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News Pensione col cumulo, i contributi professionali aumentano l’assegno?

News Pubblicato il 14 ottobre 2017

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I contributi versati nella cassa professionale prima del 1996 aumentano la quota retributiva della pensione Inps?

L’Inps non fa mai regali e, se la legge sembra riconoscere un’agevolazione, riesce a interpretarla nel modo più restrittivo possibile. È quanto accaduto anche in merito al cumulo, il nuovo istituto che consente di ottenere la pensione sommando gratuitamente i contributi presenti in casse diverse: nonostante la normativa sul cumulo [1] disponga che, ai fini del sistema di calcolo della pensione, rilevi l’anzianità contributiva complessiva, cioè quella presente in tutte le casse, l’Inps ha escluso l’anzianità posseduta nelle casse professionali [2].

In buona sostanza, se il lavoratore prima del 31 dicembre 1995  possiede 10 anni di contributi nell’Inps e altri 10 anni, non coincidenti, in una cassa professionale, al 31 dicembre 1995 la sua anzianità contributiva complessiva, rilevante per stabilire il sistema di calcolo della pensione, sarà di soli 10 anni, e non di 20. L’interessato avrà dunque diritto al calcolo della pensione col sistema misto, cioè retributivo sino al 31 dicembre 1995 e contributivo dal 1° gennaio 1996 in poi.

Se, invece, fosse stata considerata, come dispone la normativa, l’anzianità contributiva complessiva, il lavoratore avrebbe avuto diritto al calcolo retributivo sino al 31 dicembre 2011, possedendo oltre 18 anni di contributi al 31 dicembre 1995.

Le conseguenze di questa chiusura sul calcolo della pensione non sono irrilevanti: mentre il sistema retributivo, difatti, si basa sugli ultimi stipendi, il contributivo si basa sui contributi effettivamente accreditati al lavoratore: inoltre, il contributivo risulta maggiormente penalizzante anche a causa delle più basse rivalutazioni applicate. A causa del sistema di calcolo applicato, il lavoratore può perdere, mediamente, dal 25% al 30% della pensione.

Ecco perché poter contare sui contributi della cassa professionale, anche ai soli fini dell’anzianità contributiva e non del calcolo della pensione, sarebbe stato un regalo per i professionisti: “regalo”, comunque, fino a un certo punto, perché i contributi derivano sempre da versamenti effettuati dal professionista.

L’Inps ha motivato l’irrilevanza dei contributi professionali, ai fini di stabilire l’anzianità contributiva complessiva, con il fatto che la norma istitutiva del cumulo si riferisse soltanto alle gestioni previdenziali facenti capo all’Inps e non alle casse private: il cumulo, difatti, è stato esteso ai liberi professionisti solo con la legge di Bilancio 2017 [3]. D’altronde, considerare l’anzianità contributiva complessiva sarebbe stato un problema anche per le casse professionali, che avrebbero dovuto riconoscere delle maggiorazioni al pensionato.

In ogni caso, la possibilità di cumulare gratuitamente i contributi è senz’altro un’ottima opportunità e il sistema, nel suo complesso, va valutato positivamente: non dimentichiamo che, sino all’anno scorso, le uniche possibilità di sommare i contributi consistevano o nella ricongiunzione, che comporta dei costi spesso insostenibili, o nella totalizzazione, che comporta il ricalcolo contributivo di tutta la pensione ed è notevolmente penalizzante. Dunque, ben venga il cumulo, anche senza “regali”.

Come funziona il cumulo

Ricordiamo brevemente come funziona il cumulo: è un istituto che consente di sommare, senza costi, i contributi presenti in casse diverse (comprese le casse dei liberi professionisti, come abbiamo visto, e anche la gestione Separata) ai fini del diritto alla pensione. Ai fini della misura, cioè dell’ammontare della pensione, ciascuna gestione calcola la propria quota di competenza.

Col cumulo si possono ottenere le pensioni di vecchiaia, anticipata, ai superstiti e d’inabilità. Per approfondire, vi invitiamo a leggere la nostra ultima Guida al cumulo dei contributi.

note

[1] Art.1 Co.239 L. 228/2012.

[2] Inps Circ. L. 140/2017.

[3] L. 232/2016.


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