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L’Inps può pignorare l’assegno sociale?

13 novembre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 novembre 2017



Se il pensionato ha dei debiti con l’Inps può vedersi ridotto, o addirittura perdere l’assegno sociale?

 

L’Inps mi ha ridotto l’assegno sociale perché ho una piccola pensione da 200 euro, ma mi chiede anche di restituire duemila euro non dovuti: rischio di perdere l’assegno o posso chiedere la sanatoria?

Innanzitutto, per quanto riguarda la restituzione delle somme indebitamente pagate dall’Inps, bisogna valutare lo specifico motivo per cui questi valori sono stati riconosciuti, per capire se si rientra nella cosiddetta sanatoria e non si è tenuti a restituirli.

In particolare, rientrano nella sanatoria [1] le somme erogate dall’Inps in base a un provvedimento formale e definitivo. Il provvedimento, perché gli importi non siano domandati indietro, deve risultare viziato da un errore di qualsiasi natura imputabile all’Inps: gli indebiti vanno invece restituiti se sono stati ottenuti col dolo dell’interessato.

Se, però, il beneficiario della prestazione non comunica all’Inps, o comunica solo in parte, eventuali fatti, sconosciuti all’istituto, che possono modificare il diritto o la misura della prestazione, l’errore non può essere imputato all’Inps: di conseguenza, l’ente può chiedere indietro tutte le somme non dovute.

Se, poi, le somme indebite liquidate derivano da una valutazione sbagliata o non effettuata degli altri redditi del pensionato, la situazione è più complessa.

Entro quando l’Inps può chiedere indietro le somme non dovute

In primo luogo, l’Inps deve verificare ogni anno i redditi che possono condizionare l’ammontare o il diritto alle prestazioni previdenziali e di assistenza: inoltre, esiste un preciso termine [2] entro cui l’istituto può procedere al recupero delle somme indebitamente erogate, superato il quale gli importi non dovuti non possono più essere richiesti indietro.

In particolare:

  • se i redditi che rilevano sul diritto o sull’ammontare della pensione non erano, in principio, conosciuti dall’Inps, la restituzione delle somme deve essere richiesta entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui l’istituto viene a conoscenza dei redditi;
  • se i redditi che influiscono su diritto o misura della pensione sono compresi nella dichiarazione annuale (730 o modello Redditi), l’indebita erogazione delle somme deve essere notificata entro il 31 dicembre dell’anno successivo a quello in cui è stata inviata la dichiarazione.

In caso contrario, le somme non possono essere chieste indietro (eccettuate le ipotesi in cui sia accertato il dolo del contribuente).

Assegno sociale e altri redditi

Se si rientra in una di queste situazioni, dunque, l’Inps è legittimato a richiedere indietro quanto erogato in più: nello specifico, per quanto riguarda l’assegno sociale, questo viene abbassato, sino ad azzerarsi, per il possesso di altri redditi.

L’assegno sociale, nel dettaglio,  è pari a 448,07 euro, ed è erogato, come la pensione, per 13 mensilità: pertanto, la sua misura annuale è pari a 5.842,91 euro.

L’assegno sociale può spettare in misura intera o ridotta, a seconda del reddito posseduto. In particolare:

  • ai beneficiari non sposati privi di reddito, spetta in misura intera;
  • ai beneficiari sposati con reddito inferiore a 5.842,91 euro annui, spetta in misura intera;
  • ai non sposati con reddito sino a 5.824,91 euro annui, spetta in misura ridotta;
  • ai coniugati con reddito sino a 11.649,82 euro annui, spetta in misura ridotta.

La riduzione dell’assegno sociale si applica in modo che il trattamento, sommato al reddito del pensionato, non determini il superamento dell’importo massimo annuale (differente, come abbiamo visto, per i beneficiari sposati e non).

In pratica, per determinare a quanto ammonta l’assegno mensile, si deve sottrarre il reddito annuo (proprio, o proprio e del coniuge, per gli sposati) dalla soglia limite, e dividere per 13.

Redditi che non influiscono sull’assegno sociale

Tra i redditi utili a determinare la soglia limite, al di sopra della quale l’assegno non spetta, devono essere considerati anche i redditi esenti, come le rendite dell’Inail e le pensioni erogate agli invalidi civili.

Non devono essere considerati ai fini del limite di reddito, invece, i seguenti redditi:

  • il Tfr (il trattamento di fine rapporto, in parole povere la liquidazione) e le relative anticipazioni; sono escluse dal computo anche le altre indennità di fine rapporto, comunque denominate, come il Tfs (trattamento di fine servizio) o l’Ips (indennità premio di servizio);
  • il reddito dell’abitazione principale;
  • gli arretrati da lavoro dipendente soggetti a tassazione separata, compresi gli arretrati per attività prestata all’estero;
  • l’indennità di accompagnamento per invalidi civili, ciechi civili (in generale, sono escluse le indennità di accompagnamento di ogni tipo), l’indennità di comunicazione per i sordi, gli assegni per l’assistenza personale e continuativa erogati dall’Inps ai pensionati per inabilità;
  • gli assegni erogati dall’Inail per l’assistenza personale continuativa, nelle ipotesi di invalidità permanente assoluta;
  • i vitalizi per gli ex combattenti della guerra 1915/1918.

Deve essere contata solo parzialmente tra i redditi, inoltre, la pensione liquidata col calcolo contributivo, a carico di enti previdenziali, sia pubblici che privati, che gestiscono forme di previdenza obbligatorie.

In particolare, il trattamento contributivo è escluso dalla somma dei redditi nella misura corrispondente al suo terzo, e comunque non oltre 1/3 dell’ammontare dell’assegno sociale.

Bisogna quindi valutare con attenzione quali sono gli altri redditi che determinano la riduzione dell’assegno sociale.

Recupero dell’assegno sociale non spettante

Se l’interessato percepisce, assieme all’assegno sociale, un piccolo reddito (tra quelli che devono essere considerati ai fini dei limiti di cumulo), l’assegno sociale, come abbiamo visto, viene ridotto in proporzione.

Può accadere, però, che in un anno, a causa della tardiva comunicazione del reddito aggiuntivo, l’interessato abbia percepito degli importi in più e l’Inps ne richieda la restituzione.

In questi casi, le somme che l’Inps richiede indietro costituiscono le quote erogate dell’assegno sociale non spettanti, che l’Inps ha il diritto di recuperare anche con trattenute sull’assegno sociale stesso.

Com’è specificato nella circolare Inps sull’argomento [3], difatti, l’Inps può operare trattenute sia sugli arretrati dell’assegno sociale, che sull’assegno sociale stesso, se le somme da restituire sono state versate a titolo di assegno sociale, come previsto anche per gli assegni al nucleo familiare, per la pensione sociale e i trattamenti di invalidità civile: queste prestazioni, difatti, non possono subire trattenute se non per somme erogate per titolo di prestazione identico a quello per il quale deve essere operata la trattenuta.

La circolare non specifica, però, qual è la trattenuta massima che è possibile operare sull’assegno sociale.

Limiti di pignoramento per la pensione e per l’assegno sociale

Seguendo quanto disposto dal codice di procedura civile [4],  l’Inps (come tutti gli altri creditori del pensionato) potrebbe trattenere soltanto 1/5 della somma che eccede la misura massima mensile dell’assegno sociale aumentato della metà, cioè potrebbe pignorare il 20% dell’eccedenza rispetto a 672 euro mensili. Somma che Lei non raggiunge nemmeno sommano l’assegno sociale e la pensione Enasarco.

È vero che la normativa prevede questi limiti solo per le pensioni, le indennità previste al posto della pensione e gli altri assegni di quiescenza, e che tecnicamente l’assegno sociale è un trattamento di assistenza. Tuttavia può considerarsi un trattamento assimilabile alla pensione, quindi dovrebbe beneficiare dei limiti previsti per il pignoramento delle normali pensioni. Sarebbe veramente un controsenso se il limite relativo agli importi pignorabili, basato proprio sull’ammontare dell’assegno sociale, non valesse anche per l’assegno sociale stesso.

Bisogna considerare, in ogni caso, la particolarità della situazione, in quanto sia il credito che il debito con l’Inps sono relativi, entrambi, all’assegno sociale.

Restituzione delle somme all’Inps in più di 24 rate

In ogni caso, anche se non possono essere operate ritenute sull’assegno sociale, le somme indebite devono essere restituite all’Inps. Normalmente, è possibile dilazionare il debito sino a 24 rate mensili.

In alcuni casi particolari, però, è possibile rateizzare il debito anche in oltre 24 mesi. Come descritto nella circolare Inps in materia di restituzione degli indebiti [3], difatti, la rateizzazione può essere articolata per un periodo di tempo superiore ai 24 mesi nei seguenti casi:

  • nel caso in cui il rispetto del limite del quinto e dell’importo corrispondente al trattamento minimo vitale non consentano di esaurire in 24 mensilità il recupero di quanto indebitamente percepito.
  • nel caso in cui, valutate le particolari circostanze relative all’importo dell’indebito e alle condizioni economiche del debitore, il responsabile della sede Inps competente, su richiesta dell’interessato, concordi con lo stesso un diverso piano di recupero.

note

[1] Art.13 L. 412/1991.

[2] C. Cost. sent. n.166/1996.

[3] Inps Circ. 31/2006.

[4]Art.545 c.p.c.


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