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Lo sai che? La mia badante dice falsità su di me: che fare?

Lo sai che? Pubblicato il 4 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 4 novembre 2017

La mia ex badante mi accusa di avere cambiato la serratura per impedirle di tornare al lavoro ma io non ho fatto nulla. Che devo fare?

Cambiare la serratura non costituisce alcun tipo di illecito. Si configura il reato di calunnia quando si accusa falsamente una persona di un reato pur sapendo che l’accusato è innocente. In questo senso, quindi, quand’anche avesse cambiato la serratura e, quindi, la circostanza evidenziata dalla ex badante fosse vera, quest’ultima non avrebbe accusato il lettore di alcun reato (non l’avrebbe calunniato). Altrettanto dicasi per le ipotesi di false dichiarazioni. Anzitutto, si premette che quelli che il lettore impropriamente definisce atti ufficiali (questa terminologia non è riscontrabile in alcuna norma penale) devono essere, in realtà, atti pubblici e anche, in questo senso, la nozione di atto pubblico è più ampia di quella strettamente civilistica. Detto questo, la norma specifica cui occorre far riferimento è l’articolo 374 bis del codice penale (False dichiarazioni o attestazioni in atti destinati all’autorità giudiziaria o alla corte penale internazionale) il quale dice che, salvo che il fatto costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da uno a cinque anni chiunque dichiara o attesta falsamente in certificati o atti destinati a essere prodotti all’autorità giudiziaria o alla corte penale internazionale condizioni, qualità personali, trattamenti terapeutici, rapporti di lavoro in essere o da instaurare, relativi all’imputato, al condannato o alla persona sottoposta a procedimento di prevenzione. Si applica la pena della reclusione da due a sei anni se il fatto è commesso da un pubblico ufficiale, da un incaricato di un pubblico servizio o da un esercente la professione sanitaria. Come il lettore può chiaramente intendere leggendo il testo della norma, solo alcune specifiche false dichiarazioni o attestazioni in atti destinati alla autorità giudiziaria, possono venire in rilievo quali condotte penalmente rilevanti, vale a dire:

  • quelle relative alle qualità personali (ad esempio, sono un odontotecnico e falsamente dichiaro di essere un odontoiatra);
  • quelle relative a trattamenti terapeutici (ad esempio, dichiaro falsamente di essere stato sottoposto a delle chemioterapie per un tumore quando in realtà era un influenza e ho preso l’aspirina);
  • quelle relative ai rapporti di lavoro.

Nel diritto penale vige il principio della cosiddetta tipicità dei reati; senza dilungarci in inutili tecnicismi il principio richiamato sta a significare, in buona sostanza, che per essere rilevante penalmente un fatto non deve essere simile a quello indicato e previsto dalla legge ma deve essere esattamente uguale. Nel caso del lettore, quindi, non ci sono margini per una azione di tipo penale. Discorso parzialmente diverso può essere fatto per quanto riguarda i procedimenti civilistici di cui alle due citazioni. In questi procedimenti potrà anche il lettore dipingere a tinte fosche la sua ex badante andando ad evidenziare la scorrettezza del suo agire processuale caratterizzato dalla volontà cosciente di screditarlo, inventando circostanze palesemente false (e sconfessate dal tecnico) al solo fine di suggestionare la libera valutazione del giudice in suo favore. Certo, nessuna rilevanza immediata e diretta, ma solo altro “fumo” come, tra l’altro, “fumo” è anche quello gettato dalla sua ex badante per screditare il lettore .

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Antonio Ciotola


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