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È abbandono della casa coniugale la pausa di riflessione?

15 ottobre 2017


È abbandono della casa coniugale la pausa di riflessione?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 ottobre 2017



È legittimo allontanarsi dalla casa della convivenza solo a condizione che c’è il consenso reciproco dei due coniugi.

Se è vero che l’abbandono della casa coniugale è un illecito contrario ai doveri del matrimonio, che pertanto può comportare una separazione con addebito è anche vero che, in alcuni casi, è concesso andare via di casa senza rischiare nulla. È, ad esempio, l’ipotesi in cui la moglie è vittima di violenze e umiliazioni, per cui l’allontanamento è necessario per tutelare la sua integrità fisica e psicologica. È anche il caso in cui la coppia è ormai ufficialmente in crisi, i rapporti sono pressoché inesistenti e i due litigano sempre: in tal caso la rottura del legame è imputabile a un fatto anteriore all’abbandono del tetto, sicché quest’ultimo non può essere considerato causa della separazione e, quindi, non può comportare l’addebito. Quando la causa di separazione è già avviata è lo stesso giudice ad autorizzare la coppia a vivere separata. Ma che succede se il marito o la moglie abbandona la casa coniugale per una pausa di riflessione, magari proprio al fine di superare un momento di crisi? Si può parlare di un comportamento illecito quando l’allontanamento volontario serve per “meditare” in solitudine e verificare se la presenza del coniuge è davvero così importante? La risposta è stata data dal Tribunale di Asti con una recente sentenza [1].

Abbiamo già parlato, in un precedente articolo, di che cos’è l’abbandono del tetto coniugale e anche di quando è legittimo abbandonare la casa coniugale. Ora il problema che si pone è verificare se sia consentito o meno l’allontanamento fatto in buona fede, al fine di testare gli effetti che ha la lontananza sulla coppia e verificare se c’è ancora il desiderio di ritrovarsi dopo una breve assenza. Secondo a pronuncia qui in commento, non è contrario ai doveri del matrimonio prendersi una pausa di riflessione, ma solo se c’è il consenso dell’altro coniuge. Tale consenso può essere espresso anche in forma tacita, ad esempio versando un contributo mensile per le spese che deve sostenere l’ex che è andata/o a vivere da sola/o in attesa di “recuperare la fiamma perduta”. Pertanto, non si può addebitare la separazione al coniuge che decide di andare a stare in hotel, a casa dei genitori o di amici solo per un po’ di tempo se c’è l’intesa di entrambi.

Solo l’allontanamento ingiustificato e determinato da una scelta unilaterale e non concordata può essere causa di addebito.

note

[1] Trib. Asti, sent. n. 749/2017.

Autore immagine: 123rf com

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