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La giustizia privata è legittima?

15 ottobre 2017


La giustizia privata è legittima?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 ottobre 2017



Ragion fattasi o esercizio arbitrario delle proprie ragioni: quando ci si può difendere da soli e quando invece è un reato.

Se la giustizia statale non funziona o è lenta (o, peggio, è corrotta) ci si può fare giustizia da sé? Ad esempio, se l’ufficiale giudiziario tarda a sfrattare l’inquilino, è lecito cambiare le chiavi dell’appartamento? Se il debitore non paga, gli si può afferrare il portafogli o sottrarre il cellulare in attesa che corrisponda il dovuto? Se il vicino di casa non taglia i rami dell’albero che sporgono sul nostro campo, li possiamo bruciare? Se, invece, lo stesso vicino lascia la propria macchina tutti i giorni nel nostro spazio e non la vuole togliere, possiamo bucargli le ruote? Se il condomino moroso non paga le quote, possiamo comunicare in pubblico il suo nome, magari scrivendolo sulla bacheca di Facebook? Nello stesso tempo, se abbiamo in corso un contratto con una persona e questa sta adempiendo male la propria prestazione, possiamo smettere di adempiere la nostra oppure siamo ugualmente tenuti a rispettare gli impegni assunti? Dietro tutte queste domande c’è sempre lo stesso quesito: la giustizia privata è legittima? La risposta è generalmente negativa. Detto con un gergo di strada: se fosse possibile difendersi da soli, i tribunali che ci starebbero a fare? Eppure esistono delle eccezioni, dei casi cioè in cui la giustizia fai-da-te è legittima oppure può essere delegata a soggetti privati. Ma procediamo con ordine.

Quando la giustizia privata è vietata

Proprio per evitare il far-west, il nostro legislatore ha previsto il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni che ricorre in tutti i casi in cui il cittadino, bypassando il giudice, si fa giustizia da solo. Un comportamento del genere, proprio perché sottratto al controllo di un organo terzo e imparziale come il giudice, si presterebbe all’arbitrio privato; il che darebbe potrebbe innescare anche una spirale di reciproche vendette e ritorsioni, con conseguente pericolo per la nostra stessa incolumità. I giudici, invece, servono proprio per garantire una visione tecnica e neutrale. Aderendo al «patto sociale», quello cioè che ci lega tutti allo Stato, accettiamo anche di delegare la decisione delle nostre controversi a chi esercita il potere giurisdizionale, ossia la magistratura.

Esistono due forme del reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni:

  • quello con violenza sulle persone
  • quello con violenza sulle cose.

In entrambi i casi il delitto tutela l’interesse dello Stato ad impedire che la privata violenza si sostituisca all’esercizio della funzione giurisdizionale in occasione dell’insorgere di una controversia tra privati. Per cui il soggetto passivo è lo Stato.

Ambedue i reati sono perseguibili a querela della persona offesa.

Il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni ricorre solo se c’è la possibilità concreta di ricorrere al giudice. Tale possibilità manca quando il soggetto si trova dinanzi alla minaccia di essere violentemente spogliato del suo possesso. La legge infatti, ai fini della pace sociale, consente l’autotutela nei casi in cui si verifica il pericolo attuale di un attacco ingiusto. Pertanto non commette il reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni il titolare di un terreno che, usando violenza, si oppone a chi violentemente cerca di occupare il terreno stesso.

Vi è invece esercizio arbitrario quando il padrone di casa, che non riesce a sfrattare l’inquilino, cambia la serratura oppure quando il marito trascina con la forza la propria moglie in casa invocando l’obbligo di coabitazione se lei se ne vuole andare via.

Proprio perché è necessario, ai fini di tale reato, una violenza sulle cose o sulle persone, non c’è illecito penale nel comportamento di chi raccoglie, in un terreno di cui è dubbia la proprietà, i frutti maturi caduti dall’albero; o di chi ara il campo per coltivarlo e non lasciarlo abbandonato a sé stesso; o di chi devia il corso delle acque del vicino dal proprio terreno; di chi sbarra con un palo l’accesso a un proprio terreno oppure, sopra il muretto, appone dei vetri rotti o del filo spinato. Viceversa, si considera reato forzare una porta, gustare il raccolto, estirpare o recidere piante non destinate al taglio, demolire un muro che non doveva essere eretto, rompere un tubo che provoca umidità e danni, strappare un documento, ecc.

Nello stesso tempo esula completamente dal reato di esercizio arbitrario delle proprie ragioni la legittima difesa, in quanto posta in condizioni di necessità, nelle quali alcun giudice potrebbe intervenire per evitare un danno grave e imminente.

Quando è legittima l’autotutela

Altre ipotesi in cui è consentita l’autotutela, nell’ambito del diritto civile, sono quelle che danno al privato la possibilità di sospendere l’esecuzione di un contratto quando la controparte è a sua volta inadempiente. Si pensi al caso di una persona che sta pagando l’affitto ma l’appartamento è completamente inservibile per via di gravi perdite d’acqua tanto da costringere l’inquilino ad andare via. Si pensi al caso di una bolletta del telefono il cui pagamento viene interrotto perché la linea non funziona più.

Altra ipotesi in cui l’autotutela privata è consentita è sempre in presenza di un inadempimento contrattuale: in questo caso, la parte che è rimasta senza la prestazione richiesta può assegnare all’altro soggetto un «termine essenziale» entro il quale questi deve adempiere; scaduto il termine, il contratto si deve considerare automaticamente risolto senza bisogno dell’intervento del giudice. Si pensi a una persona che ordina un’auto da una concessionaria; in presenza di un protratto ritardo nella consegna del mezzo, tanto da determinare un danno per il cliente o da fargli perdere l’interesse all’acquisto, questi può sciogliersi dall’impegno assegnando al venditore 15 giorni di tempo per ottemperare alla propria prestazione; scaduti i 15 giorni l’acquirente non è più tenuto a pagare l’auto qualora questa dovesse arrivare poco dopo.

La giustizia esercitata dai privati

Terminiamo questa trattazione parlando dei casi in cui la giustizia può essere amministrata da privati. Nelle cause civili che hanno ad oggetto «diritti disponibili» – ossia, in prevalenza, quelli di natura economica (non quindi quelli relativi alla famiglia, allo stato delle persone, ai diritti del lavoratori, ecc.) le parti confliggenti possono accordarsi di assegnare la decisione ad arbitri: soggetti privati che vestono le parti dei giudici e decidono la controversia. La loro decisione (cosiddetto «lodo») ha, per l’ordinamento, lo stesso valore di una sentenza del giudice e può consentire l’esecuzione forzata. Si tratta di un sistema per decongestionare le aule dei tribunali.

note

Autore immagine: 123rf com


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