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Prova andata male

13 ottobre 2017


Prova andata male

> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2017



Patto di prova: come contestare il licenziamento dell’azienda ed essere assunti.

Sei stato assunto per un periodo di prova; ma, all’esito di questo esperimento, il datore di lavoro ti ha comunicato il licenziamento dicendoti che la prova è andata male. La motivazione ti sembra scarna, soprattutto perché hai fatto tutto ciò che ti era stato chiesto di fare. Peraltro, da una persona nuova del settore, che ancora deve imparare molto, è legittimo attendersi un primo momento di assestamento necessario a comprendere le dinamiche aziendali e gli usi interni. Così è tua intenzione informarti sui tuoi diritti per poter, eventualmente, contestare la decisione dell’azienda e rivendicare un tuo diritto sacrosanto: quello all’assunzione. Come si fa a contestare il licenziamento al termine del periodo di prova? Cercheremo di capirlo qui di seguito.

Cos’è il patto di prova?

Prima di spiegare quali tutele ha il dipendente in caso di prova andata male, ricordiamo che il cosiddetto «patto di prova» è una clausola che può essere inserita in qualsiasi tipo di contratto di lavoro purché sia scritta, chiara e firmata da entrambe le parti. Il patto di prova orale è nullo. Con tale accordo le parti concordano di effettuare un periodo di test onde consentire ad entrambe di valutare la convenienza del rapporto di lavoro.

Al termine della prova, se entrambe le parti si ritengono soddisfatte, procedono all’assunzione definitiva e il periodo prestato si computa nell’anzianità di servizio. Se invece una delle parti non si ritiene soddisfatta, può recedere dal rapporto senza dover fornire motivazioni o un termine di preavviso. Il patto di prova, in questo, si distingue sostanzialmente da quello di lavoro dipendente nel quale, come noto, il licenziamento può avvenire solo per ragioni disciplinari (cosiddetto licenziamento per giusta causa o per giustificato motivo soggettivo) o legate alla produzione (cosiddetto licenziamento per giustificato motivo oggettivo).

Quanto dura la prova?

La prova può durare al massimo

  • 6 mesi per tutti i lavoratori;
  • 3 mesi per gli impiegati non aventi funzioni direttive.

Come comportarsi durante il periodo di prova?

Durante il patto di prova, il datore di lavoro e il lavoratore devono rispettivamente consentire di effettuare la prova secondo le mansioni che sono state indicate nella lettera di assunzione. Le parti non possono interrompere la prova prima che sia trascorso un periodo tale da garantire l’effettività della prova stessa.

In particolare il datore di lavoro non può adibire il dipendente a mansioni diverse da quelle indicate nel patto di prova e poi giustificare il licenziamento sulla base del mancato superamento della prova; in tal caso il licenziamento sarebbe illegittimo. Difatti, il dipendente non è stato messo nelle condizioni di dimostrare le proprie capacità relativamente alle mansioni per le quali era stato assunto.

Se le parti hanno stabilito una durata minima garantita del periodo di prova per consentire l’effettività dell’esperimento, il recesso può avvenire solo dopo la scadenza del termine.

Quando il licenziamento dopo la prova è illegittimo?

Il licenziamento intimato all’esito della prova, perché andata male, è considerato illegittimo se la prova non è stata in concreto consentita. Ciò avviene, ad esempio, quando:

  • al lavoratore non è stata attribuita alcuna concreta mansione e, quindi, lo si è lasciato senza lavorare e senza la possibilità di dimostrare quanto vale;
  • la prova è stata condotta su mansioni diverse da quelle di assunzione (ad esempio il dipendente è stato addetto a mansioni inferiori o superiori rispetto a quelle indicate nel patto di prova);
  • il lavoratore dimostra che il periodo è stato inadeguato a permettere un’idonea valutazione delle sue capacità;

Il licenziamento all’esito della prova è altresì illegittimo se dovuto a un motivo illecito (si pensi al caso della segretaria che non si sottomette alle avance del capo o per altre ragioni discriminatorie) o estraneo al rapporto di lavoro (come, ad esempio, l’invalidità del lavoratore).

Il patto di prova deve essere inoltre formulato in modo chiaro, affinché le mansioni non risultino incerte e generiche. Se le mansioni non sono indicate dettagliatamente, il patto di prova è nullo e, anche in questo caso, il dipendente ha diritto all’assunzione.

Ultima ipotesi in cui il patto di prova è illegittimo è quando il datore di lavoro già conosceva il dipendente e le sue qualità (si pensi al caso di un lavoratore che era già stato assunto, in passato, con un contratto a tempo determinato o con un altro patto di prova). In tal caso, essendo già stata effettuata la valutazione sulle qualità del lavoratore, la prova risulta solo un modo per eludere la legge e, quindi, è nulla.

Posso contestare il licenziamento dopo la prova?

Il dipendente che sia stato licenziato perché – a dire del datore – la prova è andata male può contestare la decisione aziendale a condizione che sappia dimostrare:

  • il positivo superamento della prova;
  • e, nello stesso tempo, che il licenziamento è avvenuto per un motivo illecito ossia per ragioni non attinenti all’esito della prova e/o alle mansioni espletate durante la prova (ad esempio per via della mancanza di disponibilità del dipendente a prestarsi per compiti esorbitanti dalle sue funzioni).

Spetta al lavoratore – che voglia impugnare il licenziamento dopo la prova – dimostrare l’esito positivo del superamento della prova stessa e il motivo illecito del licenziamento.

Leggi Licenziamento illegittimo durante la prova: quando spetta la reintegra?

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