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Lo sai che? Commercialista: che rischia se non invia la dichiarazione dei redditi?

Lo sai che? Pubblicato il 11 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 11 novembre 2017

Sono una ragioniera commercialista pensionata. Ho dimenticato di inviare la dichiarazione dei redditi di un cliente. Cosa rischio?

Nel quesito posto la lettrice chiede di conoscere quali siano le sue responsabilità, anche di natura risarcitoria, in qualità di professionista incaricato per aver omesso di inviare una dichiarazione dei redditi di un cliente. Questi, per il tramite del difensore, ha richiesto la somma di 35.726 euro. Sulla base della documentazione esaminata appare evidente una sua precisa responsabilità per i danni diretti e indiretti derivanti dall’omessa presentazione della dichiarazione dei redditi del cliente per l’anno d’imposta 2007. Dalla documentazione esaminata non risulta un contratto scritto per l’affidamento dell’incarico. In ogni caso l’esistenza dell’incarico potrebbe essere provato dalla parte nella fattura emessa dalla lettrice richiamata nella perizia. È opportuno, quindi, riscontrare l’esatto contenuto del documento, così da verificare se lo stesso si riferisce effettivamente all’anno d’imposta 2007 e alla predisposizione ed invio della dichiarazione.

Sulla quantificazione del danno

In merito alla quantificazione del danno, l’importo richiesto, per quanto oggetto di una relazione di stima, appare sproporzionato. In generale la responsabilità del professionista commercialista dovrebbe limitarsi al pagamento delle sole sanzioni e non anche delle imposte e degli interessi. Nel caso delle imposte queste in ogni caso sono dovute dal cliente, a prescindere dall’omissione, mentre gli interessi rappresentano una dilazione, a costi molto vantaggiosi (inferiori al costo del denaro presso una qualsiasi banca) di cui comunque usufruisce il contribuente sull’imposta dovuta. Oltre al pagamento delle sanzioni, quale danno diretto (in ogni caso da provare), è dovuto anche il risarcimento per tutte le conseguenze derivanti dall’omissione, anche se nella determinazione si deve tener conto del dettato del codice civile [1] secondo cui se il fatto colposo del creditore ha concorso a cagionare il danno, il risarcimento è diminuito secondo le gravità della colpa e l’entità delle conseguenze che ne sono derivate. Il risarcimento non è dovuto per i danni che il creditore avrebbe potuto evitare usando l’ordinaria diligenza. A tal fine la valutazione dei rapporti pregressi con il cliente, della sua correttezza fiscale con l’amministrazione finanziaria nonché eventuali comunicazioni scritte inviate al cliente per regolarizzare la posizione potrebbe ridurre sensibilmente l’ammontare del risarcimento, anche in relazione ai danni indiretti. Dall’esame della relazione di stima si evidenzia, inoltre, quanto segue:

  • richiesta di 3.656 euro per prestazioni contabili e fiscali non effettuate regolarmente: ove la contabilità è stata regolarmente tenuta dal professionista potrà essere richiesto il rimborso solo dell’importo di 480 euro presumibilmente riferibile alla dichiarazione omessa;
  • richiesta di 1.376 euro maggiore imposte pagata conseguente all’accettazione dell’accertamento con adesione: la pretesa non appare fondata in fatto e in diritto, trattandosi di ipotesi risarcitoria aleatoria e avendo difficoltà la parte nel provare l’ipotetico risparmio in sede di giudizio innanzi alla commissione tributaria;
  • 000 euro oltre a 3.280 euro: somma da contestare poiché non comprensibile nella stessa motivazione. La richiesta costituisce una diretta conseguenza dell’accettazione dell’accertamento con adesione che il contribuente ha deciso di sottoscrivere. Non si comprende inoltre come è stato determinato l’importo di 8.000 euro nonché il nesso causale con il danno subito;
  • 308 euro relativa alla perdita dell’Iva detratta; somme da contestare poiché secondo consolidata giurisprudenza e prassi dell’Agenzia delle entrate il credito può essere richiesto a rimborso.

In conclusione, pur evidenziando ulteriori contestazioni rispetto alle pretese risarcitoria, da far valere in un giudizio (anche in relazione alle competenze professionali che il cliente ha sostenuto, nonché alla quantificazione degli onorari richiesti), considerato l’avvenuto pagamento già del rimborso dell’avviso di accertamento bonario di 3.399,13 euro, oltre all’importo di 7.074 euro per le sanzioni fiscali, si invita la lettrice a voler valutare la chiusura transattiva dalla controversia, a saldo e stralcio di ogni pretesa, per un importo non superiore a 5.000 euro comprensivo delle spese legali. Con riferimento all’ulteriore richiesta di risarcimento per danno (biologico, morale e patrimoniale) la stessa dovrà essere debitamente provata dalla parte in sede di giudizio, quale conseguenza diretta della sua omissione. Eventuali patologie pregresse del cliente, inoltre, potrebbero escludere la sua responsabilità.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Paolo Florio

note

[1] Previsto dall’art. 1227, co. 1, cod. civ.


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