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Cane aggredisce altro cane: risarcimento

15 ottobre 2017


Cane aggredisce altro cane: risarcimento

> Diritto e Fisco Pubblicato il 15 ottobre 2017



Un cane sbrana il cane del vicino: la Cassazione riconoscere il danno da lutto e le cure psicologiche.

Abbiamo già spiegato, in un precedente articolo, come funzionano le regole del risarcimento nel caso di rissa tra cani: se i due animali, dopo aver ringhiato l’uno contro l’altro, finiscono a mordersi, la responsabilità non è di chi inizia la lite ma di chi sfugge al guinzaglio del padrone (leggi sul punto Cane morde altro cane). Ora occupiamoci del versante economico: a quale somma ha diritto il padrone del cane ferito o, addirittura, morto a seguito dell’aggressione dell’altro cane? Un animale domestico ha un valore che supera quello commerciale di acquisto. Se così fosse dovremmo riconoscere che il proprietario di un bastardino non avrebbe diritto ad alcun indennizzo. È chiaro allora che bisogna risarcire altre voci oltre a quella del prezzo pagato al negozio. A spiegare quale risarcimento spetta se un cane aggredisce un altro cane è il tribunale di Arezzo con una recente sentenza [1].

La prima cosa da sapere è che i cosiddetti «danni bagatellari», quelli cioè di poco conto, sono stati l’oggetto di un’apposita pronuncia della Cassazione [2]. Alla Corte è stato chiesto se, ad esempio, il danno provocato da un blackout che impedisce di vedere la partita di coppa europea, quello della rottura del tacco della scarpa da sposa o per il taglio di capelli sbagliato può essere oggetto di risarcimento del danno. La risposta è stata negativa. Non si può andare in tribunale per ottenere un risarcimento a fronte di lesioni minime, almeno sul fronte del danno morale, quello cioè non dimostrabile in modo certo da un punto di vista economico. Tuttavia, la sentenza in commento fa un’eccezione proprio nel caso di danno da perdita dell’animale di compagnia: le recenti modifiche al codice penale hanno introdotto delitti contro il sentimento degli animali e la del 1991 promuove la tutela degli animali d’affezione. Alla luce di ciò, il rapporto tra il padrone e il proprio cane si può considerare come una di quelle attività che, ai sensi dell’articolo 2 della Costituzione, realizzano la persona («La Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, sia come singolo, sia nelle formazioni sociali ove si svolge la sua personalità). Ne consegue che lo stress e la sofferenza per la morte di un animale di compagnia deve essere risarcito sia da un punto di vista del danno patrimoniale che non patrimoniale. Come? Ecco cosa copre il risarcimento nel caso di aggressione di un cane:

  • danno patrimoniale: l’eventuale prezzo per l’acquisto del cane, le spese del veterinario per le cure e quelle per le medicine; le spese mediche per eventuali consulenze psicologiche del padrone che, perdendo il proprio fedele compagno, si è trovato d’un tratto solo;
  • danno non patrimoniale: lo stress psicologico, il trauma e la sofferenza interiore sofferta dal padrone per la perdita del proprio cane. Il danno non patrimoniale, secondo la sentenza in commento, rientra a pieno titolo nella lesione dei diritti fondamentali risarcibili anche in base all’orientamento della Cassazione.

note

[1] Trib. Arezzo, sent. n. 940/17.

[2] Cass. sent. n. 26972/08.

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