle dichiarazioni dei redditi della società per gli anni 1993, 1994 e 1995, che aveva determinato il versamento da parte della società della somma di vecchie Lire 33.440.000 a titolo di ILOR, non dovute. L’opponente ha chiesto, quindi, che, accertata la negligente ed imperita condotta inadempiente del Rag. Lu. nello svolgimento dell’incarico professionale conferitogli per la redazione delle dichiarazioni dei redditi relative alle sopra indicate annualità e dichiarato che le prestazioni oggetto della parcella liquidata dal Consiglio dell’Ordine dei Ragionieri di Vicenza erano conseguenza del suddetto inadempimento e dirette unicamente a ridurre l’obbligo risarcitorio gravante sul Rag. Lu., fosse disposta la revoca e/o dichiarata l’inefficacia dell’opposto decreto ingiuntivo.

L’opposto, costituitosi ritualmente con apposita comparsa di costituzione e risposta depositata in data 30.01.2004, ha negato che l’erronea compilazione delle indicate dichiarazioni dei redditi della Di. S.r.l. fosse a lui imputabile ed ha sottolineato che le prestazioni per le quali aveva chiesto il compenso erano state regolarmente eseguite in forza di specifico incarico professionale svolto su mandato e nell’interesse della società opponente.

Ha eccepito, altresì, che l’asserita sua condotta inadempiente non poteva costituire oggetto dell’invocato accertamento giudiziale, risultando del tutta estranea rispetto al thema decidendum azionato con l’impugnato provvedimento monitorio.

L’opposto ha concluso, pertanto, per il rigetto della proposta opposizione e delle domande tutte ex adverso fatte valere in giudizio, con integrale conferma del decreto ingiuntivo opposto e, in subordine, per la condanna della Di. S.r.l. al pagamento dell’importo di Euro 2.470,05, da maggiorarsi degli interessi legali e delle spese di lite.

Il Giudice di Pace adito, concessa preliminarmente la provvisoria esecutorietà del decreto ingiuntivo opposto, con sentenza n. 758/2013 emessa in data 02.9/06.11.2013, ha rigettato l’opposizione proposta dalla Di. S.r.l., confermato l’impugnato provvedimento monitorio e condannato la società opponente a rifondere al Rag. Lu. le spese di lite, liquidate in complessivi Euro 1.100,00, oltre I.V.A. e C.P., come per legge.

Il Giudice di prime cure, nel motivare la decisione assunta, va evidenziato che mentre il convenuto opposto aveva provato in via documentale il conferimento dell’incarico e l’esecuzione delle prestazioni in relazione alle quali aveva azionato l’impugnato decreto ingiuntivo, la società opponente non aveva in alcun modo dimostrato che “l’incarico professionale di difesa del processo tributario fosse ricollegabile ad un precedente inadempimento del professionista” e che “la mancata denuncia di alcuni proventi fosse effettivamente ricollegabile a colpa del professionista convenuto”.

Avverso tale sentenza ha proposto tempestivo gravame la Di. S.r.l., con atto di citazione in appello notificato in data 01.4.2014, deducendo con un unico articolato motivo la violazione e falsa applicazione degli artt. 113, 115 e 116 c.p.c. da parte del Giudice di prime cure, per aver ritenuto non provate le eccezioni svolte da essa appellante e l’inadempimento del professionista ingiungente, sebbene tutte le circostanze fattuali poste a fondamento della condotta inadempiente del Rag. Lu. fossero supportate da riscontri documentali.

L’appellante ha richiesto, quindi, all’adito Tribunale di Vicenza che, in totale riforma dell’impugnata sentenza del Giudice di Pace, previo accertamento del comportamento negligente ed imperito tenuto nella vicenda dal Rag. Se.Lu. e che le prestazioni oggetto della parcella liquidata dal competente Ordine dei Ragionieri di Vicenza fossero conseguenza del suddetto inadempimento e dirette a ridurre l’obbligo risarcitorio gravante sullo stesso professionista, condannasse costui alla restituzione delle somme tutte dalla stessa al medesimo corrisposte in esecuzione del decreto ingiuntivo opposto, pari all’importo di Euro 3.408,48, oltre interessi e rivalutazione monetaria a decorrere dal 12.12.2005 al saldo, nonché alle spese legali pagate in esecuzione dell’atto di precetto notificato unitamente alla sentenza di primo grado, di ammontare pari ad Euro 1.561,50.

Ha resistito al gravame il Rag. Lu., che, costituitosi in giudizio con apposita comparsa depositata in data 17.6.2014, ha richiesto il rigetto dell’appello ex adverso proposto, ritenendolo infondato in fatto e in diritto per le stesse ragioni già esposte nell’ambito del giudizio di primo grado, con conseguente integrale conferma dell’impugnata sentenza e con rifusione delle spese e competenze di lite.

All’udienza di comparizione delle parti del 17.6.2016, il Giudice designato ha fissato l’odierna udienza per la precisazione delle conclusioni e per la discussione orale ai sensi dell’art. 281 sexies c.p.c., assegnando alle parti termine fino al 26.4.2017 per il deposito di note conclusive.

Così delineato l’ambito del dibattito processuale, ritiene il Giudicante che l’appello proposto dalla Di. s.r.l. sia fondato e che, di conseguenza, debba essere integralmente riformata la sentenza n. 758/2013 pronunciata in data 02.9/06.11.2013 dal Giudice di Pace di Vicenza.

Il Giudice di prime cure, nel rigettare l’opposizione proposta dalla Di. S.r.l. avverso il decreto ingiuntivo n. 10056/2003 Ing. emesso in data 16.9.2003 su ricorso dell’odierno appellato, ha così motivato: “Il convenuto (odierno appellato) ha invero provato per documenti il conferimento dell’incarico nonché l’esecuzione delle prestazioni (id est: redazione del ricorso tributario ed attività accessorie dirette al recupero dell’Il. relativa agli anni 1993, 1994 e 1995) dedotte nella fattura sottesa al provvedimento impegnato. Quanto alle eccezioni svolte da parte opponente (Di. s.r.l.), si osserva che non appare in alcun modo comprovato che l’incarico professionale di difesa del processo tributario fosse ricollegabile ad un precedente inadempimento del professionista…… Non appare comprensibile che la ditta opponente abbia, dopo aver subito un danno a causa della asserita negligenza professionale, conferito regolarmente incarico al medesimo professionista per vedere tutelare le proprie ragioni avanti il giudice tributario…..l’opponente….non ha adeguatamente dimostrato che la mancata denuncia di alcuni proventi fosse effettivamente ricollegabile a colpa del professionista convenuto”.

Tanto premesso, la Di. S.r.l., sin dal giudizio di primo grado, non ha contestato che il Rag. Lu. ha effettivamente compiuto le attività in relazione alle quali ha avanzato in via monitoria la pretesa creditoria, ma ha sostenuto che il corrispettivo per quelle prestazioni non era dovuto all’ingiungente, in quanto l’attività professionale era stata espletata dal Rag. Lu. nel proprio esclusivo interesse, per porre rimedio ad un errore in cui il medesimo era incorso nella compilazione delle dichiarazioni dei redditi della società per gli anni 1993, 1994 e 1995 ed al fine di recuperare l’Ilor erroneamente versata per i suddetti anni d’imposta.

In siffatto contesto, è innegabile che la Di. S.r.l. abbia correttamente svolto l’eccezione di inadempimento prevista dall’art. 1460 c.c. per paralizzare la pretesa creditoria avversaria e che, contrariamente a quanto dedotto dall’appellato, sussista un nesso di stretta interdipendenza tra l’inadempimento imputato al professionista (errata compilazione delle dichiarazioni dei redditi degli anni 1993, 1994 e 1995) e l’attività compiuta successivamente dallo stesso professionista (dalla quale è sorta l’obbligazione di pagamento azionata in via monitoria) per rimediare alla precedente sua condotta inadempiente, e ciò in applicazione dei principi enunciati dal Supremo Collegio nella sentenza del 05.7.2012, n. 11304, in cui, fra l’altro, ha affermato che l’art. 1460 c.c. è applicabile anche al contratto di prestazione d’opera professionale, laddove sia riscontrabile un’apprezzabile violazione dell’obbligo di diligenza professionale nell’espletamento dell’incarico.

E la raggiunta conclusione comporta, all’evidenza, che debba essere esaminata la condotta tenuta dal Rag. Lu. nell’esecuzione delle prestazioni professionali a suo tempo commissionate dall’odierna appellante e relative alla compilazione delle dichiarazioni dei redditi della predetta società per gli anni 1993, 1994 e 1995.

Ciò posto, nel giudizio di risarcimento del danno da inadempimento contrattuale è onere della parte committente dimostrare unicamente l’esistenza e l’efficacia del contratto, mentre è onere del professionista dimostrare di avere adempiuto, ovvero che l’inadempimento non è dipeso da propria colpa (v. Cass. S.U., n. 13533/2001).

Ancora in via generale, è opportuno precisare i termini delle questioni relative all’onere della prova ed alla limitazione di responsabilità professionale prevista dall’art. 2236 c.c.

Come affermato dalla Suprema Corte, con orientamento pienamente condiviso da questo Giudice, l’art. 2236 c.c. deve essere inteso come contemplante una regola di mera valutazione della condotta del debitore (v. Cass. 13/4/2007, n. 8826; Cass. 28/5/2004, n. 10297; Cass. 21/6/2004, n. 11488).

All’art. 2236 c.c., non va assegnata rilevanza alcuna ai fini della ripartizione dell’onere probatorio, giacché incombe in ogni caso al professionista dare la prova della particolare difficoltà della prestazione, laddove la norma in questione implica solamente una valutazione della colpa del professionista, in relazione alle circostanze del caso concreto (v. Cass. 13/4/2007, n. 8826; Cass. 28/5/2004, n. 10297; Cass. 21/6/2004, n. 11488).

Da ciò discende che ogni caso di “insuccesso” incombe al professionista dare la prova della particolare difficoltà della prestazione (v. Cass. Sez. Un., 11/1/2008, n. 577; Cass. 13/4/2007, n. 8826; Cass. 28/5/2004, n. 10297; Cass. 21/6/2004, n. 11488).

A tali considerazioni deve poi aggiungersi che la limitazione di responsabilità professionale ai soli casi di dolo o colpa grave, ai sensi dell’art. 2236 c.c., attiene esclusivamente alla perizia, per la soluzione di problemi tecnici di particolare difficoltà, con esclusione dell’imprudenza e della negligenza.

Infatti, anche nei casi di speciale difficoltà, tale limitazione non sussiste con riferimento ai danni causati per negligenza o imprudenza, dei quali il professionista risponde in ogni caso (fra le varie, giurisprudenza relativa alla responsabilità professionale medica, ma applicabile alla fattispecie in esame Cass.1.3.2007 n. 4797; Cass. 19.4.2006 n. 9085; Cass. 29.7.2004 n. 14488; Cass. 10.5.2000 n. 5945; Cass. 18.11.1997 n. 11440; Corte Cost. 22.11.1973, n. 166).

Nel caso di specie, la Di. S.r.l. ha dimostrato di aver concluso un contratto d’opera intellettuale con il Rag. Lu. per la compilazione delle dichiarazioni dei redditi della società per gli anni 1993, 1994 e 1995 (fatto allegato dall’attrice opponente e non contestato dal convenuto opposto, che, anzi, ha espressamente ammesso nella comparsa di costituzione e risposta, alla pagina 2, depositata nel giudizio di primo grado che aveva ricevuto incarico dalla predetta società di “eseguire le scritture di assestamento e redigere i bilanci e le connesse dichiarazioni sulla base dei tabulati dei conti di mastro forniti dalla Società, risultanti dalla contabilità eseguita da terzi”).

Il Rag. Lu., gravato del relativo onere, non è riuscito a dimostrare di aver esattamente adempiuto alle obbligazioni sullo stesso gravanti.

Al contrario, rimasto incontestato inter partes che il predetto professionista abbia predisposto le dichiarazioni dei redditi della società appellante negli anni d’imposta sopra indicati, è risultato documentalmente comprovato in giudizio che il Rag. Lu. si sia reso responsabile di un grave errore nella compilazione delle sopra indicate dichiarazioni dei redditi della società di cui trattasi, avendo dedotto, ai fini della determinazione dell’ILOR, la rendita convenzionale dei fabbricati di tipo “D” anziché il reddito di locazione diminuito del 15%, con conseguente versamento da parte della Di. S.r.l. dell’importo di Lire 33.440.000, in realtà non dovuto, come del resto si desume in maniera chiara ed inequivoca dal contenuto testuale del ricorso tributario presentato e sottoscritto dallo stesso Rag. Lu., su mandato del legale rappresentante della Di. S.r.l., alla Commissione Tributaria Provinciale di Vicenza (v. doc. 4 del fascicolo del monitorio).

E tale attività, di certo, non può essere ritenuta “di speciale difficoltà”.

Al riguardo, deve osservarsi che le obbligazioni inerenti l’esercizio dell’attività professionale in esame sono, di regola, obbligazioni di mezzi e non di risultato, in quanto il professionista, assumendo l’incarico, si impegna a prestare la propria opera per raggiungere il risultato desiderato, ma non a conseguirlo.

Pertanto, ai fini del giudizio di responsabilità, rileva non già il conseguimento o meno del risultato utile per il cliente, ma le modalità concrete con le quali il professionista ha svolto la propria attività, avuto riguardo, da un lato, al dovere primario di tutelare le ragioni del cliente e, dall’altro, al rispetto del parametro di diligenza a cui è tenuto (cfr. Cass. 05.08.2013 n. 18612; Cass. 18.04.2011 n. 8863; Cass. 27.03.2006 n. 6967).

In particolare il professionista è tenuto ad espletare il proprio mandato in conformità al parametro di diligenza fissato dall’art. 1176 comma 2 c.c. che è quello del professionista di media attenzione e preparazione, qualificato dalla perizia e dall’impiego di strumenti tecnici adeguati al tipo di prestazione dovuta, salva l’applicazione dell’art. 2236 c.c. nel caso di prestazioni implicanti la risoluzione di problematiche tecniche di particolare difficoltà (che, come evidenziato poco sopra, non sussistono nel caso di specie).

Nel caso in esame, i sopra indicati elementi fattuali portano a ritenere accertato che il Rag. Lu. – omettendo di compilare correttamente le dichiarazioni dei redditi, nel rispetto della Circolare Ministeriale del 25.11.1993, n. 34 – non ha adempiuto in modo diligente alle obbligazioni sullo stesso gravanti ed ha cagionato alla Di. S.r.l. un danno economico di un certo rilievo, corrispondente al versamento della sopra indicata imposta ILOR non dovuta.

E del resto, a ulteriore riprova del fatto che il Rag. Lu. nella compilazione delle dichiarazioni dei redditi cui sopra si è fatto riferimento non abbia operato con la dovuta diligenza nel rispetto delle ragioni della cliente e sia effettivamente incorso nella non corretta applicazione della citata Circolare Ministeriale n. 34/1993, deve rilevarsi che il predetto professionista – evidentemente riconoscendo la propria esclusiva e piena responsabilità – abbia presentato apposita denuncia di sinistro alla propria Compagnia Assicuratrice (la Zu. S.p.A.) per essere tenuto indenne dalle conseguenze pregiudizievoli cui era esposto nei confronti della Di. s.r.l. (v. doc. 2 fascicolo dell’opponente/appellante) ed abbia successivamente versato alla predetta società quanto ricevuto a titolo di indennizzo dalla predetta Compagnia (v. docc. 6, 7 e 8 del fascicolo dell’opponente/appellante).

Nella descritta situazione, pertanto, si rivela del tutto erroneo e destituito di fondamento l’assunto del Giudice di Pace, secondo cui non sarebbe dimostrato in causa che la mancata denuncia di alcuni proventi (id est: il reddito di locazione) fosse effettivamente ricollegabile a colpa del professionista, risultando smentita la conclusione del primo Giudicante dai menzionati elementi probatori ed in particolare dallo stesso inequivoco comportamento posto in essere, in concreto, dal Rag. Lu. Altrettanto errata è l’allegazione del Giudice di prime cure che ha ritenuto non dimostrato (da parte della Di. S.r.l.) “che l’incarico professionale di difesa del processo tributario fosse ricollegabile ad un precedente inadempimento del professionista”.

A confutazione dell’assunto deve rilevarsi, infatti, che le prestazioni professionali compiutamente elencate negli avvisi di parcella datati rispettivamente 03.01.2000, 26.10.2000 e 01.7.2002 (v. docc. 1, 2 e 3 del fascicolo monitorio) sono state rese in nome e per conto dell’odierna appellante nel preminente interesse dello stesso Rag. Lu., per porre rimedio alla propria condotta negligente ed imperita e ridurre le conseguenze risarcitorie cui era esposto nei confronti della predetta società, come in effetti è, in concreto, avvenuto, stante l’esito parzialmente favorevole alle ragioni della Di. S.r.l. del giudizio tributario.

Nella chiarita prospettiva, poi, diversamente da quanto opinato dal Giudice di Pace nell’impugnata sentenza, è ben comprensibile che l’odierna appellante abbia “dopo aver subito un danno a causa della asserita negligenza professionale, conferito regolarmente incarico al medesimo professionista per vedere tutelare le proprie ragioni avanti il giudice tributario”, confidando evidentemente nel fatto che in relazione all’attività che il Rag. Lu. avrebbe dovuto svolgere per rimediare al suo errore professionale non avrebbe dovuto subire ulteriori esborsi per la difesa delle sue ragioni.

In definitiva, ritiene il Giudicante che, in base alla valutazione congiunta degli elementi probatori a disposizione, le doglianze dell’appellante siano fondate e che sia errata la decisione adottata dal Giudice di prime cure.

Di conseguenza, in accoglimento del gravame e in totale riforma dell’impugnata sentenza, va disposta la revoca del decreto ingiuntivo n. 10056/2003 Ing. emesso dal Giudice di Pace di Vicenza in data 16.9.2003 e condannato l’appellato alla restituzione delle somme tutte al medesimo eventualmente corrisposte dalla Di. S.r.l. in esecuzione dell’atto di precetto alla stessa notificato unitamente alla sentenza di primo grado in data 05.3.2014 (v. doc. 3 fasc. appellante).

In applicazione del principio della soccombenza, va disposta la condanna dell’appellato, Rag. Se.Lu., al rimborso delle spese e delle competenze sostenute in entrambi i gradi del giudizio dalla Di. s.r.l., alla cui liquidazione si provvede, come da dispositivo, tenendo conto, quanto al presente grado, del valore della controversia (Euro 2.470,05) e dei parametrati di cui al D.M. 10 marzo 2014 n. 55 per le fasi di studio, introduttiva e decisoria.

P.Q.M.

Il Tribunale di Vicenza, Prima Sezione Civile, definitivamente pronunciando, ogni diversa domanda, eccezione ed istanza disattesa, così provvede:

1)-In accoglimento dell’appello proposto dalla Di. S.r.l. e in totale riforma della sentenza n. 758/2013, emessa dal Giudice di Pace di Vicenza in data 02.9/06.11.2013, revoca il decreto ingiuntivo n. 10056/2003 Ing. emesso dal Giudice di Pace di Vicenza in data 16.9.2003 in favore del Rag. Se.Lu. e condanna quest’ultimo alla restituzione delle somme tutte al medesimo eventualmente corrisposte dalla Di. S.r.l. in esecuzione dell’atto di precetto alla predetta società notificato unitamente alla sentenza di primo grado in data 05.3.2014.

2)-Condanna l’appellato alla rifusione in favore della Di. S.r.l. delle spese e competenze di entrambi i gradi del giudizio, che liquida, quanto al primo grado, in complessivi Euro 1.100,00, oltre a I.V.A. e C.P.A. come per legge e, quanto al presente grado, in complessivi Euro 1.620,00, oltre al rimborso spese generali, I.V.A. e C.P.A. come per legge.

Così deciso in Vicenza il 9 maggio 2017. Depositata in Cancelleria il 9 maggio 2017.

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