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Incidente stradale: come viene calcolato il risarcimento?

11 Novembre 2017


Incidente stradale: come viene calcolato il risarcimento?

> Diritto e Fisco Pubblicato il 11 Novembre 2017



Ho subito un incidente stradale con lesioni. Non sono state riscontrate responsabilità a mio carico. Come verrà calcolato il risarcimento? In base a che criteri?

Prima di rispondere al quesito posto è bene soffermarsi sia pur brevemente sulla distinzione tra danno patrimoniale e danno non patrimoniale. Il codice civile italiano prevede che, qualunque fatto doloso o colposo che cagiona ad altri un danno ingiusto, obbliga colui che ha commesso il fatto a risarcire il danno. Al fine, quindi, di ottenere il risarcimento del danno è necessario che ricorrano i seguenti presupposti: l’ingiustizia del danno (cioè è necessario che il danno subito sia contrario alle norme ed ai principi del nostro ordinamento giuridico), la condotta illecita, il nesso di causalità tra la condotta ed il danno (cioè il danno deve essere una conseguenza diretta della condotta attiva o omissiva), l’elemento soggettivo del dolo o della colpa. Il danno poi si distingue in danno patrimoniale e danno non patrimoniale. Il danno patrimoniale, a sua volta, si suddivide in danno emergente e lucro cessante: il danno emergente indica le perdite economiche effettivamente subite (ad esempio, le spese mediche, le spese per l’acquisto dei farmaci, per un’eventuale percorso di riabilitazione ecc.); il lucro cessante comprende i guadagni persi a causa della forzata degenza nonché delle conseguenze fisiche permanenti (ad esempio, qualora a causa del fatto illecito il soggetto subisca una menomazione fisica tale da non consentirgli di svolgere il proprio lavoro o di esercitarlo solo in parte). Il danno non patrimoniale, invece, consiste nella lesione di un valore della personalità in conseguenza della condotta illecita subita. La categoria del danno non patrimoniale (che va considerato unitariamente) ricomprende in sé il danno morale soggettivo, il danno esistenziale ed il danno biologico. In via meramente esplicativa e senza poter considerare le diverse voci di danno come voci risarcibili autonomamente, si può affermare che il danno morale soggettivo è la sofferenza soggettiva causata dal fatto illecito altrui; il danno esistenziale è qualsiasi compromissione delle attività realizzatrici della persona umana, quale ad esempio la lesione della serenità familiare o del godimento di un ambiente salubre; il danno biologico è la lesione temporanea o permanente all’integrità psico-fisica della persona suscettibile di accertamento medico-legale, che esplica un’incidenza negativa sulle attività quotidiane e sugli aspetti dinamico-relazionali della vita del danneggiato, indipendentemente da eventuali ripercussioni sulla sua capacità di produrre reddito. Più nel dettaglio, il danno biologico ricomprende sia le lesioni fisiche che quelle psichiche (ad esempio, qualora a seguito del fatto illecito, la vittima inizia a soffrire di attacchi di panico oppure a soffrire di ansia che acquista il carattere di una vera e propria patologia). L’accertamento del danno biologico e del danno non patrimoniale in generale in quanto comprensivo del primo, è rimesso per volontà del legislatore alla competenza dei consulenti tecnici cioè professionisti dotati di quelle peculiari cognizioni tecniche che consentono un’adeguata e specifica valutazione delle conseguenze che il danneggiato ha riportato a seguito del fatto illecito. Quanto ai criteri di accertamento del danno non patrimoniale, la Corte Costituzionale ha precisato che il criterio di liquidazione del danno deve essere rispondente da un lato ad una uniformità pecuniaria di base (lo stesso danno non può essere valutato in maniera del tutto diversa da soggetto a soggetto: è infatti la lesione in sé e per sé considerata che rileva, in quanto pregna del disvalore giuridico attribuito alla medesima dal divieto primario [1]) e dall’altro ad elasticità e flessibilità, per adeguare la liquidazione del caso di specie all’effettiva incidenza dell’accertata menomazione sulle attività della vita quotidiana attraverso le quali, in concreto, si manifesta l’efficienza psicofisica del soggetto. In altre parole, la Corte Costituzionale (seguita poi dalla giurisprudenza civile successiva) riconosce esplicitamente che, ai fini del computo della somma di denaro dovuta a titolo di risarcimento del danno, bisogna partire da una base di calcolo comune che va però poi personalizzata adeguandola al caso concreto.

Tanto premesso, si risponde ora al quesito. Dall’esame della documentazione inviata risulta con tutta evidenza che la voce contestata dalla compagnia di assicurazione al fine di raggiungere un accordo transattivo riguarda la percentuale di personalizzazione del danno. Al fine di poter calcolare il risarcimento del danno in modo pressoché uniforme, la giurisprudenza assolutamente prevalente utilizza quale parametro di riferimento le tabelle elaborate dal tribunale di Milano. Le suindicate tabelle consentono di effettuare una liquidazione equitativa del danno tenendo conto non solo di quello biologico bensì anche di quello morale. In altre parole, per poter personalizzare il danno ed il conseguente risarcimento (poiché il danno morale non può formare oggetto di un accertamento medico-legale), le tabelle milanesi per ciascun punto percentuale danno per presunto il danno morale. Si tratta di una presunzione che, nel caso di invalidità pari o superiori al 10%, viene considerata accettabile in quanto può reputarsi normale che, a seguito di un fatto illecito o di un incidente stradale, residuino profili soggettivi di ansia, preoccupazione, turbamento, dispiacere, collegati al pregiudizio fisico, salvo prova contraria, che può essere, a sua volta, anche presuntiva. Benché, quindi, la compagnia di assicurazione abbia ragione nell’affermare che le tabelle milanesi prevedono già il criterio cosiddetto di appesantimento del punto percentuale, omette però di dire che tale criterio deve essere applicato a parte quale aumento sulla somma base. In altri termini, a seguito di un incidente come quello subito dalla lettrice, è ben possibile avere riportato conseguenze di natura morale che – trattandosi di macrolesioni permanenti – devono considerarsi presunte. Il calcolo riportato dalla lettrice, che parte da un valore base per le lesioni permanenti aumentato per l’inabilità temporanea sul quale calcolare l’aumento percentuale a titolo di personalizzazione, appare corretto. Peraltro, l’aumento è contenuto nella misura del 30% senza applicare il limite massimo dimostrando che nella sua richiesta non vi è alcun intento speculativo bensì soltanto la volontà di ottenere il risarcimento dovutole. A ciò si aggiunge che non solo il ctu (cioè il consulente tecnico nominato dal giudice) ed il suo ctp esprimono parere conforme, ma vi si aggiunge anche il parere medico-legale del ctp della compagnia di assicurazione che riconosce l’invalidità permanente nella misura del 10% con impossibilità di svolgere attività fisica pesante (compromettendo così la sua attività lavorativa) e con la concreta possibilità di futuri interventi chirurgici. Tuttavia la finalità perseguita mediante il rito speciale dell’accertamento tecnico preventivo è quella di raggiungere un accordo transattivo che eviti di iniziare un giudizio di primo grado con le lungaggini e le spese che lo stesso comporta. Il codice civile espressamente prevede che la transazione è il contratto con il quale le parti pongono fine ad una lite già cominciata o potenziale facendosi reciproche concessioni. Con maggiore impegno esplicativo, secondo quanto previsto dal nostro legislatore al fine di raggiungere l’accordo ciascuna delle parti rinuncia ad una parte delle proprie pretese. Ed in tale spirito la compagnia di assicurazione pretende che la lettrice rinunci all’aumento calcolato ai fini della personalizzazione poiché non può contestare la correttezza del calcolo della somma base. Quanto al pagamento del ctp, trattandosi di una fase stragiudiziale le parti possono accordarsi liberamente senza che vi sia alcun obbligo per l’assicurazione di provvedere al pagamento di quest’ultimo. In conclusione, la somma richiesta dalla lettrice alla compagnia assicurativa a titolo di risarcimento del danno è corretta ma spetta solo a lei decidere se accettare le condizioni imposte dalla controparte oppure avviare il giudizio di primo grado tenendo conto che, se nel calcolo della somma base il giudice si attiene strettamente alle tabelle milanesi, l’aumento percentuale a titolo di personalizzazione del danno è rimesso alla valutazione equitativa dell’organo giudicante il quale terrà conto della dinamica del fatto, delle conseguenze, delle prove che verranno fornite dalla lettrice ed anche della propria esperienza in casi simili.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Giovanna Pangallo

note

[1] Ex artt. 32 Cost. e 2043 cod. civ.


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