Pensioni, Ape sociale per chi ha lavorato con i voucher

14 ottobre 2017 | Autore:


> Diritto e Fisco Pubblicato il 14 ottobre 2017



Potranno essere ammessi all’anticipo pensionistico sociale i disoccupati che hanno svolto brevi lavori, anche con i voucher.

Se sei disoccupato e, dopo essere stato licenziato dall’azienda, hai lavorato anche per un solo giorno, perdi il diritto all’Ape sociale. Non importa con quale forma contrattuale tu sia stato reimpiegato: lavoro occasionale, voucher, libretto famiglia, lavoro stagionale o contratto a termine, secondo l’Inps [1] basta un solo giorno di rioccupazione perché tu perda l’anticipo pensionistico a carico dello Stato.

Non ha rilevanza nemmeno che tu soddisfi tutti i requisiti richiesti ai disoccupati per l’Ape sociale, cioè:

  • almeno 63 anni di età;
  • almeno 30 anni di contributi;
  • perdita del lavoro per licenziamento, dimissioni per giusta causa o risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione;
  • aver terminato di fruire il sussidio di disoccupazione da almeno 3 mesi.

Niente da fare, se hai lavorato anche per un solo giorno devi attendere di compiere 66 anni e 7 mesi per poterti pensionare, e devi dire addio all’anticipo a 63 anni.

Questa disposizione, però, contrasta con lo scopo dell’Ape sociale, che è quello di offrire un aiuto a diverse categorie di lavoratori svantaggiati in avanti con gli anni, tra i quali i disoccupati: disoccupati che, per poter andare avanti, devono accettare qualsiasi lavoro, per quanto breve. Ma lo svolgimento di un breve lavoro non comporta che il disoccupato non abbia più bisogno di assistenza.

È allora intervenuto, a questo proposito, il ministero del Lavoro, con una nuova nota [2], nella quale chiede all’Inps di non respingere le domande di Ape sociale dei disoccupati, se il loro periodo di rioccupazione è durato meno di 6 mesi.

Quali disoccupati possono essere riammessi all’Ape sociale

La richiesta del ministero del Lavoro può sembrare tardiva, perché i giochi ormai son fatti, e lunedì saranno pubblicate le graduatorie dell’Ape sociale. Tuttavia, l’Inps ha fatto sapere che riesaminerà le domande dei disoccupati, respinte a causa della presenza di periodi di rioccupazione.

Saranno dunque riammessi coloro che hanno avuto periodi di rioccupazione temporanei, per esempio con voucher, non superiori ai 6 mesi.

Se il disoccupato, poi, risulta aver inviato anche una domanda di pensione in salvaguardia, come esodato, l’Inps chiederà all’interessato di scegliere tra i due benefici prima di procedere in automatico al rigetto della domanda di Ape sociale.

Potranno anche essere recuperati casi di lavoratori impegnati in attività faticose o rischiose  ancora in fase di accertamento Inail. Inoltre, dovrebbero poter rilevare, ai fini dell’anticipo pensionistico, anche i contributi esteri.

Insomma, con le nuove indicazioni si vuole rimediare all’eccessiva chiusura nell’accoglimento delle domande di Ape sociale che risulta allo stato attuale.

Come funziona l’Ape sociale

Ricordiamo brevemente, per chi non lo sapesse, come funziona l’Ape sociale, o Ape social. Si tratta di un assegno riconosciuto dallo Stato, per gli iscritti a una delle gestioni Inps che possiedono almeno 63 anni di età e 30 o 36 anni di contributi, a seconda della categoria di appartenenza dell’interessato. L’assegno accompagna il lavoratore sino all’età della pensione di vecchiaia (dal 2018 66 anni e 7 mesi per tutti, uomini e donne), ed è calcolato come la futura pensione, ma non può superare 1.500 euro.

Chi può chiedere l’Ape sociale

Possono chiedere l’Ape sociale gli appartenenti alle seguenti categorie, se possiedono almeno 30 anni di contributi:

  • lavoratori che risultano disoccupati a seguito di licenziamento, anche collettivo, o di dimissioni per giusta causa, o per effetto di risoluzione consensuale nell’ambito della procedura di conciliazione obbligatoria: perché gli appartenenti a questa categoria possano beneficiare dell’Ape sociale, è necessario che abbiano terminato da almeno tre mesi di percepire il sussidio di disoccupazione;
  • lavoratori che assistono, al momento della richiesta e da almeno 6 mesi, il coniuge o un parente di primo grado convivente con handicap grave, ai sensi della Legge 104;
  • lavoratori che possiedono un’invalidità uguale o superiore al 74%.

Sono invece necessari 36 anni di contributi per un’ulteriore categoria beneficiaria dell’Ape sociale, gli addetti ai lavori faticosi e pesanti: si tratta di coloro che hanno prestato per almeno 6 anni negli ultimi 7 anni un’attività lavorativa particolarmente difficoltosa o rischiosa. L’attività rischiosa o pesante, nel dettaglio, deve far parte dell’elenco di professioni di seguito indicato:

  • operai dell’industria estrattiva, dell’edilizia e della manutenzione degli edifici;
  • conduttori di gru, di macchinari mobili per la perforazione nelle costruzioni; • conciatori di pelli e di pellicce;
  • conduttori di convogli ferroviari e personale viaggiante;
  • conduttori di mezzi pesanti e camion;
  • professioni sanitarie infermieristiche ed ostetriche ospedaliere con lavoro organizzato in turni;
  • addetti all’assistenza personale di persone in condizioni di non autosufficienza;
  • professori di scuola pre-primaria;
  • facchini, addetti allo spostamento merci ed assimilati;
  • personale non qualificato addetto ai servizi di pulizia;
  • operatori ecologici e altri raccoglitori e separatori di rifiuti.

Per raggiungere i 30 o 36 anni di contributi, come già esposto, è possibile sommare la contribuzione di casse diverse, escluse le casse professionali.

Domande di Ape sociale

Per chi matura i requisiti nel 2017, c’era tempo sino al 15 luglio scorso per presentare la domanda di certificazione dei requisiti per l’Ape sociale. È possibile inviare una domanda tardiva sino al 30 novembre 2017, ma le domande tardive saranno prese in considerazione solo se risulteranno risorse residue.

Per chi matura i requisiti nel 2018, la domanda può essere inviata sino al 31 marzo 2018.

note

[1] Inps Circ. 100/2017.

[2] Mlps, nota 9/10/2017.


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