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Lo sai che? Come può fare un padre a ottenere l’affidamento del figlio?

Lo sai che? Pubblicato il 10 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 novembre 2017

Voglio ottenere l’affidamento di mio figlio visto che tutte le accuse che la madre fa nei miei confronti sono risultate false. Che fare? Non siamo mai stati sposati.

Decadenza della potestà genitoriale

Occorre premettere che la domanda formulata dalla madre di far dichiarare la perdita della potestà genitoriale del lettore sembra, alla luce di quanto esposto, molto azzardata.

Affidamento del figlio ad uno solo dei genitori

L’affidamento monogenitoriale è un’ipotesi residuale rispetto all’affidamento ad entrambi i genitori, che può ricorrere solo in presenza di circostanze tali da far ritenere contrario all’interesse del minore l’affidamento condiviso, in particolare in caso di manifesta carenza o inidoneità educativa di uno dei genitori [1]. La Cassazione ha più volte stabilito che occorrono motivi molto seri e, soprattutto, un interesse del minore verso tale soluzione, per una pronuncia di affidamento ad uno solo dei genitori: tale ipotesi, dunque, è alquanto difficile da realizzare. L’obiettiva lontananza tra le residenze dei genitori non può costituire ragione di deroga all’affidamento condiviso anche se, ovviamente, il tribunale dovrà determinare le modalità di frequentazione con il genitore non affidatario. La Cassazione ha altresì affermato che la regola dell’affidamento condiviso dei figli ad entrambi i genitori, con riferimento alla separazione personale dei coniugi, ma estensibile anche all’ipotesi di figli naturali, non esclude che il minore sia collocato presso uno dei genitori e che sia stabilito uno specifico regime di visita con l’altro genitore [2]. In proposito è stato osservato, anche in dottrina, che, mentre l’affidamento condiviso tende a mantenere viva, in riferimento al rapporto fra genitori e figli, la comunità familiare, la collocazione della prole presso uno dei genitori è il riflesso di una esigenza pratica, essendo evidente che non è materialmente possibile, nè appare opportuno, che il minore conduca la propria esistenza quotidiana presso entrambi i genitori, non più conviventi [3]. Le scelte in merito al collocamento in via prevalente, ed ai tempi e alle modalità di frequentazione con il genitore non collocatario, da effettuarsi nell’interesse esclusivo della prole, con riferimento alla necessità di mantenere un rapporto con entrambi i genitori, ma anche in relazione alle concrete esigenze della vita quotidiana, delle attività educative, di mantenimento e di cura, sono riservate al giudice del merito, che, al riguardo, deve fornire congrua motivazione. Anche alla luce dei risultati della consulenza psicologica, il tribunale nel caso di collocamento prevalente del figlio presso la madre, dovrà prestare preponderante rilievo alle sue necessità, in considerazione dell’età (a ragione da ritenersi “tenera”, trattandosi di un bambino di pochi anni, di un rapporto stretto con la madre, con la quale ha vissuto dalla nascita e dalla quale è stato sempre accudito). Un elemento che potrebbe risultare determinante, in questo contesto, sono le risultanze della consulenza tecnica e la necessità di sottoposizione della madre ad un percorso di recupero psicologico. Questa potrebbe costituire, effettivamente, una circostanza di fatto idonea a giustificare l’eventualità di un affidamento del figlio minore al padre. A maggior ragione, di conseguenza, questa circostanza in punto di fatto potrebbe giustificare l’affidamento congiunto con collocazione del figlio presso il padre. Il tribunale ordinario dovrà pertanto, in via preliminare, verificare se l’affidamento all’uno, piuttosto che all’atro genitore, sia conforme all’interesse del minore o meglio se l’affidamento monogenitoriale sia la soluzione migliore per l’equilibrio psicologico del bambino. Tale giudizio, come emerge dalla giurisprudenza della Cassazione, presuppone una duplice disamina: l’idoneità dell’uno e l’inidoneità dell’altro. Occorre che le risultanze della perizia siano pertanto molto forti per giungere ad affermare che la madre sia “inidonea” ai suoi compiti genitoriali; l’esperienza, d’altro canto, consiglia massima cautela nell’attesa di un provvedimento che escluda la madre dall’affidamento di un minore in tenera età. È piuttosto da prevedere che il figlio – naturale o legittimo non cambia nulla – venga affidato congiuntamente ad entrambi e non ad uno solo dei due genitori, indipendentemente dalla circostanza che i luoghi di residenza dei genitori siano lontani geograficamente. Anche in questo caso, infatti, entrambi dovranno seguire, educare e crescere il figlio con uguale attenzione e presenza. Una presenza che i moderni mezzi di comunicazione facilitano enormemente. La previsione di periodi di permanenza del figlio minore con uno dei genitori ben superiori rispetto a quelli concessi all’altro, infatti, non viola i principi dell’affido condiviso: esso non presuppone necessariamente tempi uguali o simili di permanenza del figlio con entrambi i genitori, e non comporta una compromissione del diritto alla bigenitorialità. Sarà onere del lettore, nella situazione esposta, allorchè si troverà a sollecitare l’affidamento esclusivo o, in subordine, quello condiviso, dare la prova delle ripercussioni negative, sul piano educativo e della crescita del bambino, dell’ambiente familiare della madre. In tale ottica la perizia svolta dal tribunale avrà un suo peso; ma non sarebbe male documentare o provare ulteriori circostanze significativamente utili a dimostrare che è interesse del minore stare con il padre anche in ipotesi di affidamento condiviso. Non ultimo mediante una consulenza di parte che spieghi i motivi per i quali la permanenza con la madre potrebbe pregiudicare il sereno equilibrio del piccolo. In questo caso, il giudice avrà l’obbligo di motivare circa l’eventuale mancato accoglimento dei rilievi del consulente di parte, sempre che le censure siano precise e circostanziate. La parte che chiede la modifica dei tempi di permanenza dei figli minori presso ciascun genitore disposta con provvedimenti provvisori ha dunque l’onere di dimostrare che la permanenza dei minori presso l’altro genitore sia contraria al loro interesse. Le prove, oltre che a dimostrare l’inidoneità dell’altro, dovrebbero essere tese a dimostrare che la permanenza con l’altro sarebbe pregiudizievole per il minore. Anche in questi termini, dunque, l’importanza di una perizia di parte che sorregga il giudizio sull’interesse del figlio, sarebbe quanto mai utile. Sarà compito del tribunale, poi, nel caso in cui il bambino venga collocato presso la madre, stabilire in concreto le modalità di visita del padre. Il giudice, infatti, oltre che stabilire in che modo si dovrà vigilare sui rapporti tra genitori (per esempio attraverso i servizi sociali) dovrà determinare e puntualizzare modalità, tempi e luoghi del diritto di visita (a che ora, in totale autonomia, dove, in presenza eventuale di altri soggetti), ponendo in essere tutte le attività che possano inizialmente rendersi necessarie per attivare in concreto l’esercizio del diritto di visita ed eventualmente rimuovere gli ostacoli sopravvenuti (per esempio per il rifiuto del figlio ad incontrare il genitore non collocatario, o per l’opposizione dell’altro genitore). Ciò, ovviamente, potrà avvenire preferibilmente sulla base dell’accordo tra i genitori o, in subordine, mediante provvedimento del Giudice. In ogni caso,

Concludendo:

  • l’affidamento esclusivo al lettore del bambino è ipotesi alquanto difficile, anche se non impossibile, specie in considerazione della tenera età del piccolo;
  • è più facile prevedere un affidamento condiviso;
  • in questo caso il collocamento del minore presso il lettore richiederebbe:
  • che questa soluzione sia conforme all’interesse del minore;
  • che il tribunale ritenga il lettore idoneo ad accudire e seguire con la dovuta cura suo figlio;
  • che la madre venga considerata inidonea a tali incombenze;
  • sarà onere del lettore dimostrare l’inidoneità della madre ed a tal fine, oltre alle risultanze della perizia d’ufficio, parrebbe opportuno allegare un consulenza di parte redatta da uno psicologo. Ulteriori circostanze di fatto che depongono per l’inidoneità andranno eventualmente individuate e sottoposte all’esame del tribunale.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Vincenzo Rizza

note

[1] Cass. sent. 24526 dello 02.12.2010.

[2] Cass. sent. n. 18131 del 26.07.2013.

[3] Cass. sent. n. 26060 del 10.12.2014.


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2 Commenti

  1. per dimostrare che la madre ha problemi comportamentali, è lecito e accettato dal giudice, video ripresi all’insaputa della madre in cui palesemente mostra scatti di ira, nessuna propensione al diaologo, insulti immotivati nei confronti del padre ecc..?

  2. non so se il commento di prima vi è arrivato e lo ripeto, perdonatemi se sarà una ripetizione. Come prove dell’inabilità della madre, è lecito ed accettato dal giudice, video ripresi all’insaputa della madre in cui si mostrano i comportamenti inadatti all’affido del minore come scatti di ira ed insulti al padre immotivati, nessuna propensione al dialogo ed arroganza? grazie

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