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Lo sai che? Quando una cartella esattoriale va in prescrizione

Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 12 ottobre 2017

I termini di prescrizione di una cartella esattoriale di Agenzia Entrate Riscossione variano da 10 a 3 anni a seconda del tipo di tributo o sanzione di cui si chiede il pagamento.

Quando non hai pagato una tassa, una sanzione amministrativa o una contravvenzione stradale e ti arriva la cartella di pagamento, hai poche possibilità di contestare il debito: un po’ perché tutti i motivi di ricorso sull’esistenza e sull’entità del debito dovevano essere sollevati prima, contro cioè l’atto a monte (ad esempio l’avviso di accertamento, la multa, ecc.); un po’ perché – salvo ci siano stati errori sulla notifica – le contestazioni relative agli aspetti formali non sempre colgono nel segno e i giudici sono sempre più restii ad accoglierle. Non ti resta, quindi, che sperare nella prescrizione. Detto in termini comuni, devi aspettare il momento in cui la cartella di pagamento “scade”. Ma, in particolare, quando una cartella esattoriale va in prescrizione? Lo chiariremo nel corso del presente articolo.

Che significa prescrizione?

Se volessimo tradurre il termine «prescrizione» con uno “di strada” potremmo dire che la prescrizione è il momento in cui il debito scade, ossia a partire dal quale il creditore non ha più diritto a chiedere il pagamento. Pertanto la cartella non ha più valore e non può dar vita a un pignoramento.

La ragione della prescrizione è abbastanza intuitiva. Non si può lasciare il debitore, a vita, con la spada di Damocle di un’azione esecutiva. Il creditore deve dimostrare di avere effettivo interesse alla riscossione: deve cioè farsi parte attiva e, di tanto in tanto, sollecitare il pagamento. Come? Non necessariamente con un pignoramento; basterebbe anche una lettera di diffida. Ogni volta che il creditore agisce con qualsiasi mezzo (da una lettera di messa in mora a un atto esecutivo) la prescrizione si interrompe e ritorna a decorrere da capo. Ecco perché un debito potrebbe non “scadere” mai se, prima del compimento della prescrizione, il creditore pone in essere uno di questi atti.

Il tutto, in termini più giuridici, si può esprimere con il seguente principio: una volta notificata la cartella di pagamento, l’Agenzia Entrate Riscossione ha un termine predeterminato (che a breve indicheremo) per agire; in difetto si verifica la prescrizione.

Cos’è l’interruzione della prescrizione?

Serve chiarire un ultimo concetto prima di spiegare quando una cartella di pagamento va in prescrizione. Come abbiamo anticipato poc’anzi, il compimento della prescrizione è tutt’altro che scontato. Essa infatti potrebbe non verificarsi mai se il creditore invia, prima del suo compimento, un atto interruttivo. Nel caso dell’Agenzia Entrate Riscossione, gli atti tipici per interrompere la prescrizione dei propri crediti sono:

  • la cartella di pagamento;
  • l’intimazione di pagamento;
  • il preavviso di fermo;
  • il preavviso di ipoteca;
  • un qualsiasi atto di pignoramento.

Ogni volta che il contribuente riceve la notifica di uno di tali atti, la prescrizione si interrompe: il termine, quindi, si “azzera” e ricomincia a decorrere da capo, a partire dal giorno successivo.

Prendiamo, ad esempio, una cartella per un debito dell’Inps che, come vedremo a breve, si prescrive in 5 anni. Mettiamo che la prescrizione si compia finalmente il 1° aprile 2018 e, tuttavia, che il 31 marzo il contribuente riceva una intimazione di pagamento. In tal caso la prescrizione non si verificherà più al 1° aprile, ma inizia nuovamente a decorrere da tale data per poi verificarsi invece il 1° aprile 2023 (salvo che, in tale arco di tempo, non vengano notificati nuovi atti interruttivi della prescrizione).

A conti fatti, se il creditore – ma succede difficilmente – si ricorda, ad ogni scadenza della prescrizione, di interrompere il termine, il debito potrebbe durare all’infinito, anche con gli eredi.

Che differenza c’è tra prescrizione e decadenza?

La prescrizione è il termine entro cui Agenzia Entrate Riscossione, una volta notificata la cartella esattoriale, deve agire (con un pignoramento, un fermo, una ipoteca, una intimazione di pagamento, ecc.). Una volta compiuto tale termine, la cartella “scade”, ossia non può essere più riscossa.

Per esempio: se una cartella si prescrive il 1° gennaio 2018, dal 2 gennaio 2018 ogni atto di riscossione (pignoramento stipendio) o qualsiasi altro atto a ciò finalizzato (ipoteca, fermo) diventa illegittimo.

La decadenza è, invece, il termine entro cui Agenzia Entrate Riscossione deve notificare la prima cartella di pagamento da quando l’imposta o la sanzione è stata iscritta a ruolo, ossia da quando l’ente titolare del tributo le ha dato l’incarico di riscuoterlo.

Per esempio: nel caso del bollo auto – che decade dopo due anni dall’iscrizione a ruolo – la cartella di Equitalia notificata nel 2020 per un bollo auto riferito al 2015 sarebbe illegittima.

Quando una cartella esattoriale va in prescrizione?

Occupiamoci ora di chiarire quando una cartella di pagamento va in prescrizione. Il primo punto da tenere in considerazione è questo: i termini di prescrizione variano a seconda del tipo di debito (li elencheremo qui di seguito). Non esiste un unico termine di prescrizione valido per tutte le cartelle di pagamento. Bisogna leggere nell’estratto della cartella per comprendere a quali importi non corrisposti questa si riferisce; sulla base di ciò si può comprendere quando “scade” la cartella. Se una cartella contiene debiti tra loro eterogenei (si pensi alle contravvenzioni stradali che si prescrivono dopo 5 anni e al bollo auto che si prescrive, invece, dopo 3 anni) si avrà che una parte della cartella si prescriverà prima e la residua parte in un momento successivo, a seconda del debito.

Di recente la Cassazione a Sezioni Unite ha fornito un importante chiarimento: il fatto che la cartella esattoriale non sia stata impugnata nei termini e, quindi, sia divenuta definitiva non implica che la prescrizione sia la stessa di una sentenza passata in giudicato, ossia di 10 anni: i termini di prescrizione restano quelli propri del singolo tributo o sanzione, senza variare.

Detto ciò possiamo vedere, tributo per tributo, quando scadono le cartelle esattoriali.

Quando va in prescrizione la cartella per Irpef?

La cartella di pagamento relativa all’Irpef si prescrive in 10 anni. Secondo alcune commissioni tributarie, l’Irpef si prescrive invece in 5 anni, essendo un tributo dovuto annualmente (il codice civile, difatti, stabilisce la prescrizione di 5 anni per tutti i debiti che devono pagarsi almeno una volta ogni anno o per periodi più brevi). Tale tesi, però, non ha ancora ottenuto l’avallo di tutta la giurisprudenza e, anzi, resta ancora isolata.

Quando va in prescrizione la cartella per Iva?

La cartella di pagamento notificata da Agenzia Entrate Riscossione relativa a Iva non pagata si prescrive in 10 anni. Ricordiamo che, nel caso di mancato pagamento dell’Iva per somme superiori a 250.000 euro, scatta il reato di omesso versamento di Iva. Quindi, si passa da un mero illecito tributario a uno penale.

Quando va in prescrizione la cartella per Irap?

Come Iva e Irpef la cartella di Agenzia Entrate Riscossione relativa a debiti Irap si prescrive in 10 anni. In questo caso, però, la Cassazione ha detto che chi evade l’Irap non commette mai reato.

Quando va in prescrizione la cartella per imposta di registro e ipocatastale?

Anche in questo caso la prescrizione resta fissata a 10 anni.

La decadenza per l’imposta di registro è di 10 anni da quando è stato accertato il mancato pagamento dell’imposta.

Quando va in prescrizione la cartella per multe stradali?

Le contravvenzioni per violazione del codice della strada e le altre sanzioni amministrative (si pensi al caso dell’emissione di assegno a vuoto e relativo protesto) si prescrivono in 5 anni.

Se però il contribuente fa ricorso e perde la causa la prescrizione diventa di 10 anni (si applica la prescrizione delle sentenze).

La decadenza è di 5 anni da quando è stato accertato il mancato pagamento.

Quando va in prescrizione la cartella per l’imposta sui rifiuti?

L’imposta sulla spazzatura, che oggi si chiama Tari, si prescrive in 5 anni.

Anche in questa ipotesi, se il contribuente fa ricorso e perde la causa la prescrizione diventa di 10 anni (si applica la prescrizione delle sentenze).

Quando va in prescrizione la cartella per l’Ici e della Tasi?

Le imposte sulla casa, come tutte le imposte regionali, si prescrivono in 5 anni. Ciò quindi vale per Ici e Tasi. Se il contribuente fa ricorso e perde la causa la prescrizione diventa di 10 anni (si applica la prescrizione delle sentenze).

Quando va in prescrizione la cartella per la Tosap?

Si prescrivono sempre in 5 anni Tarsu e Tosap, come tutte le imposte regionali. Anche qui, se il contribuente propone ricorso e perde, la prescrizione passa a 10 anni.

Quando va in prescrizione la cartella per il bollo auto?

Il bollo auto si prescrive in tre anni a partire dal 1° gennaio dell’anno successivo a quello del pagamento. Invece la decadenza è di due anni.

Pertanto se la prima cartella di pagamento viene notificata dopo 2 anni dall’avviso di accertamento è illegittima; se dopo la notifica della cartella il pignoramento viene avviato dopo oltre tre anni è anch’esso illegittimo.

Anche qui, se il contribuente propone ricorso e perde, la prescrizione passa a 10 anni.

Quando va in prescrizione la cartella per contributi Inps e Inail?

Tutti i contributi previdenziali, dovuti a Inps e Inail, si prescrivono in 5 anni.

Anche qui, se il contribuente propone ricorso e perde, la prescrizione passa a 10 anni.

Quando va in prescrizione la cartella per Canone Rai?

Il canone Rai si prescrive in 10 anni.

Quando va in prescrizione la cartella per diritti della Camera di Commercio?

Dieci anni di prescrizione infine anche per i diritti di iscrizione alla Camera di Commercio (CCIAA).

Come fare a capire se una cartella esattoriale è prescritta?

Comprendere se la cartella di pagamento è prescritta è estremamente facile. Basta analizzare la pagina della cartella che contiene l’estratto degli importi dovuti: in essa vi è l’indicazione del tipo di tributo/sanzione per il quale è richiesto il pagamento. Per esempio, se una cartella richiede il pagamento dell’IVA ed è stata notificata il 1° gennaio 2016, la cartella si prescriverà il 31 dicembre 2025.

Se non hai in mano la cartella perché l’hai persa, puoi sempre chiedere ad Agenzia Entrate Riscossione che ti consegni la stampa di un estratto conto (o meglio “estratto di ruolo”). In esso troverai tutti i dati che ti servono. La richiesta può essere fatta anche online.

Che fare se la cartella esattoriale è prescritta?

Non è possibile fare ricorso contro una cartella prescritta e chiederne l’annullamento. In teoria sarebbe possibile presentare un’istanza in autotutela all’ente titolare del credito, spedita per conoscenza anche ad Agenzia Entrate Riscossione. Ma la pratica quotidiana ci dice purtroppo che queste istanze non vengono mai accolte. Così tutto ciò che si può fare è aspettare: aspettare che l’Esattore provveda a notificare un successivo atto o un pignoramento e fare ricorso contro quest’ultimo, chiedendone l’annullamento per intervenuta prescrizione.

Cartella prescritta: che fare?

Per approfondimenti su questo tema, consigliamo la lettura di due importanti articoli:

note

Autore immagine: 123rf com


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1 Commento

  1. La prescrizione DEVE AVVENIRE X TUTTO ENTRO 3 ANNI. con le tecnologie IT si dovrebbe ridurre ad 1 anno perchè non è possibile conservare le ricevute per una vita NUOVO APPUNTO X CHI CI GOVERNERA’

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