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Lo sai che? Telefonate pubblicitarie: se sono molte è reato?

Lo sai che? Pubblicato il 20 gennaio 2018

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> Lo sai che? Pubblicato il 20 gennaio 2018

Non commette reato chi fa molte telefonate pubblicitarie: anche se fastidiose, lo scopo è considerato lecito e quindi sono giustificabili.

Sei tempestato dalle telefonate pubblicitarie e non sai se è lecito riceverle. In particolare ti viene proposto il cambio dell’operatore telefonico o magari un abbonamento ai programmi televisivi a pagamento. Ebbene, non si può negare che, spesso e volentieri, queste telefonate sono delle vere e proprie scocciature. Frequentemente arrivano a qualsiasi orario e non di rado sono assai ripetute. Inoltre, non tutti hanno la capacità di chiudere la conversazione immediatamente: molti, infatti, restano a telefono, augurandosi che la conversazione s’interrompa al più presto. Ebbene, queste telefonate pubblicitarie possono rivelarsi moleste, ma se ciò accade, è configurabile una responsabilità penale a carico dell’azienda di turno? In altre parole, è reato ricevere molte telefonate pubblicitarie?

Reato di molestia o disturbo alle persone: cos’è?

La legge [1] dice che commette il reato di molestia o disturbo alle persone, colui che, in un luogo pubblico o aperto a pubblico o anche col telefono, disturba o molesta qualcuno. La descritta condotta è punita se il motivo che spinge l’autore ad agire è biasimevole. In parole più semplici, è inaccettabile ed inammissibile disturbare la quiete e la tranquillità di una persona con delle telefonate prive di uno scopo lecito, ma semplicemente dettate dalla volontà di disturbare o molestare il destinatario: se ciò avviene, il responsabile rischia sino a sei mesi di arresto o un ammendo di € 516,00. Va detto che in genere, una sola telefonata molesta non è ritenuta sufficiente ad integrare il reato in esame [2], ma è necessario un comportamento ripetuto che determini uno sgradevole disturbo alla quiete della persona disturbata.

Telefonate pubblicitarie: è reato?

La caratteristica del cosiddetto telemarketing, cioè l’azione pubblicitaria realizzata mediante telefonate, messaggi o mail dirette all’utente di turno, per sua natura si caratterizza per la ripetitività. In altri termini è normale e logico che la pubblicità debba essere martellante, poiché in questo modo essa ha maggiori possibilità di trovare riscontro ed accoglimento nell’utente. Questa caratteristica la troviamo anche nella pubblicità televisiva, con la sola differenza che in questo caso, cambiando canale, risolviamo il problema. Indubbiamente, invece, la pubblicità telefonica è molto più fastidiosa e la sua ripetitività potrebbe risultare sgradevole e molesta per il destinatario. Ed allora, sembrerebbe logico e naturale pensare che l’azienda di turno possa essere denunciata per il reato di cui stiamo parlando: invece non è così.

Non dobbiamo dimenticare, infatti, che un elemento determinante per configurare la responsabilità penale in questo caso, è il motivo che spinge l’autore a fare la telefonata pubblicitaria. A questo proposito, abbiamo visto che la legge impone che il motivo del molestatore debba essere biasimevole, spregevole, inammissibile. Ebbene, telefonare ad una persona a scopi pubblicitari non è ritenuto spregevole e illecito: questa conclusione è affermata dalla Cassazione [3] che esplicitamente dichiara che il reato di molestia alla persona non esiste perché manca…l’intento di nuocere al destinatario delle molestie. La legge….fa infatti riferimento al fine di «petulanza o biasimevole motivo», che deve escludersi nel caso di specie, trattandosi di chiamate che, pur moleste, sono dettate da esigenze di pubblicità e promozione commerciale.

In conclusione ricevere molteplici telefonate pubblicitarie, per quanto possa essere fastidioso, non configura il reato di molestia alla persona.

note

[1] Art 660 cod. pen.

[2] Cass. pen. sent. n. 24510/2010  – 3758/2014.

[3] Cass. pen. sent. 38224 del 30.03.2017.


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