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Lo sai che? Capitalizzazione degli interessi: cosa può fare il giudice?

Lo sai che? Pubblicato il 10 novembre 2017

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> Lo sai che? Pubblicato il 10 novembre 2017

Il giudice con un c/c aperto e un’azione di accertamento di nullità della clausola sulla capitalizzazione degli interessi può accertare quale sia il saldo giusto ad una certa epoca, anche se non può condannare la banca a un pagamento se residua un attivo per il correntista?

Le Sezioni Unite della Cassazione [1] hanno precisato che in tema di capitalizzazione degli interessi sui saldi di conto corrente bancario passivi per il cliente, a seguito della sentenza della Corte Costituzionale [2] che ha dichiarato costituzionalmente illegittima la norma [3] che aveva fatto salva la validità e l’efficacia delle clausole anatocistiche stipulate in precedenza, siffatte clausole sono disciplinate dalla normativa anteriormente in vigore e quindi sono da considerare nulle [4]. Quindi, non sembrano sussistere dubbi sulla circostanza che per i contratti di conto corrente in essere all’entrata in vigore della delibera CICR 09/02/00, valga la disciplina precedente e, quindi, la nullità della clausola di capitalizzazione degli interessi; così come del resto più in generale non sussistono dubbi circa la nullità assoluta degli interessi debitori [5]. Ciò nonostante, nella generalità dei conti corrente sono presenti, anche dopo il 09/02/2000, le condizioni vessatorie in questione in quanto decise unilateralmente con la semplice comunicazione sulla Gazzetta ufficiale e nell’estratto conto proprio come nel caso del lettore, risultando di fatto disattese sia le numerose sentenze della Corte di Cassazione in tema di anatocismo e che la richiamata disposizione abrogativa della Corte Costituzionale. Pertanto, la magistratura e di conseguenza chiamata su tutto il territorio nazionale a gestire in tale complesso quadro giuridico, vertenze più che mai fondate proposte da cittadini che come il lettore hanno in effetti diritto alla restituzione di quanto corrisposto a seguito della non corretta applicazione delle leggi anche a causa del monitoraggio non adeguato da parte delle predisposte Autorità di controllo.

La Cassazione afferma che può definirsi indebito, con conseguente diritto alla ripetizione, solo un pagamento in senso stretto, definito come l’esecuzione di una prestazione da parte di un soggetto con contestuale spostamento patrimoniale in favore di un altro soggetto. Quindi, nel caso in cui il lettore (in qualità di correntista) non abbia effettuato versamenti, è indubbio che non vi sia stato alcun pagamento da parte sua prima del momento in cui, chiuso il rapporto, provveda a restituire alla banca il denaro in concreto utilizzato. Invece, nel caso che durante lo svolgimento del rapporto il lettore (correntista) abbia effettuato non solo prelevamenti ma anche versamenti, questi ultimi potranno essere considerati come pagamenti, tali da giustificare una sua possibile azione di ripetizione se giudicati indebiti, solo se hanno avuto lo scopo e l’effetto di uno spostamento patrimoniale in favore della banca. Ebbene, secondo la Cassazione uno spostamento patrimoniale in favore della banca si verifica nel caso di versamenti eseguiti su un conto scoperto e cioè quando i versamenti siano destinati a coprire un passivo eccedente i limiti dell’accreditamento, non potendosi definire spostamento patrimoniale (e quindi pagamenti) i versamenti in conto, con un passivo che non supera il limite dell’affidamento concesso, che fungano solo da atti ripristinatori della provvista della quale il correntista può ancora continuare a godere. Pertanto, se il lettore correntista volesse esigere la ripetizione dell’indebito relativa all’illegittimità degli addebiti di interessi in relazione a un conto corrente ancora aperto potrebbe farlo solo con riferimento agli anzidetti versamenti per i quali ha l’onere di fornire la prova che tali pagamenti siano effettivamente avvenuti; altrimenti dovrebbe prima chiudere il conto corrente con conseguente corresponsione alla banca dell’eventuale saldo. Al contrario, se non riuscisse a fornire tale prova per un conto corrente ancora aperto non potrebbe chiedere la ripetizione dell’indebito ma solo la rettifica del relativo saldo.

Articolo tratto da una consulenza dell’avv. Alessandro Marescotti

note

[1] Cass., Sez. Un., sent. n. dello 04.11.21095.

[2] Corte Cost. sent.  425 del 17.10.2000.

[3] Art. 25, co. 3, d.lgs. 342 dello 04.08.1999.

[4] In quanto stipulate in violazione dell’art. 1283 cod. civ.

[5] Cass. sent. n. 9127 dello 06.05.2015.


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