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Anche i beni culturali hanno il loro Codice


> Diritto e Fisco Pubblicato il 13 ottobre 2017



Non solo codice civile e codice penale, esiste un altro tipo di codice altrettanto importante in tema di tutela: quello dei Beni Culturali.

Ề la stessa Costituzione italiana a sancire l’importanza di concetti quali tutela, valorizzazione, promozione di beni ambientali e paesaggistici. Il Codice dei beni culturali e del paesaggio -meglio noto anche come Codice Urbani– aggiunge il principio di pubblica fruizione, attraverso il coinvolgimento dei cittadini e tramite la partecipazione pubblica, per favorirne la loro conservazione e riqualificazione. Un passaggio non da poco, poiché significa considerare un monumento o l’ambiente che ci circonda alla stregua di un bene di proprietà privata, una risorsa e una ricchezza da salvaguardare. Sviluppare e migliorare la realtà che ci circonda equivale a un cambiamento e ad un’evoluzione sociale che aiuta a comprendere meglio anche la propria appartenenza e provenienza storica e diventa espressione culturale a tutti gli effetti. Per questo si parla di un unico patrimonio culturale formato dai beni culturali e da quelli paesaggistici, simboli entrambi di una sola identità.

Composizione del Codice dei beni culturali

Ma vediamo come è suddiviso al suo interno il Codice dei Beni Culturali e del paesaggio. Esso è formato da 184 articoli, raccolti in cinque parti. La prima, di nove articoli, riguarda le disposizioni generali, fissa i principi fondamentali in materia di valorizzazione del patrimonio culturale e introduce il concetto di patrimonio immateriale. La seconda si occupa della tutela (titolo I) e della fruizione e valorizzazione (titolo II) dei Beni Culturali. La parte della tutela stabilisce le norme per la protezione e la conservazione, per la circolazione in ambito nazionale ed internazionale, per i ritrovamenti e le scoperte, per l’espropriazione. Il titolo II si concentra sulla valorizzazione e spiega come viene regolamentata la consultazione dei documenti negli archivi, in particolare degli atti coperti dal segreto di Stato e dal principio della riservatezza. La parte terza si occupa dei beni paesaggistici, delle modalità della loro individuazione, della pianificazione, del controllo e della gestione di questi. Essa ha una notevole importanza perché contiene tutte le norme connesse con il permesso a costruire: infatti chi possiede un immobile in una zona sottoposta a vincolo paesaggistico deve presentare la richiesta di autorizzazione alla Regione che si pronuncia dopo aver acquisito il parere vincolante del Soprintendente. La parte quarta riguarda le sanzioni amministrative e quelle penali. Le sanzioni amministrative sono stabilite per le infrazioni meno gravi: danni a cose ritrovate, violazioni in materia di affissione, perdita di beni culturali, violazione di disposizioni in materia di circolazione internazionale e lavori realizzati in assenza o difformità dall’autorizzazione paesaggistica, che non abbiano però determinato creazione di superfici utili o volumi. Le sanzioni penali riguardano le opere illecite, tra cui la esportazione illecita, le violazioni in materia di ricerche archeologiche, l’impossessamento illecito di beni culturali, la contraffazione di opere d’arte e le opere eseguite in assenza di autorizzazione o in difformità da essa.

Utilità pratica

Non a caso la corposità delle singole sezioni ne indica la rilevanza. Delle cinque (l’ultima è quella relativa alle disposizioni transitorie e finali e comprensiva degli allegati integrativi), la seconda (che conta ben 120 articoli dei 184 complessivi -quelli che vanno da 10 al 130-) e la terza (concernente appunto i beni paesaggistici ed inclusiva di ben quasi trenta articoli -dal 131 al 159-) sono quelle più consistenti; mentre la prima ne consta solo nove (che illustrano i principi generali), la quarta (sulle sanzioni appunto) circa venti (ovvero gli articoli che vanno dal 160 al 181) e l’ultima solamente tre: gli articoli 182, 183 e 184. Inoltre non bisogna credere che il Codice dei beni culturali sia avulso dalla realtà, anzi. Ề la stessa disciplina delle sanzioni e irregolarità che ci fa capire quanto il Codice sia legato alla vita quotidiana di ogni singolo cittadino. Ad esempio occorre conoscere bene i vincoli paesaggistici e tutti gli obblighi e divieti per legge connessi, con i permessi da richiedere e ottenere anche per un qualsiasi semplice intervento di manutenzione alla nostra abitazione nel centro storico di un piccolo paese di provincia. Figurarsi per lavori che possano ledere l’incolumità di un bene, la sostenibilità ambientale e la conformità non solo ai dettami di legge, ma allo stesso contesto paesaggistico a cui deve sempre essere (eco)compatibile.

di BARBARA CONTI

note

[1] Art. 9 Cost.

[2] Codice dei beni culturali e del paesaggio disciplinato dal decreto legislativo 42/2004, articolo 6.

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