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News Pensioni professionisti, tutte le novità sul cumulo dei contributi

News Pubblicato il 13 ottobre 2017

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> News Pubblicato il 13 ottobre 2017

L’Inps ha dato l’ok definitivo la possibilità di sommare i contributi presenti in casse diverse per ottenere la pensione e ha chiarito i dubbi in merito.

Arriva finalmente la possibilità di pensionarsi per i professionisti che possiedono contributi in gestioni previdenziali diverse: l’Inps, infatti, con una nuova circolare [1] ha dato il via libera al cumulo gratuito dei contributi, previsto dalla legge di Bilancio 2017 [2] e ha chiarito i numerosi dubbi in merito.

In particolare, sono stati forniti chiarimenti sui casi in cui è possibile ottenere la pensione di vecchiaia, anticipata, d’inabilità e ai superstiti, sul calcolo della pensione e sulla possibilità di ottenere maggiorazioni e integrazioni.

Vediamo dunque tutte le informazioni utili per i professionisti che vogliono pensionarsi usando i contributi versati in casse diverse.

Come funziona il cumulo

In primo luogo, bisogna ricordare nel dettaglio come funziona il cumulo: si tratta di un istituto che consente di sommare gratuitamente la contribuzione presente in casse previdenziali diverse (ad esempio Inps e Cassa Forense), ai fini del diritto alla pensione. Per quanto riguarda la misura della pensione, ogni gestione determina la propria quota secondo le proprie regole di calcolo: vi sono però delle particolarità legate all’integrazione al minimo e alle maggiorazioni della pensione. Ulteriori particolarità sono legate alla presenza di requisiti diversi da perfezionare ai fini del trattamento nelle varie casse.

Il cumulo, in ogni caso, non comporta alcuna spesa, come avviene per la ricongiunzione dei contributi, né comporta il ricalcolo contributivo del trattamento, come avviene con la totalizzazione.

Quali trattamenti si possono ottenere col cumulo

Col cumulo è possibile raggiungere la pensione di vecchiaia, la pensione anticipata, d’inabilità e ai superstiti.

Pensione di vecchiaia col cumulo

La pensione di vecchiaia col cumulo, secondo quanto disposto dalla legge di Bilancio 2017, che ha innovato la legge che ha istituito il beneficio [3], può essere ottenuta a 66 anni e 7 mesi di età, con un minimo di 20 anni di contributi.

Se, però, una o più gestioni previdenziali a cui è iscritto il lavoratore richiedono requisiti più elevati per ottenere il trattamento di vecchiaia, il diritto alla pensione di vecchiaia si intende comunque perfezionato, ma la prestazione viene liquidata soltanto dalle gestioni in cui i requisiti risultano già maturati [4].

Ad esempio, se la cassa professionale richiede 68 anni di età per raggiungere la pensione di vecchiaia, e il lavoratore possiede i contributi sia nella cassa professionale che nell’Inps, al compimento di 66 anni e 7 mesi di età, se possiede almeno 20 anni di contributi, riceve la quota Inps di pensione. Riceverà la quota maturata nella cassa professionale solo al compimento dei 68 anni di età.

Pensione di vecchiaia contributiva col cumulo

Se l’interessato ha diritto al calcolo esclusivamente contributivo della pensione, oltre a possedere 66 anni e 7 mesi di età più 20 anni di contributi deve aver diritto a un trattamento pari ad almeno 1,5 volte l’assegno sociale. Diversamente, deve attendere 70 anni e 7 mesi di età per ottenere la pensione di vecchiaia contributiva.

Pensione anticipata col cumulo

Per quanto riguarda la pensione anticipata, questa può essere ottenuta con  42 anni e 10 mesi di contributi per gli uomini e con 41 anni e 10 mesi di contributi per le donne.

Per ottenere la pensione anticipata in cumulo devono anche essere presenti gli ulteriori requisiti eventualmente previsti dalle singole gestioni interessate al cumulo, come la cessazione dell’attività di lavoro dipendente o la cancellazione dagli albi professionali.

Pensione d’inabilità col cumulo

La pensione d’inabilità col cumulo viene ottenuta in base ai requisiti previsti nella gestione in cui l’interessato risulta iscritto al momento del riconoscimento dello stato inabilitante.

Per verificare il diritto alle maggiorazioni relative al calcolo della pensione d’inabilità, deve essere applicata, ugualmente, la disciplina della gestione in cui l’interessato risulta iscritto al momento del riconoscimento dello stato inabilitante. Gli oneri relativi alla maggiorazione sono ripartiti in proporzione tra le diverse gestioni.

Con il cumulo non è possibile, invece, ottenere la pensione d’invalidità.

Pensione ai superstiti col cumulo

Il diritto alla pensione ai superstiti si consegue in base ai requisiti richiesti nella gestione in cui il lavoratore era iscritto al momento della morte.

Per perfezionare i requisiti si tiene conto della somma dei contributi non coincidenti accantonati presso le singole gestioni, indipendentemente dalla circostanza che le gestioni (diverse dalla gestione competente ad accertare il diritto al trattamento) riconoscano la qualifica di familiare superstite.

Se il lavoratore defunto era titolare di una pensione diretta  liquidata con il cumulo, questa è reversibile ai superstiti con le modalità e nei limiti previsti da ogni cassa previdenziale.

In particolare, per il diritto alla pensione di reversibilità di una pensione diretta liquidata col cumulo, bisogna avere riguardo alla disciplina prevista da ogni gestione, per individuare quali sono i familiari superstiti che hanno diritto alla prestazione, e per determinare la quota di pensione spettante a ciascuno di essi.

Quindi, solo le gestioni che riconoscono il diritto alla pensione di reversibilità ai familiari superstiti liquidano il relativo pro quota secondo le regole previste dal rispettivo ordinamento.

Domanda di pensione col cumulo

L’interessato deve mandare la domanda di pensione all’ultima gestione previdenziale in cui risulta iscritto; se risulta iscritto in casse diverse contemporaneamente, può scegliere quella che preferisce.

Se l’interessato ha perfezionato i requisiti per la pensione di vecchiaia ordinaria (66 anni e 7 mesi più 20 anni di contributi) deve presentare la domanda di pensione all’Inps, che avrà cura di inoltrarla all’ente di ultima iscrizione per la relativa istruttoria.

Calcolo della pensione col cumulo

Per quanto riguarda il calcolo della pensione, ogni cassa determina il trattamento con le proprie regole.

Per quanto riguarda l’Inps, il calcolo è:

  • retributivo sino al 31 dicembre 2011, poi contributivo, per chi possiede almeno 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995;
  • retributivo sino al 31 dicembre 1995, poi contributivo, per chi possiede meno di 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995: si tratta del calcolo misto;
  • integralmente contributivo per chi non possiede contributi al 31 dicembre 1995.

Per determinare l’anzianità contributiva posseduta al 31 dicembre 1995, deve essere presa in considerazione la sola contribuzione maturata dall’interessato presso le gestioni Inps: assicurazione generale obbligatoria, forme esclusive e sostitutive della medesima e gestione separata, purché i periodi non siano sovrapposti temporalmente.

Per determinare la misura del trattamento pensionistico pro quota, devono essere presi in considerazione tutti i contributi accreditati nella singola gestione, indipendentemente dalla loro eventuale coincidenza con altri periodi accreditati presso altre gestioni.

Resta fermo che ciascuna gestione provvede a liquidare il rispettivo pro quota di competenza tenendo conto delle proprie regole di calcolo.

Integrazione al minimo della pensione col cumulo

Ai titolari di pensione in regime di cumulo liquidata nel sistema misto, è riconosciuto, al ricorrere delle condizioni reddituali di legge, il diritto al trattamento minimo, sempreché tra le quote di pensione che compongono la pensione cumulata ve ne sia almeno una a carico delle gestioni che prevedono tale beneficio.

L’onere derivante dall’integrazione al minimo deve essere ripartito tra le gestioni che prevedono il trattamento.

L’integrazione al minimo è liquidata in riferimento alla pensione unica, cioè alla sommatoria delle quote delle diverse gestioni.

Quattordicesima sulla pensione col cumulo

Anche la quattordicesima, cioè la somma aggiuntiva sulla pensione riconosciuta ai pensionati con almeno 64 anni di età, è liquidata se tra le quote di pensione che compongono la pensione cumulata ve ne sia almeno una a carico delle gestioni che prevedono tale beneficio, ed è determinata sulla base di tutte le quote di pensione.

Maggiorazione sociale sulla pensione col cumulo

Gli stessi principi valgono anche per le maggiorazioni sociali, che sono calcolate sulla base dell’intera pensione e possono essere riconosciute agli aventi diritto solo se almeno una delle gestioni presso cui l’interessato ha maturato il trattamento le prevede.

note

[1] Inps Circ. 140/2017.

[2] L. 232/2016.

[3] L. 228/2012.

[4] Mlps, Nota 11/09/2017.


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